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L’estate, nel cinema italiano, non è mai stata solo una questione di ferie sul calendario. È una specie di acceleratore esistenziale, il momento esatto in cui le nostre ipocrisie si sciolgono sotto il sole e gli italiani si mostrano per quello che sono veramente, nel bene e nel male. Se all’estero il grande caldo fa rima con drammi claustrofobici, da noi la "bella stagione" è il teatro ideale per una commedia umana che oscilla sempre tra l’euforia più totale e quel retrogusto nostalgico che ti stringe lo stomaco a fine agosto. Mettendo in fila questi otto film, viene fuori una radiografia pazzesca del nostro Paese: un viaggio che parte dalle prime scampagnate del dopoguerra, attraversa il silenzio spettrale delle città vuote e va a sbattere contro l'eterno scontro di classe in riva al mare.
Domenica d’agosto (1950) di Luciano Emmer
Qui c'è l’atto di nascita del cinema balneare italiano. Emmer prende la macchina da presa e segue la prima vera transumanza di massa che da Roma si riversa sul litorale di Ostia. Il film è un incastro perfetto di micro-storie: ci sono le famiglie popolari con i canovacci sulle gambe e le teglie di frittata, i ragazzi di borgata che pedalano su biciclette scassate a caccia di un flirt, e i piccoli borghesi che provano a darsi un tono anche a torso nudo. Non siamo ancora nel benessere del boom economico, ma si respira un’urgenza quasi fisica, la voglia matta di una democrazia appena nata che impara a conoscersi e a bagnarsi nello stesso mare. La spiaggia di Ostia diventa un immenso livellatore sociale dove, sotto un sole accecante, siamo tutti uguali. Emmer filma la polvere delle strade, il sudore e la felicità contagiosa di un popolo che voleva solo mettersi alle spalle le macerie della guerra e riprendersi il diritto di respirare.
Poveri ma belli (1957) di Dino Risi
Pochi anni dopo, la morsa del caldo romano si sposta sulle banchine del Tevere e sugli stabilimenti fluviali. Dino Risi inventa il "neorealismo rosa" e fa centro al botteghino fotografando il gallismo bonario di Romolo e Salvatore, due bulli di quartiere sfrontati, bellocci e perennemente in bolletta. Al centro del gioco c'è il corteggiamento spietato della bella Giovanna, fatto di battute fulminee, sguardi di sghimbescio e vasche sul lungotevere. Risi ha una mano sensibilissima nel raccontare una povertà che non fa paura, perché protetta dalla solidarietà del rione e da quella spensieratezza che ti regalano solo i vent'anni. L'estate qui è un'età dell'oro, una bolla magica prima che arrivino i doveri della vita adulta. Eppure, dietro le risate e i ritmi della commedia, il regista infila già lo sguardo nel futuro, intravedendo i primi sintomi di quel consumismo che avrebbe cambiato la testa e l'anima del Paese.
Un sacco bello (1980) di Carlo Verdone
Ma l'estate ha anche un risvolto della medaglia pesante: la solitudine della città deserta. Quando tutti scappano verso il mare, chi resta intrappolato tra i palazzoni sperimenta un’alienazione strana, quasi surreale. Nel suo esordio alla regia, Carlo Verdone fa un lavoro di una malinconia pazzesca, sdoppiandosi nei tre protagonisti. La sua Roma a Ferragosto è rovente, spettrale, immobile, con l'asfalto che fuma sotto i piedi. In questo deserto urbano si muovono tre solitudini disperate: Enzo, il coatto che cerca disperatamente un compagno di viaggio per una vacanza sexy in Polonia; Leo, il ragazzotto ingenuo bloccato a Trastevere dai sensi di colpa verso la madre; e Alfio, l'hippy idealista ma fragile. Il silenzio della città non rilassa, anzi, amplifica il vuoto di chi non riesce a stare al passo con i riti del divertimento forzato, trasformando il giorno di Ferragosto in una dolente riflessione sulle illusioni perdute.
Caro diario (1993) di Nanni Moretti
Tredici anni dopo Verdone, Nanni Moretti prende quella stessa desolazione agostana e la trasforma in qualcosa di poetico, intimo e quasi ipnotico. Nel primo capitolo del film, In vespa, il regista gira per i quartieri storici e residenziali di una Roma svuotata, senza traffico, nuda. Senza la confusione quotidiana, la città parla attraverso le sue architetture. L'estate diventa per Moretti il tempo del vagabondaggio mentale, delle riflessioni urbanistiche su Garbatella o Spinaceto, e della ricerca quasi comica di un cinema aperto che non proietti solo film d'orrore o porno. Questo viaggio estivo si chiude però con una sequenza che ti mozza il fiato: il pellegrinaggio silenzioso della Vespa verso l'idroscalo di Ostia, sul posto dove è stato ucciso Pasolini, sulle note del Köln Concert di Keith Jarrett. L'estate smette di essere una vacanza e diventa l'elaborazione del lutto culturale di una generazione.
Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974) di Lina Wertmüller
Se invece ci spostiamo sui litorali della Sardegna bene, la spiaggia smette subito di essere democratica e diventa un ring. Lina Wertmüller firma un film feroce, grottesco e politicamente scorrettissimo. Un guasto al motore e un naufragio su un'isola deserta azzerano di colpo i rapporti di forza nati a bordo di uno yacht di lusso. La ricca, anticomunista e viziatissima milanese Raffaella (Mariangela Melato) si ritrova alla mercé del marinaio siciliano, rozzo, proletario e comunista Gennarino (Giancarlo Giannini). Sotto il sole selvaggio, senza le regole della società capitalista, l'estate diventa uno scontro primordiale dove la sopravvivenza ribalta il potere economico e sessuale. L'isola si trasforma in un paradiso erotico dove i due opposti si amano alla follia, ma il dramma è dietro l'angolo: con la fine della stagione e il ritorno alla realtà autunnale della terraferma, le barriere di classe si rialzano immediatamente, condannandoli all'infelicità.
Sapore di mare (1983) dei fratelli Vanzina
Mentre la Wertmüller usa la sciabola della satira politica, i fratelli Vanzina scelgono il fioretto della nostalgia, inventando l'archeologia delle vacanze d'epoca. Ambientato nella Forte dei Marmi del 1964, il film mette in scena il microcosmo delle famiglie borghesi milanesi e romane sotto lo stesso stabilimento. Tra i juke-box che passano Gino Paoli, i falò sulla sabbia, le canne in pineta e i primi amori adolescenziali, i Vanzina dipingono l'estate mitica del boom. Sotto la superficie leggera e la colonna sonora nazionalpopolare, però, c'è un'amarezza inaspettata. Il finale, vent'anni dopo nello stesso locale sulle note di Celeste nostalgia, è una mazzata: quei ragazzi pieni di sogni si sono imborghesiti, rassegnati o rammolliti dai soldi. Le promesse di libertà fatte sotto il sole evaporano sempre con il primo vento freddo di settembre.
Ferie d'agosto (1996) di Paolo Virzì
La stessa radiografia sociale, ma aggiornata agli anni Novanta e all'inizio della Seconda Repubblica, la fa Paolo Virzì in questo grandissimo film corale. Sull'isola di Ventotene si scontrano due Italie destinate a non capirsi mai: da una parte il clan di Sandro Molino, giornalista e intellettuale di sinistra, snob, moralista e perennemente in crisi; dall'altra la famiglia di Ruggero Mazzalupi, rozzo ma pratico commerciante romano, arricchito, cresciuto a pane e televisione, fiero esponente del nuovo elettorato berlusconiano. La convivenza forzata in una villetta d'estate fa saltare i nervi a tutti, trasformando le cene in terrazza in un tribunale antropologico. Virzì graffia da entrambe le parti, mostrando le ipocrisie dei colti progressisti e la volgarità dei paladini del consumo. L'estate diventa la metafora di un Paese schizofrenico, che cerca in vacanza una tregua che non sa concedersi.
Il ciclone (1996) di Leonardo Pieraccioni
L'estate può anche essere una favola leggera, un momento in cui la provincia si ferma e si apre all'imprevisto e al desiderio. È quello che succede nel famosissimo film di Pieraccioni, dove la campagna toscana, immersa nel caldo immobile e circondata dai campi di girasole, viene scossa dall'arrivo improvviso di una compagnia di ballerine spagnole di flamenco. Qui non c'è il mare: ci sono la terra, la polvere, la luce dorata del tramonto e il rumore assillante delle cicale. Il caldo estivo diventa l'energia che sblocca la timidezza e le abitudini polverose dei protagonisti, a partire da Levante. L'irruzione del ritmo sensuale della danza rompe la stasi della provincia, accelerando i cuori e i destini di tutti. Una commedia romantica travolgente che ci ricorda come l'estate sia l'unica stagione in cui l'impossibile, alla fine, sembra a portata di mano.
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