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16 settembre 2008, piena crisi finanziaria, il giorno precedente è fallita la Lehman Brothers, la quarta banca d’investimento più grande del mondo, il Governo decide di intervenire, stavolta sì, con soldi pubblici, per salvare l’AIG, una delle più grandi compagnie assicurative del mondo, considerata troppo interconnessa con il resto dell’economia per essere lasciata fallire. Da allora diviene mondiale, universalmente riconosciuta, una frase simbolo, per indicare tutte quelle istituzioni che sono, ormai, troppo radicate nella società per poter fallire: too big to fail. Tramite un volo pindarico torniamo nel 2026 ma restiamo negli Stati Uniti, nel New Mexico per essere precisi, il quale, proprio quest’anno, ha vinto una causa contro Meta, una delle più grandi aziende tecnologiche al mondo, condannandola ad una sanzione civile da 942 milioni di dollari con annesse misure strutturali. È il motivo della sanzione, però, a far discutere. Meta è stata condannata principalmente per non aver adottato misure sufficienti per impedire l’adescamento sessuale e altre forme di sfruttamento dei minori e per aver progettato alcune funzionalità delle piattaforme in modo da favorire un utilizzo compulsivo da parte degli adolescenti. Nel 2025 Meta ha registrato circa 201 miliardi di dollari di fatturato e 60,5 miliardi di utile netto, perciò, una sanzione di 942 milioni di dollari, non può che essere una cifra irrisoria, una goccia nell’oceano. Per questo l’espressione too big to fail, ultimamente, è tornata in voga per criticare Meta, considerata troppo grande per rispettare le regole, troppo importante per poter essere effettivamente danneggiata. A volte, però, siamo troppo legati alle nostre convinzioni, proprio come le banche all’economia, e siamo troppo tempestivi nell’esprimere sentenze riguardanti ciò che non conosciamo. Prendersela con un’azienda con fatturati multimiliardari è troppo facile, è troppo facile limitarsi a constatare che Meta abbia delle contraddizioni, anche se è così, e criticare ogni provvedimento nei suoi confronti quasi per indicare un costante servilismo verso le Big Tech. La causa vinta dal New Mexico è importante e le misure strutturali verranno adottate perché legate da un ordine vincolante del giudice. Il punto centrale della causa non è l’entità della multa bensì il fatto che un tribunale abbia contribuito a diffondere la consapevolezza che una società di tali dimensioni non sia semplicemente una fornitrice di servizi digitali ma un pilastro portante della nostra società e che, di conseguenza, sia stata costretta ad adeguarsi ad essa tramite importanti riforme legate alle loro piattaforme.
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