Nel 1845 Marx, poco prima di divenire celebre per le sue opere più conosciute, scrive un libro, insieme ad Engels, chiamato “l’ideologia tedesca”, nel quale definisce l’ideologia come una forma di falsa coscienza o rappresentazione capovolta della realtà, utilizzata dalle classi dominanti per giustificare e perpetuare il proprio potere economico e sociale. Da allora sono passati 180 anni e la società è diventata più complessa, le grandi ideologie di massa hanno apparentemente perso il loro potere persuasivo, perciò, coloro che volevano continuare a perpetuare il loro potere, dovevano impedire che le persone potessero effettivamente capovolgere il sistema tramite strumenti che finora non erano stati attuati poiché resi inefficaci dalla falsa coscienza. È stato allora, in un momento non ben specificato della storia, che costoro, che fosse per incapacità o per lungimiranza, presero la decisione più saggia possibile: non fare assolutamente nulla.
Si resero conto, o forse no, che le ideologie non scompaiono ma si trasformano, e che ciò che prima era lotta di classe ora era individualismo, capirono, o forse no, che non era necessario sabotare i tentativi di cambiare le cose poiché ci avrebbero pensato gli attuatori stessi a causa della presunzione loro o di terzi.
È stato proprio la presunzione a sabotare, per fortuna non del tutto, le proteste giustissime, sacrosante, per i problemi economico-sociali che attanagliano questo paese poiché ha inserito, di fianco agli strumenti democratici della protesta pacifica, gli strumenti anti-democratici della condotta violenta, i quali sono tali poiché impediscono il corso della democrazia, la trasmissione delle istanze dal basso verso le istituzioni, fornendo alla stampa, vicino al governo e non, delle occasioni per demonizzare le proteste e fare di tutta l’erba un fascio.

Definire il rompere le vetrine “giusta violenza” è ingeneroso, oltre che dal punto di vista morale ed etico, anche dal punto di vista storico, poiché non tiene conto, appunto, del contesto storico. Un conto è utilizzare la violenza per mettere pressione in situazioni quali dittatura, privazioni di libertà fondamentali, oppressione razziale, un conto è attuarla contro un governo incapace di occuparsi dello stato sociale ma pur sempre democratico e liberale. In questo caso la violenza fa il gioco di coloro che la violenza si propone di combattere, e anche se questo portasse a dei risultati il costo in termini di sicurezza e civiltà sarebbe estremamente maggiore rispetto ai minimi benefici tratti.
C’è poi la categoria dei terzi, coloro che magari non partecipano ai cortei o alla violenza ma che comunque si arrogano il diritto di sollecitarla esprimendo la loro vicinanza a coloro che effettivamente la attuano nonostante, di fatto, non siano per niente vicini, da nessun punto di vista sociologico, a questi ultimi. Molti influencer, pseudo-intellettuali di sinistra, rapper provenienti dalla scena urban hanno utilizzato i manifestanti come pedine per ottenere approvazione, un momento di notorietà e qualche commento positivo.
Hanno finto di interessarsi a una causa della quale probabilmente nemmeno conoscono le dinamiche esprimendosi, inoltre, a favore del modo sbagliato per perorarla. Marx diceva che la coscienza di classe si sviluppava passando da classe in sé, la condizione puramente oggettiva nella quale un insieme di persone condivide la stessa situazione economica e sociale, alla classe per sé, la condizione soggettiva e politica che si realizza quando i lavoratori superano l’isolamento individuale riconoscendo l’identità dei propri interessi. Il culto dell’individuo dilagante del ventunesimo secolo è nemico della lotta sociale poiché antepone all’interesse collettivo quello individuale dando priorità allo sfogo personale o alla ricerca spasmodica dell’approvazione altrui tramite dichiarazioni superficiali e, a tratti, pericolose. L’ideologia capitalistica che schiavizzava i proletari dell’800 ha cambiato subdolamente forma e ne ha assunta una forse più umana, la forma dell’arroganza, della presunzione, le quali producono la violenza che, questa volta, in modo ancora più crudele, schiavizza il pensiero, producendo, appunto, falsa coscienza.
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