Con l'arrivo di Halloween torna puntuale la voglia di immergersi nell’horror, ma troppo spesso quando si pensa a questa ricorrenza si finisce per orbitare sempre attorno ai soliti titoli in live-action. Quest'anno ho deciso di cambiare rotta e consigliare dieci film horror d'animazione che ho amato profondamente: opere capaci di dimostrare quanto il disegno e la stop-motion possano rivelarsi persino più perturbanti, viscerali e spietati della realtà, dando forma a paranoie psicologiche e visioni allucinate che restano addosso ben oltre i titoli di coda.
1. Perfect Blue (パーフェクトブルー, 1997) di Satoshi Kon
Mima lascia il suo gruppo idol per intraprendere la carriera di attrice, ma la scelta scatena l'ossessione violenta di uno stalker e l'apertura di un sito web che racconta la sua intimità nei minimi dettagli. Tra traumi sul set e una scia di omicidi tra i suoi collaboratori, la ragazza sprofonda in un vortice allucinatorio in cui il suo vecchio alter ego pop torna a perseguitarla.
L'opera è realizzata attraverso un'animazione tradizionale 2D disegnata a mano su rodovetri (cel animation), una scelta formale che esalta l'horror psicologico e paranoico, la perdita dell'identità, il voyeurismo e la dissoluzione totale dei confini tra realtà oggettiva e delirio.
2. Mad God (2021) di Phil Tippett
Un misterioso esploratore calato dal cielo, noto come l'Assassino, si avventura con una valigetta piena di esplosivi nelle viscere di un abisso distopico dominato da mostri e schiavi. Catturato prima del termine della missione, il suo corpo viene sezionato per rigenerare un cosmo perennemente autodistruttivo
La tecnica impiegata è una complessa stop-motion a passo uno unita a miniature, effetti pratici e inserti live-action, un apparato materico che amplifica l'orrore viscerale del body horror.
3. La casa lobo (2018) di Cristóbal León e Joaquín Cociña
Maria scappa dalle punizioni di una rigida colonia religiosa tedesca nel sud del Cile e trova riparo in un casolare isolato nel bosco. Mentre all'esterno incombe la minaccia di un lupo, all'interno la ragazza accudisce due maiali che mutano progressivamente in figure umane, in un crescendo di follia domestica.
Il film sfrutta una stop-motion a grandezza naturale con pittura murale, cartapesta e sculture in continuo rifacimento, una soluzione plastica che mette in risalto il terrore psicologico dell'indottrinamento settario e l'inquietudine claustrofobica della dark fairy tale
4. Coraline e la porta magica (Coraline, 2009) di Henry Selick
Trascurata dai genitori, l'undicenne Coraline trova una porticina segreta nella sua nuova casa che conduce a una realtà alternativa apparentemente perfetta, governata da un'affettuosa Altra Madre. L'illusione si spezza quando la donna rivela la sua natura mostruosa, pretendendo di cucirle bottoni sugli occhi per rubarle l'anima.
Realizzato in stop-motion con pupazzi meccanici articolati e volti stampati in 3D, il lungometraggio porta all'apice il concetto freudiano di perturbante (Das Unheimliche), declinando il dark fantasy gotico nelle forme del body horror.
5. The spine of night (2021) di Philip Gelatt e Morgan Galen King
Sulla cima di un monte sacro, la sacerdotessa Tzod racconta al guardiano di un fiore mistico l'ascesa sanguinaria di un tiranno che ha sottomesso imperi e sterminato popolazioni sfruttando il potere cosmico della pianta. La vicenda attraversa diverse ere di massacri fino a una resa dei conti finale.
La pellicola adotta la tecnica del rotoscopio manuale tradizionale 2D su riprese live-action, enfatizzando le atmosfere da cosmic horror, il dark fantasy brutale e uno splatter estremo fatto di carneficine
6. Birdboy: The forgotten children (Psiconautas, los niños olvidados, 2015) di Alberto Vázquez e Pedro Rivero
Su un'isola devastata da una catastrofe industriale, un gruppo di giovani animali emarginati progetta una rischiosa fuga via mare per salvarsi dal degrado. Nel frattempo Birdboy, orfano braccato dalla polizia, assume sostanze per tenere a bada un feroce demone-corvo che cresce nel suo torace.
L'opera è costruita con un'animazione 2D digitale dal tratto vettoriale e sfondi pittorici, uno stile che accentua il brutale contrasto tra l'apparente ingenuità del disegno e l'orrore sociale, il marciume interiore e la disperazione esistenziale della dipendenza.
7. Belladonna of Sadness (哀しみのベラドンナ, 1973) di Eiichi Yamamoto
Nella Francia feudale, la contadina Jeanne subisce una violenza la notte delle sue nozze per mano del signore locale e, abbandonata dal consorte, fa un patto con uno spirito diabolico. Acquisiti poteri magici con cui guarisce il villaggio dalla peste, guiderà gli abitanti alla ribellione prima di finire al rogo.
Il film fa ricorso a un'animazione 2D sperimentale basata su illustrazioni fisse, acquerelli dinamici e panoramiche pittoriche, uno strumento visivo che sublima l'horror erotico, l'occulto psichedelico e il trauma della violenza trasformato in possessione vendicativa.
8. Fear(s) of the dark (Peur(s) du noir, 2007) di vari registi
Un film a capitoli che dà vita alle paure dell'animo umano: dai cani sguinzagliati da un nobile sadico alla ripugnante mutazione dovuta a un insetto parassita, passando per spettri infantili, presenze nei boschi e una notte trascorsa dentro una villa abbandonata.
Concepito attraverso stili diversi di animazione 2D (sia tradizionale sia digitale con resa grafica) rigorosamente in bianco e nero, il film fa leva sulle fobie primordiali come il buio, l'isolamento e gli insetti, potenziando l'angoscia attraverso il netto contrasto del chiaroscuro.
9. Vampires in Havana (¡Vampiros en La Habana!, 1985) di Juan Padrón
A Cuba viene sintetizzato il Vampisol, un elisir miracoloso che permette ai non-morti di resistere alla luce solare. L'invenzione scatena una guerra spietata tra i gangster non-morti di Chicago e i nobili vampiri europei, travolgendo Pepito, un giovane trombettista.
La messinscena impiega un'animazione 2D tradizionale a disegni animati di matrice satirica e grottesca, perfetta per esaltare i toni della commedia horror, la parodia politica pulp e la decostruzione umoristica delle convenzioni canoniche del vampirismo.
10. Quando soffia il vento (When the Wind Blows, 1986) di Jimmy T. Murakami
L'anziana coppia rurale inglese formata da Jim e Hilda affronta un attacco atomico sovietico costruendo un rifugio basato su opuscoli governativi. Sopravvissuti all'esplosione, i due vanno incontro a una lenta e dolorosa agonia causata dalle radiazioni, aspettando fiduciosi soccorsi inesistenti.
Il lungometraggio fonde personaggi disegnati a mano in 2D tradizionale con scenografie e modellini reali tridimensionali, un ibrido visivo che amplifica l'orrore esistenziale, il decadimento fisico da radiazioni e la straziante claustrofobia di una morte annunciata.
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