Le elezioni in Israele del 27 ottobre: candidati, sistema elettorale e scenari politici
Si tengono oggi, martedì 27 ottobre, le elezioni politiche nello Stato di Israele. I cittadini israeliani sono chiamati a rinnovare la Knesset, il Parlamento composto da 120 seggi, dal cui esito dipenderà la formazione del prossimo governo. Si tratta delle prime elezioni politiche successive all’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 e alla conseguente guerra, a Gaza e successivamente anche contro l’Iran.
Benjamin Netanyahu, leader del Likud (il principale partito di Destra del paese), è il primo ministro più longevo nella storia del Paese. Ha ricoperto la carica per circa diciannove anni, distribuiti in tre periodi distinti: dal 1996 al 1999, dal 2009 al 2021 e dal dicembre 2022 a oggi. Anche in questa tornata elettorale si candida per ottenere un nuovo mandato. È attualmente imputato davanti al Tribunale distrettuale di Gerusalemme per corruzione, frode e violazione del dovere d'ufficio. Inoltre, La Corte Penale Internazionale dell'Aia ha emesso nei suoi confronti un mandato d'arresto per presunti crimini di guerra e contro l'umanità a Gaza. Tra le accuse figurano l’uso della fame come metodo di guerra, l’omicidio, la persecuzione e altri atti inumani.
A sfidarlo è un’opposizione guidata dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, il cui partito risulta in testa in diversi sondaggi. I due blocchi politici, tuttavia, mantengono un sostanziale equilibrio. Il voto si configura pertanto come un referendum sulla gestione della sicurezza nazionale dopo il 7 ottobre e sul futuro politico di Netanyahu. La consultazione è seguita con più fiato sospeso anche dalla comunità internazionale.

Quando e perché si vota
Martedì 27 ottobre gli elettori israeliani votano per eleggere la ventiseiesima Knesset, il parlamento monocamerale d'Israele. Al contrario di quanto scritto da alcune testate non si tratta di elezioni anticipate: la legislatura eletta nel novembre 2022 è giunta alla naturale scadenza del mandato quadriennale, circostanza che, a dire il vero, non si verificava dal 1988.
Il 17 luglio 2026 la Knesset ha approvato all’unanimità il proprio scioglimento, con il voto favorevole dello stesso Netanyahu, stabilendo la data delle elezioni.
La Legge fondamentale sulla Knesset stabilisce una durata quadriennale della legislatura e prevede, di norma, che le elezioni si svolgano il terzo martedì del mese ebraico di Cheshvan, che quest’anno cade alla fine di ottobre. Il giorno delle elezioni è considerato festa nazionale, mentre i trasporti e i servizi pubblici continuano a funzionare regolarmente.
Hanno diritto di voto tutti i cittadini israeliani che abbiano compiuto diciotto anni. Secondo i dati della Commissione elettorale centrale, gli aventi diritto sono circa 7,3 milioni. Si tratta della sesta consultazione elettorale in Israele dal 2019, dopo una lunga fase caratterizzata da governi caduti prima della scadenza naturale del mandato.
I candidati e i principali schieramenti
In Israele gli elettori non scelgono direttamente il primo ministro, ma votano una lista di partito. Sulla scheda elettorale figurano decine di liste, mentre il confronto politico principale si articola intorno a due blocchi: quello che sostiene Netanyahu e quello dell’opposizione, che individua in Gadi Eisenkot il candidato più probabile alla guida del governo. Secondo i sondaggi più recenti, nessuno dei due schieramenti sembra in grado di raggiungere autonomamente la maggioranza parlamentare.

Il blocco di governo
- Likud, il partito di destra guidato da Benjamin Netanyahu, primo ministro uscente. Nel 2025 è rientrato nel Likud anche il partito Nuova Speranza di Gideon Sa’ar.
- Shas, guidato da Aryeh Deri, e Giudaismo unito della Torah: i due partiti ultraortodossi.
- Sionismo religioso, guidato da Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze uscente, e Otzma Yehudit (Potere ebraico), guidato da Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale uscente. Entrambe le formazioni rappresentano l’area dell’estrema destra nazionalista e religiosa.
- Am Yisrael, la lista dell’ex generale Ofer Winter, nuova formazione vicina alla soglia di sbarramento.
L’opposizione
- Yashar, la lista dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, che nei sondaggi risulta alla pari con il Likud o in vantaggio su di esso.
- Insieme (Beyachad), la lista unitaria costituita ad aprile 2026 da Naftali Bennett, ex primo ministro, e Yair Lapid, leader dell’opposizione uscente. La formazione è guidata da Bennett.
- Yisrael Beiteinu, il partito di Avigdor Lieberman, espressione della destra laica.
- I Democratici, guidati da Yair Golan, formazione di sinistra nata dall’unione tra il Partito laburista e Meretz.
Le altre liste
- Lista Unita, guidata da Yousef Jabareen, e Ra’am, guidata da Mansour Abbas: i due partiti arabi non appartengono a nessuno dei due blocchi principali, ma potrebbero assumere un ruolo decisivo nella formazione della maggioranza.
