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San Secondo Parmense, 11 luglio 2026 – Alle 21.30 il cortile della Rocca dei Rossi è già pieno. Il caldo dell'estate non ha ancora lasciato spazio alla brezza della sera e il pubblico continua ad arrivare, prendendo posto mentre sul palco si preparano gli ultimi dettagli. Le luci illuminano le mura della fortezza e, per qualche ora, uno dei luoghi simbolo di San Secondo Parmense diventa il teatro di una riflessione condivisa sul presente e sul futuro del pianeta. È qui che, nell'ambito della sesta edizione di Insostenibile – Cinema e Artivismo, prende vita "Le parole e la musica", l'incontro con Cristiano Godano e Guido Maria Grillo, moderato e curato dal giornalista Marco Pipitone.
L'evento, co-organizzato per il quarto anno consecutivo dall'associazione 24FPS insieme al Comune di San Secondo Parmense, si inserisce nel programma di un festival che, dal 25 giugno al 16 luglio, ha attraversato Parma e la sua provincia con proiezioni, incontri, spettacoli e performance dedicati al rapporto tra ambiente, cultura e responsabilità civile. Il tema scelto per questa edizione, "Comunità", attraversa ogni appuntamento della rassegna e trova proprio nella serata della Rocca una delle sue espressioni più efficaci: non un semplice concerto né una conferenza, ma uno spazio di confronto in cui musica e parole si alternano fino a diventare un unico racconto.
Dopo i saluti istituzionali della sindaca Giulia Zucchi e dei rappresentanti di 24FPS, che richiamano il significato del tema portante del festival, è Marco Pipitone, giornalista di Gazzetta di Parma e Il Fatto Quotidiano, ad accompagnare il pubblico dentro la conversazione. Le sue domande aprono il dialogo con discrezione, lasciando che siano gli artisti a costruire il ritmo della serata. I racconti si alternano ai brani eseguiti dal vivo, che non interrompono il confronto ma ne diventano la naturale prosecuzione. Tra Cristiano Godano e Guido Maria Grillo emerge la complicità di un rapporto costruito negli anni, nato quindici anni fa grazie al comune percorso artistico con Giancarlo Onorato e consolidato da una lunga amicizia fatta di collaborazioni, stima reciproca e visioni condivise.
La scelta di ospitare questo incontro proprio a San Secondo Parmense assume un significato particolare. In un territorio come quello emiliano, che negli ultimi anni ha sperimentato estati sempre più torride, siccità prolungate ed eventi meteorologici estremi, Insostenibile sceglie di affidare all'arte il compito di affrontare temi che troppo spesso rimangono confinati nei dati e nelle statistiche. Il cortile della Rocca diventa così un luogo dove il patrimonio storico incontra le urgenze del presente e dove il dialogo sostituisce ogni forma di retorica.
È Cristiano Godano, frontman dei Marlene Kuntz, a introdurre uno dei momenti centrali della serata raccontando la nascita di Karma Clima, l'undicesimo album della band, concepito nel 2022 durante tre residenze artistiche nelle vallate cuneesi ai piedi del Monviso. Nel suo racconto prende forma un progetto nato non dalla volontà di impartire lezioni o costruire un manifesto ambientalista, ma da una paura concreta: quella per il cambiamento climatico. L'ecoansia, spiega, è diventata il motore di una scrittura poetica e laica, capace di interrogarsi sul rapporto tra uomo e natura senza rinunciare alla complessità e senza cedere alle semplificazioni o alle narrazioni negazioniste. Karma Clima rappresenta così una delle pagine più consapevoli della storia dei Marlene Kuntz, un lavoro che utilizza la musica come strumento per generare domande più che offrire risposte.
La conversazione si sposta quindi sul ruolo dell'artista e del cittadino di fronte alla crisi climatica. Guido Maria Grillo insiste sull'importanza dell'informazione come primo gesto di responsabilità, sottolineando come ogni cambiamento collettivo debba necessariamente partire da una scelta individuale. Denuncia allo stesso tempo il rischio di un'industria musicale e di un pubblico sempre più distratti, travolti dalla velocità dei contenuti e da un crescente analfabetismo funzionale che rende difficile distinguere l'informazione dalla propaganda.
Godano sceglie invece un linguaggio più diretto. Punta il dito contro i proprietari delle grandi piattaforme digitali e i magnati della Silicon Valley, definiti "criminali morali", accusandoli di alimentare modelli economici incompatibili con il futuro del pianeta. Richiama il lavoro di studiosi e divulgatori come Telmo Pievani, con cui condivide lo spettacolo Canto d'acqua, e Stefano Mancuso. È proprio citando quest'ultimo che arriva uno dei passaggi più intensi della serata: l'umanità, ricorda, non dispone di sessanta o settanta anni prima di comprendere la reale portata della crisi climatica, ma di appena cinque o dieci anni, quando quello che oggi definiamo caldo anomalo sarà percepito come una condizione permanente. L'immagine della rana immersa nell'acqua che si riscalda lentamente cala il silenzio nel cortile della Rocca, trasformando una metafora in un monito.
Più che un'intervista, il confronto tra Godano e Grillo assume spesso i toni di una conversazione tra amici. I ricordi condivisi, gli scambi spontanei e le diverse sensibilità restituiscono due modi differenti di vivere l'impegno artistico: più provocatorio e frontale quello di Godano, più riflessivo quello di Grillo. Entrambi, però, convergono su un punto essenziale: oggi la musica non può limitarsi all'intrattenimento, ma può ancora diventare uno spazio di consapevolezza, confronto e partecipazione.
A raccogliere il filo del discorso è infine la musica. Guido Maria Grillo esegue "A chi tene o core", cantata in dialetto napoletano e dedicata a chi continua a resistere anche quando tutto sembra spingere nella direzione opposta. Prima di lasciare il palco richiama le parole dell'attivista Chico Mendes: «L'ambientalismo senza lotta di classe è solo giardinaggio». Una frase che racchiude il senso di una serata costruita sull'idea che la tutela dell'ambiente non possa essere separata dalle questioni sociali e dalla responsabilità collettiva.
Quando le ultime note si dissolvono e le luci della Rocca iniziano lentamente ad abbassarsi, il pubblico non si alza immediatamente. Le conversazioni riprendono piano, qualcuno commenta le parole appena ascoltate, altri continuano a discutere di clima, musica e responsabilità mentre attraversano il cortile in direzione dell'uscita. È forse questa l'immagine che meglio racconta l'incontro dell'11 luglio: una serata capace di andare oltre il formato del concerto o della conferenza, trasformando il dialogo in un'esperienza condivisa e lasciando che le domande continuino ad accompagnare il pubblico anche dopo l'ultimo applauso.
© Punto e Virgola
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