L’annuncio arrivato ad Annecy segna un momento che, per DC, è potenzialmente più importante del singolo progetto: l’idea che l’Absolute Universe non sia soltanto un esperimento fumettistico di successo -e che successo!-, ma una cornice narrativa esportabile; e quindi traducibile in linguaggi, pubblici e formati diversi.
Durante una presentazione congiunta, DC Studios e Warner Bros hanno confermato lo sviluppo di una serie animata “per adulti” basata su Absolute Batman, con Peter Safran (Co-CEO dei DC Studios) e Sam Register (Presidente di Warner Bros. Animation) tra i principali volti dell’annuncio. Variety, nel resoconto della vetrina di Annecy, colloca Absolute Batman dentro un set di progetti animati che punta a definire la prossima fase dell’animazione DC.
Quando intervistai Roberto Marrese sul futuro del DCU, mai avrei pensato che la casa produttrice avrebbe avuto questa sorta di coraggio e forza nel promuovere la trasposizione dell’universo Absolute. Per capire quanto sia importante la trasposizione dell’universo Absolute, bisogna capire quanto sia importante nel mondo fumettistico: è stata una rivoluzione per quel mondo, quindi quello che ci si aspetta ora è lo stesso impatto sul mondo dell’animazione.
Cos’è l’Absolute Universe: non un “what if”, ma un test di stress sui miti DC
Nella sua impostazione, l’Absolute Universe (lanciato nel 2024 e supervisionato da Scott Snyder) si presenta come una continuità alternativa che non si limita a cambiare dettagli, ma ricalibra la domanda di fondo: da dove viene la “nobiltà” morale dell’eroe, e quanto dipende dal contesto materiale in cui nasce?
Secondo la descrizione generale dell’imprint, l’Absolute Universe è un universo condiviso che reimmagina i personaggi DC “da zero”, modernizzandone condizioni e traiettorie. Le origini dei vari personaggi vengono mutate profondamente, cambiando anche importanti aspetti di questi eroi. Il punto non è trattare Batman, Superman o Wonder Woman come icone immutabili, ma verificare cosa resta dell’icona quando le si sottrae la comfort zone.
Nell’universo DC “classico”- che d’ora in poi chiamerò, per comodità, Prime-, l’eroe spesso nasce dentro una cornice che rende credibile l’eccezionalità: ricchezza, accesso a tecnologia, reti sociali, istituzioni, mentori, genealogie. L’Absolute Universe prova invece a spostare il baricentro verso:
- svantaggio materiale (economico e/o sociale);
- solitudine istituzionale (meno protezioni, meno “sistema”);
- corpi e spazi più violenti (città e conflitti non edulcorati);
- soluzioni artigianali (l’eroe costruisce, improvvisa, si sporca le mani);
- modifica dell’etica (i principi che muovo i personaggi e a volte anche le regole nell’ingaggio, cambiando drasticamente).
È un modo semplice per ottenere due effetti contemporaneamente:
- rinfrescare la mitologia per lettori saturi di origini note;
- produrre un immaginario più compatibile con sensibilità recenti, dove le diseguaglianze e le fratture sociali non sono semplice sfondo, ma motore drammatico.
Per capire tutto questo, Absolute Batman ne è l’esempio perfetto.
Absolute Batman: lo stravolgimento che rende il personaggio riconoscibile (proprio perché è diverso)
Absolute Batman prende questa logica e la estremizza sul personaggio più iconico e “codificato” di DC. Il risultato è un Batman che, invece di essere un aristocratico della guerra al crimine, diventa un lavoratore specializzato che costruisce la propria missione come si costruisce un ponte: con materiali, calcoli, rischio, fatica.
A livello di premessa editoriale, la serie è scritta da Scott Snyder e disegnata da Nick Dragotta e ha come protagonista un Bruce Wayne giovane e di classe operaia, che opera con equipaggiamento progettato da sé.
Nella mitologia di Batman, l’elemento più fragile non è la maschera: è la plausibilità. Ogni generazione deve ri-negoziare la sospensione dell’incredulità su:
- come faccia Batman a finanziare la sua guerra,
- come faccia a essere ovunque,
- quanto sia credibile che non venga schiacciato dalla macchina istituzionale di Gotham.
L’Absolute Universe risponde con una scelta drastica: togliere la ricchezza e rendere l’eroe più “materiale”. Questo non elimina il mito, lo sposta: dal potere economico al potere del corpo, dell’abilità tecnica, della determinazione quasi ossessiva. Bruce è un architetto che pesa più di 100 chili di puri muscoli.
Nella bozza di partenza emerge un dettaglio interessante: la serie non vuole “scimmiottare” l’animazione tradizionale di Batman, ma inseguire un’estetica più dura, più contemporanea, più adulta. È coerente con l’idea di un Batman che non domina Gotham dall’alto (torri, fondazioni, board aziendali), ma la attraversa dal basso, a contatto con la sua brutalità.
Il dato più interessante dell’annuncio: i creatori al comando
Dentro il sistema degli adattamenti, il conflitto classico è noto: il fumetto genera proprietà intellettuale, ma la produzione audiovisiva tende a riassorbire l’opera dentro logiche industriali (franchise, target, piattaforme, merchandising). Il risultato, spesso, è un “coinvolgimento” nominale degli autori, più utile come certificazione di qualità che come potere reale.
Qui, invece, la notizia interessante è l’assegnazione di ruoli sostanziali:
- Scott Snyder viene indicato come showrunner ed executive producer;
- Nick Dragotta risulta coinvolto come producer.
Questa architettura produttiva è importante per due ragioni:
- Coerenza estetica e narrativa Se Absolute nasce come progetto di (ri)costruzione di un universo, la coerenza non è un dettaglio: è la promessa. Mettere gli autori in posizione di regia riduce il rischio che l’adattamento diventi “Batman con un filtro edgy”, svuotando l’operazione del suo senso.
- Segnale industriale In un’epoca in cui gli universi narrativi competono per attenzione e fedeltà, l’industria riscopre un principio quasi semplice: il pubblico non compra solo personaggi, compra visioni. E le visioni—quando sono credibili—hanno spesso bisogno di una continuità autoriale.
Perché l’animazione (e perché “per adulti”) è una scelta strategica
Che il primo approdo audiovisivo di Absolute Batman sia l’animazione, e per di più con un taglio maturo, non è un dettaglio di genere: è una strategia. L’animazione consente:
- anatomie e regie impossibili in live action senza costi proibitivi,
- una stilizzazione coerente con il segno grafico originale,
- un controllo più netto su toni (violenza, horror, fisicità) senza “realismo fotografico” che spesso irrigidisce il racconto.
In altre parole: se l’Absolute Universe è anche un laboratorio visivo, l’animazione è il mezzo che può tradurre meglio l’eccesso in linguaggio.
© Punto e Virgola
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