Per guardare più lontano nell’Universo, Francis Halzen ha scelto una direzione sorprendente: non verso il cielo, ma sotto il ghiaccio. Il fisico belga-americano ha ricevuto oggi, 6 ottobre 2026, il Premio Nobel per la Fisica «per i contributi decisivi all’Osservatorio di neutrini IceCube e per la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica».
Nato a Tienen, in Belgio, nel 1944, Halzen è professore all’University of Wisconsin-Madison e Principal Investigator di IceCube, il più grande osservatorio di neutrini al mondo. La sua intuizione risale al 1988, quando propose di trasformare il ghiaccio trasparente del Polo Sud in un gigantesco rivelatore di particelle.
L’idea era tanto semplice quanto visionaria: quando un neutrino, particella quasi invisibile che attraversa la materia e persino il nostro corpo senza lasciare traccia, interagisce raramente con un nucleo atomico, produce un debolissimo lampo di luce. Migliaia di sensori immersi nel ghiaccio possono intercettarlo e ricostruire la direzione e l’energia della particella. Il Polo Sud offriva inoltre un ambiente particolarmente adatto, con ghiaccio profondo, stabile e privo di molte interferenze.
Così è nato IceCube, completato nel 2011 e immerso in circa un chilometro cubo di ghiaccio.
I neutrini cosmici ad altissima energia sono rarissimi: proprio per questo era necessario un rivelatore enorme. Le prime osservazioni hanno portato alla scoperta di neutrini provenienti da oltre il Sistema solare e hanno aperto la strada alla ricerca delle loro sorgenti. Alcuni di questi neutrini raggiungono energie enormemente superiori a quelle delle particelle accelerate al CERN.
Sono i nuovi “messaggeri cosmici”: particelle capaci di attraversare enormi distanze conservando informazioni sugli ambienti estremamente energetici in cui sono nate, dai fenomeni galattici alle regioni più violente dell’Universo. IceCube ha così aperto una nuova finestra sull’astronomia, accanto alla luce, ai raggi X e gamma e alle onde gravitazionali. E potrebbe persino permettere di individuare fenomeni cosmici ancora sconosciuti.
Il riconoscimento è anche un premio alla tenacia di un’intera comunità scientifica. Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN, ha definito quello di Halzen un contributo straordinario alla fisica dei neutrini cosmici e ha ricordato il ruolo italiano in questo campo attraverso KM3NeT, l’osservatorio sottomarino nel Mediterraneo, e gli esperimenti dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, fra cui Borexino. IceCube e KM3NeT fanno parte della nuova astronomia multimessaggera, complementare alle infrastrutture per le onde gravitazionali come Virgo e LIGO e al futuro Einstein Telescope.
Halzen ha ricevuto la notizia mentre si trovava in Italia, dopo essere stato il 4 ottobre a BergamoScienza, dove aveva raccontato proprio IceCube e la caccia ai neutrini. Alla domanda sui risultati della sua lunga ricerca, ha risposto con una frase che restituisce tutta la sua sorpresa per un’avventura iniziata quasi quarant’anni fa: «Ogni volta sono stato più sorpreso che orgoglioso».
Dopo il Nobel per la Medicina, assegnato ieri a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel per le scoperte che hanno gettato le basi dell’optogenetica, la settimana dei Nobel prosegue dunque con una nuova frontiera della conoscenza: la possibilità di ascoltare, attraverso il ghiaccio, i segnali più remoti e misteriosi dell’Universo.
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