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Netanyahu sapeva? Aveva ricevuto avvertimenti? L'attacco poteva essere evitato? E quanto sapevano, prima del 7 ottobre, i vertici politici e militari israeliani?
Sono domande legittime. Anzi, sono domande necessarie. Infatti, martedì 8 settembre il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato un’inchiesta secondo cui Netanyahu viene accusato di aver ignorato un avvertimento riguardante la tragedia del 7 ottobre. Il dibattito politico israeliano si infiamma intorno a queste rivelazioni, che tuttavia rischiano di trascurare il genocidio del popolo gazzawi. Indipendentemente dalla veridicità dell’inchiesta, seguendo queste rivelazioni, si va a spostare l’attenzione dalle responsabilità delle azioni dell’IDF e dei coloni condotte a Gaza dopo il 7 ottobre giustificando così la distruzione sistematica della striscia, soprattutto alla luce delle prossime elezioni israeliane, in cui sicuramente la propaganda sionista non mancherà.
Qualunque sia la risposta a queste domande, non cambia ciò che è accaduto dopo. Non cambia lo sterminio perpetuato a Gaza. Non cambia la morte di civili. Non cambia la fame imposta a una popolazione. Non cambia la distruzione sistematica di ospedali, scuole, abitazioni e infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza e soprattutto non cambia il verdetto delle Nazioni Unite che ha decretato e condannato le autorità e le forze di sicurezza israeliane come colpevoli del genocidio contro i palestinesi di Gaza.
Bisogna rifiutare la propaganda che sostiene che Israele, dopo l’attacco da parte di Hamas ha avuto e ha tutt’ora il diritto di fare ciò che sta facendo, perché un conto è chiedersi se l'attacco di Hamas fosse prevedibile, se Netanyahu fosse stato avvertito, se l'intelligence avesse fallito o se qualcuno abbia deliberatamente ignorato informazioni cruciali. Un altro conto è utilizzare quelle risposte per stabilire che cosa sia lecito fare a una popolazione civile. Ipotizzando che l’inchiesta sia veritiera, sorge legittimo chiedersi come sia stato possibile che uno degli apparati di sicurezza più sofisticati del mondo non abbia impedito un attacco di quelle dimensioni? Netanyahu cosa sapeva e perché non ha agito? Cercando una risposta a queste due domande si va implicitamente a vedere il 7 ottobre come una data in cui prima c’è il terrorismo, e dopo la reazione spropositata di Israele; ma nessuno di questo scenari modifica il destino dei palestinesi.
Da quel giorno sono trascorsi quasi tre anni. Tre anni nei quali i media continuano spesso a tornare ossessivamente alla stessa domanda: che cosa sapeva Israele prima? È una domanda importante. Ma ce n'è un'altra che lo è ancora di più: che cosa ha fatto Israele dopo?
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