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Tra la frenesia della Laguna, il caldo asfissiante e le corse tra una sala e l'altra, Venezia 83 ha tracciato una mappa chiara delle sue ossessioni: la fine delle certezze, il collasso etico e l'urgenza di ritrovare un contatto umano. Ecco i cinque titoli che hanno lasciato il segno più profondo in questa edizione.
1. Ink di Danny Boyle. L'apertura in concorso è una scossa visiva e morale. Adattando la pièce di James Graham, Boyle racconta l'ascesa di The Sun attraverso il patto quasi mefistofelico tra Rupert Murdoch (un affilato Guy Pearce) e il direttore Larry Lamb (uno straordinario Jack O’Connell). Con un montaggio ipercinetico, colori acidi e piglio punk, il film indaga la metamorfosi cannibale tra editore e giornalista, trasformandosi in una riflessione lucidissima sulle radici del sensazionalismo moderno e sull'inchiostro che macchia le mani e la coscienza.
2. L'estranea di Paolo Strippoli. Strippoli scardina le timidezze del nostro cinema firmando un'opera viscerale e sensoriale. Il dramma familiare di una ricca borghesia barese si tramuta in un incubo a spirale quando Jasmine Trinca accetta un ambiguo patto faustiano con una disturbante e magnetica Valeria Bruni Tedeschi. Con piogge torrenziali bibliche, un sound design lacerante e un ritmo implacabile, il film esplora il confine tra colpa ed egoismo genitoriale, confermando il regista come una delle voci più audaci del cinema italiano attuale.
3. Un détour par Diane di Ann Sirot. Ann Sirot conferma la sua grazia unica nel maneggiare l'assurdo e la vulnerabilità umana. Lavorando per sottrazione e con un'ironia sottile mai cinica, il film segue Diane in un imprevisto nel proprio percorso di vita, trasformando un itinerario intimo in un confronto tenero e disarmante con le proprie paure. Una regia millimetrica ed empatica, capace di raccontare le fratture interiori, il desiderio e il disorientamento contemporaneo senza un grammo di retorica, regalando uno dei ritratti femminili più luminosi e autentici del festival.
4. Bunker di Florian Zeller. Zeller porta in concorso le ansie del presente attraverso la crisi coniugale di una coppia alto borghese a Londra. Javier Bardem (Miguel), architetto di fama incaricato da un magnate della tecnologia di progettare un rifugio-piramide, divide la scena con Penélope Cruz (Sofia) in un crescendo di manipolazioni e silenzi tossici. Tra il terrore dell'apocalisse e lo scontro di classe con il vicino proletario, la pellicola mette a nudo la paranoia dei privilegiati che provano a blindarsi dal collasso del mondo esterno.
5. Arrested Memory di Sabu. La perla del Fuori Concorso è una folle commedia d'azione ambientata a Taipei. Un detective affetto da amnesia si ritrova a gestire il riscatto per il figlio di un miliardario giapponese, scappando con la borsa dei soldi e seminando il caos. Tra irresistibili gag linguistiche (tra mandarino e giapponese), triangolazioni criminali e scatti slapstick, Sabu fonde l'action puro a una parabola poetica sulla purezza del ricominciare da zero. Travolgente e sorprendente.
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