La sera del primo ottobre, per la tredicesima edizione di Insolito Festival, la redazione di Punto e Virgola è stata invitata all’anteprima nazionale di Fracasso, spettacolo portato in scena al Manzini Off di Parma.
A partire dalla storia di Federico Aldrovandi, diciottenne ucciso a Ferrara nel 2005 da quattro agenti di polizia, la pièce teatrale intende portare alla luce le contraddizioni che caratterizzano il ruolo professionale delle forze dell’ordine. Uno spettacolo ideato, scritto e interpretato da Sofia Longhini e Vassilij Gianmaria Mangheras (accompagnati dalla direzione tecnica di Francesco Panico Manzoni) che, nei panni di loro stessi, hanno dato prova di una forte intesa scenica e naturalezza interpretativa.
La scena si apre vuota: sul palco, spoglio, sfreccia veloce una macchinina telecomandata della polizia e le prime battute giungono da fuori scena. Le voci di due agenti dichiarano la loro funzione protettiva: “se succede qualcosa, solo se succede qualcosa, interveniamo”. Da questo incipit prende il via una narrazione che gioca costantemente sui piani temporali, alternando frammenti di esperienze dei personaggi a fatti di cronaca. Sofia e Gianmaria entrano in scena, illuminati da due coni di luce, come se fossero sottoposti a un interrogatorio in questura, per via di qualche ragazzata commessa. Fin dalle prime battute emerge una sagace ironia, che caratterizza l’intera dinamica della coppia e alleggerisce il ritmo dello spettacolo, ma rende ancora più visibile lo stacco con la drammaticità della storia di Federico Aldrovandi. Infatti, il cuore di questa pièce teatrale risiede nella data del 24 settembre 2005, la notte in cui la vita di Federico si spezza sotto 54 colpi di manganello. I due attori raccontano questo fatto di cronaca nera dialogando costantemente con uno schermo, su cui compaiono scritte e messaggi, i quali integrano nello spettacolo le registrazioni audio reali di poliziotti. Frasi che sottolineano la pressione psicologica che alcuni agenti percepiscono durante il turno; che spiegano come ci si debba comportare e come la forza debba essere sempre dosata. Si legge una dichiarazione: “il manganello non lo puoi usare, solo nelle situazioni estreme”. La successiva spiegazione di come un manganello possa spezzarsi su un osso se usato con troppa forza, sferza l’aria della sala restituendo la freddezza della violenza usata contro Federico.
La scelta di regia di spegnere le luci di scena in corrispondenza dell’ascolto dei contenuti audio è un’espediente molto efficace. Il netto stacco visivo e le voci registrate creano un profondo impatto negli spettatori e rendono la stasi dei personaggi funzionale alla tragicità del caso Aldrovandi. Inoltre, la semplicità della sceneggiatura permette al pubblico di concentrare l’attenzione sull’ascolto e la lettura delle testimonianze.
Il fulcro della narrazione si sposta poi al 12 febbraio 2024, quando Sofia e Gianmaria raccontano il loro viaggio a Ferrara, per visitare il memoriale di Federico, rappresentato sulla scena con un semplice spartito e qualche fiore di plastica. A questo punto, i protagonisti cercano di far emergere l’urgenza del ricordo, la necessità di generare scalpore contro l’indifferenza generale di chi passa accanto al memoriale senza curarsene o addirittura di coloro che non sanno chi sia Federico Aldrovandi. Qui, lo spettacolo si trasforma in una metanarrazione in cui la finzione teatrale interroga sé stessa. I due attori cercano di dare spazio a un adeguato ricordo di Federico sul palco, ma si scontrano con le proprie differenti sensibilità, sul modo d’incanalare la propria rabbia e delusione, e sul peso della responsabilità adulta.
Tuttavia, è in questo segmento dedicato al memoriale che il dibattito fra attori rischia di far perdere, per un momento, il focus sul ruolo della polizia, spostando l’attenzione sulle dinamiche metateatrali dei protagonisti piuttosto che sul nucleo civile dell’indagine. Nonostante questo minimo cambio di rotta, lo spettacolo non perde la propria spinta e si avvia a un’efficace conclusione drammatica in cui i personaggi cercano di restituire a Federico Aldrovandi la dignità della propria eterna giovinezza.
Un grande fracasso scuote dunque il pubblico del Manzini Off, che con un lungo applauso accoglie lo spazio del ricordo che questa pièce ha voluto dare alla storia di Federico e alle contraddizioni che ruotano attorno al ruolo degli agenti di polizia.
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