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Cosa è cambiato, nella politica e non solo, da quando ha pubblicato il suo saggio più famoso “La Casta”, scritto con Sergio Rizzo, uscito nel 2007? La classe politica italiana è sempre così intoccabile?
In sintesi, non ci sono stati cambiamenti significativi, se non la riduzione di alcune spese eccessive, come i rimborsi per gli oggetti smarriti in Parlamento. Riguardo alle comunità montane, si è deciso di abolirle tutte per evitare scelte elettoralmente dannose, mancando così l'obiettivo di sostenere quelle realmente meritevoli. Questo ha portato a una sconfitta della filosofia di salvaguardia della montagna, che continua a essere trascurata, specialmente nelle aree meno fortunate come l'Appennino, mentre le regioni autonome come il Trentino ricevono più attenzione e più finanziamenti. Entrambi i principali schieramenti politici in Italia hanno trascurato le esigenze delle comunità montane.
Lei a Piazza Pulita ha detto: «Un grande Paese ha il diritto di essere ambizioso, però poi bisogna valutare il percorso per arrivare a quei progetti ambiziosi, che deve essere coerente e privo di sfilacciamenti. Secondo uno studio di Carlo Cottarelli, passato il Ponte sullo Stretto (che costerà la bellezza di 14,6 miliardi secondo Il Sole 24 Ore, Ndr), i treni che uniscono i capoluoghi siciliani viaggiano in media a 26 km\h». Sono queste le urgenze degli italiani e del Meridione in particolare?
No, ma poi non solo. Federico Fubini ha evidenziato che, anche se si finanziasse il Ponte sullo Stretto con fondi pubblici, i pedaggi previsti da Salvini richiederebbero circa 300 anni per ripianare i bilanci statali. È lecito dedicarsi a progetti seri e ambiziosi, anche come il ponte, ma non in questo modo. È necessario un bando europeo per garantire la concorrenza tra le migliori imprese, e non ignorare le richieste della Corte dei conti, che ha chiesto di rifare la gara d’appalto, considerando che i progetti attuali sono obsoleti e pieni di contraddizioni. La valutazione di tali progetti deve avvenire a livello internazionale, affrontando seriamente i costi ufficiali.
In questi decenni è cambiato radicalmente il modo di fare informazione: che cosa è cambiato, secondo Lei, nel mestiere del giornalista? E quale consiglio darebbe oggi a un giovane che vuole intraprendere questa professione?
Il primo consiglio in assoluto è non piegarsi mai davanti al piccolo assessore locale, perché poi ti pieghi anche davanti al Presidente del Consiglio. Bisogna mantenere sempre la propria integrità, per evitare di piegarsi a chiunque. È fondamentale costruire una carriera con fermezza sin dall'inizio. Inoltre, oggi è essenziale studiare più lingue e approfondire la propria cultura, nonostante l'intelligenza artificiale possa facilitare la traduzione. L'IA è uno strumento potente, ma va usato con cautela e non ci si deve fidare ciecamente delle sue informazioni o delle versioni ufficiali. È importante essere sempre critici e verificare sempre dati e storie. Controllare, controllare e controllare.
Come interpreta l'ascesa politica di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale? Futuro Nazionale sta crescendo rapidamente nei sondaggi, arrivando ormai intorno al 7-8%. Se questo consenso dovesse essere confermato alle prossime elezioni politiche, Vannacci potrebbe diventare determinante per la maggioranza di centrodestra. Secondo Lei, entrerà nell'area di governo o sceglierà di costruire una forza autonoma all'opposizione?
Non lo so. Sicuramente sul piano morale non mi è possibile credere a uno come Vannacci, perché ha detto tutto e il contrario di tutto; è una figura pericolosa all’interno del panorama politico. E quando si dice che ha raccolto la feccia, si dice la verità. Ha raccolto la feccia. I delusi dalla Meloni, da Salvini, ma ci sono anche ex grillini, ci sono anche ex qualunquisti che non votavano più. Ha raccolto i mal di pancia, ma con questi non si può governare un paese. I mal di pancia portano soltanto a dei guai.
Ma lei vede un paragone tra questo Vannacci e il Grillo delle origini, perché molti li paragonano?
No, perché il Grillo delle origini si vantava anzi tutto di questo. Diceva “se non ci fossi io, prenderebbero voti i Nazisti”, e purtroppo aveva ragione.
Lei ha pubblicato, insieme a Sergio Rizzo, un bel saggio intitolato “Se muore il Sud” sulla crisi del Mezzogiorno. Da dove deriva questa crisi e ci sono possibili soluzioni per provare a risollevare il meridione?
Dal 2013, ho notato che la situazione nel Sud Italia è peggiorata, con un aumento dei giovani laureati che abbandonano quelle regioni. Senza riforme significative, trovo difficile essere ottimista. Non è accettabile l'uso di dissalatori provvisori, come quello a Porto Empedocle, che diventano permanenti, senza poi risolvere i problemi idrici. Mi interrogo sull'abolizione della Cassa del Mezzogiorno e credo sia necessaria una revisione, per esempio, dell'autonomia siciliana, poiché l'attuale situazione non è più sostenibile.
Dopo una lunga carriera nel giornalismo politico, negli ultimi anni ha scelto anche il teatro come forma di racconto. Che cosa può raccontare il teatro che il giornalismo e la cronaca non riescono più a raccontare?
Ho iniziato a fare teatro nel 2002, accumulando 24 anni di esperienza e centinaia di serate. Anche se ora facciamo meno spettacoli a causa dell'età, continuo a presentare conferenze teatrali con musica e immagini. Attualmente, sto raccontando la storia di Cristiano Lobbia, il primo italiano a denunciare un grande scandalo di corruzione nel 1869, e la tragedia degli italiani morti nelle miniere nel mondo. A differenza del giornalismo, queste conferenze permettono di toccare il cuore del pubblico mostrando volti e storie personali, come quella di un padre che porta i suoi figli in miniera e muore, o di Caterina, vedova della tragedia di Monongah che onora la memoria del marito. Il teatro offre un modo potente per trasmettere emozioni e comprensione delle tragedie, superando i freddi numeri.
Per concludere con una domanda di rito: quali sono i tre libri che hanno maggiormente segnato la Sua vita e il Suo modo di guardare il mondo?
Sono talmente tanti, sicuramente sul piano letterario Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. E poi sul fronte delle inchieste giornalistiche sicuramente quel libro straordinario del Corriere della Sera che raccoglie i reportage di Montanelli, Piazzesi, Russo: Italia sotto inchiesta. L’ultimo è quel libro di William Sheridan Allen che si intitola Come si diventa nazisti. Storia di una piccola città (1930-1935), che racconta la storia di un piccolo paese della Germania, dapprima socialista e che poi a mano a mano si sposta e diventa fedele a Hitler.
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