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Cara lettrice o caro lettore, vi devo confessare umilmente una verità: talvolta smarrisco la percezione stessa di esistere e, con essa, la consapevolezza di chi sono. Mi accorgo allora di quanto la mia esistenza sia strettamente legata al mio modo di pensare, alle modalità attraverso cui il pensiero conosce, interpreta e affronta il mondo. È come se io stesso fossi, almeno in parte, inseparabile dagli atti del mio pensiero. Alcuni dei maggiori filosofi della storia si sono interrogati proprio sugli «atti del pensiero», quelli che consentono l’esistenza delle condizioni di possibilità che ciascuno di noi possiede per conoscere il mondo al di fuori della propria mente. E, intersecandosi con la morale e con l’etica, che si vogliano considerare le loro leggi come convenzioni oppure come principi innati, essi permettono di distinguere e definire ciò che è bello, giusto e vero, insieme ai loro opposti. Vorrei soffermarmi proprio sulla verità, prendendo come punto di origine il paradigma instaurato da Cartesio con il suo «cogito ergo sum» («penso dunque sono»). Quando tutto viene sottoposto al dubbio, persino la realtà, resta soltanto una certezza: l’atto stesso del pensare. L’esercizio del pensiero umano diviene così il primo e indubitabile fondamento della certezza, spostando il punto di partenza del sapere da Dio e dal cosmo al soggetto pensante. L’uomo si scopre res cogitans, sostanza pensante, e con essa nasce l’individuo moderno. Ma come è possibile saldare stabilmente l’intero meccanismo del pensiero in un contesto universale, nel quale i suoi confini vengono continuamente portati allo stremo e il pensiero stesso viene deviato attraverso condizionamenti, condizioni disparitarie, senso di impotenza, angoscia, vulnerabilità mentale e frustrazione esistenziale? Noi, nuove generazioni, non ci sentiamo abbastanza utili o abbastanza forti soltanto perché veniamo ritenuti fragili, soltanto perché non violenti, di fronte a tutto ciò che stiamo vedendo accadere davanti ai nostri sguardi: guerre, impero dell’IA e un’instabilità che sembra osservare il sole tramontare sulla dignità e sul rispetto dell’umanità. Il nostro pensiero è ormai inevitabilmente contaminato da ciò che siamo costretti a subire, da ciò che vorrebbe mettere a tacere le nostre voci. E quindi, seguendo le tracce di Cartesio, anche la nostra identità rischia di essere deviata, frantumata, persa e sola, rispetto a ciò che il nostro pensiero riconosce come autenticamente suo, tra le urla di chi è più violento, più corrotto e indirizzato verso ciò che tutti noi riconosciamo come sbagliato, malvagio, immorale.
Ma non ci sto. Al diavolo Cartesio! Io so chi sono, chi voglio essere e chi diventerò, al di là della contraffazione del pensiero umano. Occorre nuovamente imparare a saper pensare. E noi tutti, con apertura, integrità, privi di pregiudizi e preconcetti nei confronti dell’altro, sapremo come giungervi e come muoverci, anche senza vederci. Io dichiaro di essere, di esistere, al di là di ogni percezione, di ogni giudizio, di ogni pensiero. Cesserò per un po' di pensare, per sviluppare un modello di pensiero alternativo che possa affrontare tale pensiero corrotto nelle sue radici più profonde.
Smetto di pensare, ma non di esistere, parola mia, non di Cartesio.
© Punto e Virgola
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