(fotografia in copertina REUTERS/David Ryder)
Nelle scorse ore è avvenuta l’ennesima strage in una scuola elementare statunitense. Un ragazzo di sedici anni ha fatto irruzione nella Silver Rail Elementary School della città di Bend, in Oregon, e ha sparato uccidendo tre bambini e un insegnante, prima di essere a sua volta colpito da un passante, intervenuto sul posto, prima dell’arrivo della polizia. Quest’ultimo avrebbe seguito l’aggressore all’interno della scuola sparandogli, evitando così ulteriori vittime, ma non è ancora chiaro se avesse o meno il diritto di portare un’arma con sé nei pressi della scuola. La polizia non ha ancora rivelato il tipo di arma usata dall’aggressore né il suo movente, ed è tuttora incerto se conoscesse qualcuno all’interno della scuola.
La dinamica di quanto avvenuto ancora non è chiara e le indagini, su cui sta collaborando anche l’FBI, sono solo all’inizio. L’allarme è scattato all’ora di pranzo nella giornata di ieri: alle 12.59 è arrivata la prima chiamata al 911 per denunciare una persona che sparava in un parcheggio. Al loro arrivo alle 13.02, gli agenti hanno ritrovato morti tre bambini di 5, 8 e 11 anni e un insegnante. Un altro bambino di 7 anni e un docente di 54 anni sono stati feriti e si trovano ora in ospedale.
La tragedia di Bend è la ventunesima sparatoria di massa avvenuta negli Stati Uniti nel 2026 ed è destinata a riaccendere il dibattito sulle armi in piena campagna per le elezioni di midterm.
In America, il possesso di armi è tutelato dal Secondo Emendamento della Costituzione in cui è interpretato come diritto individuale per la legittima difesa anche all’esterno della propria abitazione. Sebbene ogni Stato abbia approvato normative specifiche che regolamentino il possesso di armi e il loro utilizzo personale, i dati registrati dal The Violence Project e dai database dell’FBI rivelano una situazione preoccupante: circa l’89% degli aggressori nelle scuole primarie e secondarie ha meno di 22 anni, con un picco in età liceale, dunque tra i 15 e i 18 anni.
A fronte di tragici eventi come quello avvenuto a Bend emerge un paradosso di fondo: di fronte alla violenza dilagante e alla facilità con cui un sedicenne può procurarsi un’arma, probabilmente detenuta legalmente dai genitori, la risposta di una parte della politica statale americana continua a non porre ulteriori restrizioni. Le ricerche epidemiologiche condotte da The American School Shooting Study dimostrano che circa il 68-85% degli aggressori minorenni commette il reato utilizzando armi prelevate da casa propria, da parenti o amici. Questo perché, stando alle ricerche accademiche di JAMA Network Open, circa 6.7 milioni di bambini e ragazzi americani vivono in case con armi incustodite e cariche. Nel momento in cui l’accessibilità delle armi da fuoco diventa pervasiva e accessibile, il confine tra legittima difesa e tragedia si assottiglia sempre di più. Infatti, gli studi statistici e criminologici svolti in America evidenziano che una maggiore diffusione e facilità d’accesso alle armi sono correlati a tassi più elevati di violenza. Questa situazione aumenta esponenzialmente la probabilità che conflitti, fragilità psicologiche, traumi pregressi o condotte impulsive di giovani adolescenti sfocino in veri e propri massacri. È davvero questa la direzione verso cui vogliamo indirizzare la società?
Il dibattito delle armi e della legittima difesa chiama in causa direttamente anche l’Italia. A luglio 2026, all’indomani della condanna definitiva di Mario Roggero, sono state avanzate diverse proposte dagli esponenti della Lega, le quali spingono sempre di più verso una liberalizzazione delle norme italiane sulla detenzione del porto d’armi e una reinterpretazione estensiva della legittima difesa. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di garantire “più sicurezza” ai cittadini, ma l’esperienza americana mostra esattamente il contrario: moltiplicare e rendere più accessibili i permessi di possesso d’armi da fuoco non riduce la criminalità, ma aumenta un circolo vizioso di violenza che richiama e ne produce altra.
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