- Riservisti-Partito economico, la formazione di Yoaz Hendel, anch’essa vicina alla soglia di sbarramento.
- Blu e Bianco, il partito di Benny Gantz. Il 19 ottobre 2026 Gantz si è ritirato dalla competizione a causa dei sondaggi, che collocavano la sua formazione al di sotto della soglia di sbarramento. Il partito rimane comunque presente sulla scheda elettorale, ma i voti che otterrà non contribuiranno all’assegnazione dei seggi.
Gli orari e le modalità di voto
La maggior parte dei seggi elettorali rimane aperta dalle 7 alle 22, ora locale, corrispondenti alle 6 e alle 21 in Italia. Nei piccoli centri, negli ospedali e nelle carceri, le operazioni di voto si svolgono invece dalle 8 alle 20. Gli elettori che si trovano già in fila al momento della chiusura dei seggi possono comunque esercitare il proprio diritto di voto.
La votazione avviene su scheda cartacea. All’interno della cabina elettorale, ciascun elettore sceglie la scheda corrispondente al partito prescelto, identificata dalle lettere ebraiche associate alla lista, e la inserisce in una busta. I militari hanno votato nei seggi militari nei giorni precedenti alla data ufficiale delle elezioni.
In Israele non è previsto il voto per corrispondenza per i cittadini che risiedono all’estero. Possono votare fuori dal territorio nazionale soltanto alcune categorie: il personale delle ambasciate e dei consolati, insieme ai rispettivi familiari, i militari in servizio all’estero e i rappresentanti delle istituzioni nazionali. Per queste categorie, le urne presso le sedi diplomatiche hanno aperto il 20 ottobre.
Il sistema elettorale israeliano
Il sistema elettorale israeliano è tra i più proporzionali al mondo. Le sue caratteristiche fondamentali possono essere ricondotte a quattro elementi.
1. Un’unica circoscrizione nazionale. L’intero territorio israeliano costituisce un solo collegio elettorale. Non esistono, quindi, collegi locali distinti.
2. Liste bloccate. Gli elettori esprimono la propria preferenza per un partito, non per un singolo candidato. I seggi vengono assegnati ai candidati secondo l’ordine stabilito dalla formazione politica, spesso attraverso lo svolgimento di primarie.
3. Una soglia di sbarramento del 3,25%. Per ottenere una rappresentanza parlamentare, una lista deve conseguire almeno il 3,25% dei voti validi, una percentuale corrispondente a circa quattro seggi. I voti delle formazioni che non raggiungono tale soglia non concorrono all’assegnazione dei seggi. La soglia attuale è in vigore dal 2014; in precedenza era più bassa.
4. Un’assegnazione proporzionale dei seggi. I 120 seggi della Knesset vengono ripartiti in proporzione ai voti ottenuti dalle liste che hanno superato la soglia di sbarramento. L’assegnazione dei seggi residui avviene mediante un metodo che favorisce leggermente le formazioni più grandi. Due liste possono inoltre sottoscrivere un accordo per sommare i rispettivi voti residui: qualora la somma consenta di ottenere un seggio aggiuntivo, questo viene attribuito alla lista con il resto maggiore.
Una conseguenza diretta di questo sistema è che nessun partito ha mai conquistato da solo la maggioranza assoluta dei seggi. Tutti i governi israeliani sono stati, pertanto, governi di coalizione.
Come si forma il governo
Per governare non è sufficiente essere il partito più votato: occorre costruire una maggioranza parlamentare composta da almeno 61 deputati su 120. Il percorso istituzionale previsto per la formazione del governo si articola in diverse fasi.
- Le consultazioni presidenziali. Dopo la proclamazione dei risultati ufficiali, il presidente della Repubblica, Isaac Herzog, consulta i leader di tutti i partiti che hanno ottenuto una rappresentanza parlamentare.
- Il conferimento dell’incarico. Il presidente affida il compito di formare il governo al deputato che ritiene abbia le maggiori possibilità di riuscirvi. In genere l’incarico viene assegnato al leader del partito arrivato primo, ma non si tratta di una regola automatica: è determinante anche il numero di deputati che dichiarano di sostenerlo.
- Le trattative per la coalizione. L’incaricato dispone di 28 giorni per formare una coalizione di governo, con la possibilità di ottenere una proroga di ulteriori 14 giorni.
- Il voto di fiducia o il ritorno alle urne. Il governo entra in carica quando ottiene la fiducia della Knesset. Se nessun incaricato riesce a formare una maggioranza, il Paese torna alle elezioni.
L’esito della giornata elettorale rappresenta, quindi, soltanto una parte del processo che conduce alla formazione del governo. Le trattative possono protrarsi per settimane e rendere determinante il ruolo delle formazioni minori. I partiti vicini alla soglia di sbarramento, compresi quelli arabi e le nuove liste di destra, possono influire in modo decisivo sulla composizione della maggioranza e, di conseguenza, sull’identità del prossimo governo israeliano.
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