Quell’estate con Irène: il silenzio della giovinezza
C’è una frase di Robert Bresson che mi è tornata continuamente in mente guardando Quell’estate con Irène: “Il cinema sonoro ha inventato il silenzio.” Ed è forse proprio nel silenzio che vive il cinema di Carlo Sironi. Un silenzio che non è mai vuoto, ma diventa corpo, sguardo, respiro trattenuto. Sironi racconta le emozioni lasciando spazio ai vuoti, ai gesti minimi, alle pause. E in quelle pause riesce a dire tutto.
Dopo Sole, Sironi conferma uno sguardo delicato e profondamente umano. Quell’estate con Irène, presentato alla Berlinale 2024, racconta l’incontro tra Clara e Irène, due ragazze segnate dalla malattia che si conoscono durante un soggiorno organizzato dall’ospedale che le ha in cura. Clara è timida, introversa, quasi incapace di lasciarsi andare; Irène invece attraversa il mondo con un’energia impulsiva e vitale. Tra le due nasce subito un legame fortissimo, che le porta ad allontanarsi dall’ospedale e dalle rispettive famiglie per vivere un’estate diversa, fatta di mare, ragazzi incontrati per caso, fughe improvvise e giornate sospese in cui sentirsi finalmente normali.
Il film segue il loro rapporto con estrema delicatezza, senza mai sentire il bisogno di definirlo davvero. Amicizia, amore, bisogno reciproco di salvezza: tutto resta aperto, libero. Ed è proprio questa libertà emotiva a renderlo così autentico.
Nel modo in cui Sironi osserva i suoi personaggi si percepiscono chiaramente le influenze di Maurice Pialat e Éric Rohmer. Da Pialat eredita la capacità di catturare la verità emotiva dei corpi e delle relazioni; da Rohmer quella malinconia estiva fatta di tempo sospeso e giovinezza destinata a svanire.
Il film evita qualsiasi retorica sulla malattia. Non cerca mai la commozione facile, ma lascia emergere tutto nei dettagli: uno sguardo stanco, un silenzio improvviso, la fragilità di un momento felice che potrebbe finire da un momento all’altro. Eppure dentro il film c’è una voglia fortissima di vivere, di amare, di sentirsi liberi almeno per un’estate.
Anche grazie alle interpretazioni naturali di Noée Abita e Maria Camilla Brandenburg, Quell’estate con Irène riesce a raccontare un’adolescenza fragile e intensissima senza mai idealizzarla. Un film lieve solo in apparenza, che resta addosso come certi ricordi estivi: malinconici, sfocati e impossibili da dimenticare.
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