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L'estate che cambia tutto: Chiamami col tuo nome e il cinema di Luca Guadagnino
Ci sono film che raccontano l'estate e poi c'è Chiamami col tuo nome. Nel film di Luca Guadagnino, l'estate non è solo una stagione: è uno stato d'animo. È quel momento della vita in cui il tempo sembra rallentare, le giornate si allungano all'infinito e ogni emozione viene vissuta con un'intensità che difficilmente si ritroverà negli anni successivi.
Ambientato nella campagna lombarda del 1983, il film segue il diciassettenne Elio e l'arrivo di Oliver, giovane studioso americano ospite della sua famiglia. Ma sarebbe riduttivo definirlo soltanto una storia d'amore. Guadagnino costruisce un'estate fatta di biciclette, bagni nei fiumi, pranzi all'aperto, frutta matura e silenzi che parlano più delle parole. La macchina da presa non ha fretta: osserva, respira, lascia che siano gli spazi e la luce a raccontare quello che i personaggi non riescono ancora a dire.
È proprio questa la forza del regista: trasformare il paesaggio in un'emozione. Nei suoi film il caldo, la natura e la lentezza non fanno da sfondo, ma diventano parte integrante della storia. L'estate è il momento della scoperta, del desiderio e della trasformazione. È bellissima proprio perché destinata a finire.
E qui emerge uno degli aspetti più affascinanti del cinema di Guadagnino: il vero significato dei suoi film arriva sempre alla fine. Succede in Chiamami col tuo nome, con quel lunghissimo primo piano su Elio davanti al camino. Non servono dialoghi: basta un volto attraversato dal dolore, dalla nostalgia e dalla consapevolezza di essere cambiato per sempre. È un finale che non chiude la storia, ma la completa.
Lo stesso meccanismo ritorna anche in Queer, dove il finale rilegge tutto il percorso emotivo del protagonista, e in Challengers, che esplode negli ultimi minuti trasformando una partita di tennis in una dichiarazione di desiderio, rivalità e dipendenza emotiva. Guadagnino sembra dirci che il senso delle sue storie non sta tanto negli eventi, quanto nel modo in cui quei personaggi arrivano a guardarsi — o a guardare sé stessi — un'ultima volta.
Forse è anche questo il motivo per cui Chiamami col tuo nome continua a essere il film dell'estate per eccellenza. Perché ci ricorda che le estati più importanti non sono quelle perfette, ma quelle che ci lasciano qualcosa addosso. Magari una ferita. Magari un ricordo. O semplicemente la certezza che, dopo certi mesi di sole, non si torna mai davvero come prima.
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