Vince il Premio Nobel per la pace 2026 Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, giurista e attivista sudafricana, che l'anno scorso (settembre 2025) aveva accusato Israele di genocidio a Gaza - nella sua veste di presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato dell'Onu - aveva dichiarato in rapporto presentato a Ginevra: «La Commissione stabilisce che Israele è responsabile di aver commesso un genocidio a Gaza. È evidente che sussiste l'intento di distruggere i palestinesi di Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti nella Convenzione sul genocidio» e aggiunse anche: «La comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte alla campagna genocida di Israele contro il popolo palestinese a Gaza. Quando emergono chiari segni e prove di genocidio, non agire per porvi fine equivale a complicità.» Il Comitato norvegese per il Nobel ha spiegato di aver scelto di conferire il riconoscimento a Navi Pillay poiché essa difende strenuamente i diritti umani, in un momento in cui il diritto e le istituzioni internazionali sono sotto attacco. "Il sistema del diritto internazionale è sottoposto a una pressione enorme e le sue istituzioni sono sotto attacco", ha dichiarato in conferenza stampa Jorgen Watne Frydnes, presidente del Comitato norvegese per il Nobel a Oslo.
Nata il 23 settembre 1941, Navi Pillay ha ricoperto la carica di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dal 2008 al 2014. Sudafricana di origini indiane tamil, è stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l'Alta Corte del Sudafrica. Ha anche prestato servizio come giudice della Corte penale internazionale e come presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Nell'aprile del 2015, Pillay è diventata la sedicesima commissaria della Commissione internazionale contro la pena di morte.
Scrive Rainews: «l profilo di Pillay è quello di una giurista che ha attraversato le principali istituzioni della giustizia internazionale. Nata in Sudafrica, è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR), che condannò 62 persone per il genocidio del 1994 in cui furono uccisi oltre mezzo milione di ruandesi. È stata poi giudice della Corte penale internazionale e Alta commissaria Onu per i diritti umani. Reuters la definisce anche ex presidente della commissione d’inchiesta Onu sui Territori palestinesi occupati.»
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