Oggi parliamo nuovamente della vicenda che riguarda l’ENS (Ente Nazionale Sordi) e l’Università di Parma. Per rimanere aggiornati sulla questione, vi consigliamo di recuperare, sul sito di Punto e Virgola, l’articolo del 20 giugno dal titolo “L’ENS rompe con l’università: oltre un milione di euro e una comunità lasciata ai margini”. Ma riprendiamo il filo del nostro discorso: una settimana dopo il nostro articolo, in data 27 giugno, il Professor Daniele Chiri, docente del corso di studio di “INTERPRETE DI LINGUA DEI SEGNI ITALIANA E DI LINGUA DEI SEGNI ITALIANA TATTILE” all’Università di Parma, scrive una lettera alla Gazzetta di Parma in nome del nome del corpo docente Lis. In questa lettera, dopo aver ringraziato “la città di Parma e il suo Ateneo per la straordinaria occasione di collaborazione e di integrazione nata con la fondazione di tale corso (Corso di Lingua italiana dei Segni, NDA)” e l’impegno del “Professor Davide Astori, delegato alla creazione del corso, e di tutti quelli che lo hanno supportato nel lavoro di gestione dei tre anni di sua presidenza, fino all’ottobre dello scorso anno, ha raccolto la fiducia dell’Ente sordi e di molti docenti qualificati, udenti e sordi, che hanno scelto di contribuire a un’esperienza che, prima che professionale, è stata umana ed etica”, il Professor Chiri ha voluto ricordare che “a dimostrazione del valore di questo percorso formativo, l’Università ha ricevuto un riconoscimento anche di carattere economico, nei termini di oltre 1.200.000 euro, da parte del Ministero della Disabilità proprio per la fondazione e la gestione di tale corso di laurea”. Purtroppo, “abbiamo registrato con rammarico i cambiamenti operati sul piano di studi nel recente periodo, e la presa di posizione dell’Ens Emilia – Romagna sulla chiusura della convenzione precedentemente stipulata con il corso è chiara sul fatto che un percorso formativo che non sia più prioritariamente incentrato sulla Lingua dei Segni Italiana e sulla cultura sorda non può ricevere il patrocinio e il supporto di Ens”. Così si chiude la lettera del Professor Chiri alla Gazzetta di Parma.
Successivamente, in data 18 luglio, a seguito alla decisione della deputata parmigiana della Lega Laura Cavandoli di presentare un'interrogazione parlamentare ai ministri dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e per le Disabilità Alessandra Locatelli, la Gazzetta di Parma riprende la notizia, con un articolo di Asia Rossi. Nel testo dell'interrogazione della Cavandoli si dice questo: “Risulterebbe inoltre all'interrogante che le risorse destinate al sostegno del corso dell'università di Parma, pur previste dalla normativa vigente, non siano state tempestivamente trasferite dalla regione all'ateneo, determinando incertezza sulla piena attuazione e continuità del percorso formativo ma anche che non siano state tutte utilizzate per la gestione del corso contribuendo alla decisione di Ens”. Poi, chiede la parlamentare, “Se i ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, affinché le risorse pubbliche stanziate dal legislatore siano effettivamente destinate al sostegno del corso universitario di Parma e non si compromettano la continuità e gli standard qualitativi di un percorso formativo strategico a livello nazionale”.
Subito dopo, la Gazzetta da diritto di replica al direttore del Dipartimento Dusic (Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali), il professor Massimo Magnani, che contesta questa ricostruzione. Secondo il docente, citando l’articolo, “il decreto interministeriale che ha finanziato la sperimentazione prevedeva un incentivo destinato agli Atenei che avevano attivato il corso e non un fondo assegnato direttamente al Dipartimento o al corso InList”. Magnani precisa poi che “il Dipartimento non ha avuto accesso diretto a quelle risorse e che l'eventuale rendicontazione del loro utilizzo compete all'amministrazione centrale dell'Università.” Quindi sarebbe responsabilità dell’amministrazione centrale, secondo il Professor Magnani. Riguardo al comunicato dell’Ens, dove si spiega il ritiro del patrocinio al Corso Lis, il Professor Magnani ritiene che l'Ens “non conosca i fondamenti giuridici ed economici del funzionamento dell'Università e si dice al cento per cento certo della regolarità delle procedure adottate dall'Ateneo. Sull'impiego concreto della somma, però, precisa di non disporre dei dati, che possono essere forniti esclusivamente dagli uffici centrali dell'Università”. E, in merito alle perplessità dell’ENS nel cambio del Piano di Studi, sostiene che tali modifiche “sono state limitate e necessarie per ricondurre il numero degli esami entro i limiti previsti dalla normativa. «La modifica è talmente marginale che non è stato nemmeno necessario modificare l'ordinamento didattico»”.
Dato che mancava solo la risposta, alle parole del Professor Magnani, dell’ENS Emilia-Romagna, noi di Punto e Virgola abbiamo contattato la sede regionale dell’Ens. Ci è stata data risposta con una lettera del presidente Regionale Ens, Cav. Giuseppe Varricchio: ci viene detto che “ENS Emilia-Romagna ha deciso di non rinnovare la convenzione con l'Università di Parma esclusivamente per le modifiche apportate al piano di studi per l'a.a. 2026/2027. Il nuovo assetto — che riduce le ore di Lingua dei Segni Italiana, rimuove insegnamenti come Cultura sorda, Storia del movimento sordo, Tecniche di traduzione e Glottodidattica, e inserisce o potenzia corsi di area clinico-sanitaria — modifica, a nostro giudizio, l'equilibrio formativo rispetto all'impianto originario. Non avendo avuto occasione di un confronto preventivo, abbiamo ritenuto di non rinnovare la convenzione”. Ma, ci tiene a chiarire che “la nostra decisione non ha alcun legame con la gestione dei fondi ministeriali: non abbiamo mai espresso né intendiamo esprimere valutazioni in merito, perché non ne abbiamo gli elementi né la competenza. Rappresentiamo le persone sorde come minoranza linguistica e culturale. In questa veste, riteniamo di poter offrire un contributo di merito sulla formazione degli interpreti LIS e LIST — professionisti dai cui servizi dipende l'accessibilità e la partecipazione delle persone sorde alla vita sociale, educativa e lavorativa. Non pretendiamo di intervenire su aspetti amministrativi che non ci competono. Il nostro interesse è e resta la qualità del percorso didattico”. Dopo aver ribadito che “L’iniziativa della deputata Cavandoli è un atto parlamentare autonomo, rispetto al quale ENS non ha alcun ruolo né osservazioni da formulare”, ci spiega perché, a suo avviso, le modifiche di cui parlava Massimo Magnani non sono marginali: “Incidono sull'identità di un corso nato per formare interpreti a stretto contatto con la comunità sorda. Riteniamo che la qualità della formazione passi anche attraverso la presenza di docenti sordi madrelingua e un contatto diretto con la lingua e la cultura della comunità. È su questi aspetti — e solo su questi —che abbiamo ritenuto di non poter proseguire la collaborazione. Riguardo al contesto, in Emilia-Romagna sono attivi poco più di 70 interpreti, in gran parte impegnati in ambito scolastico. I servizi di interpretariato per le persone sorde restano ampiamente scoperti. Abbiamo sostenuto il corso sin dalla sua istituzione proprio perché consapevoli di questa necessità, e per la stessa ragione continuiamo a ritenere che la formazione di nuovi interpreti qualificati sia una priorità.”
Ringraziamo per questa lettera il dottor Varricchio e ci impegniamo a tenere informato il nostro pubblico sulle prossime novità riguardanti questa vicenda.
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