Cosa può succedere quando si apre la porta di uno spazio dedicato all’audiovisivo? Si può entrare per realizzare un progetto e conoscere qualcuno con cui immaginarne un altro. Si può arrivare per un laboratorio, una proiezione, una mostra, per lavorare o semplicemente per curiosità. Si può sapere cosa si sta cercando oppure scoprirlo strada facendo.
È anche da qui che si può partire per raccontare Officina Arti Audiovisive, spazio del Comune di Parma, nel quartiere Cinghio-Montanara, dedicato ai linguaggi audiovisivi, alla formazione, alla produzione culturale e alla creatività. Gestita dalla Cooperativa Sociale Ecole, in collaborazione con l’APS 24FPS, Officina è un luogo in cui fotografia, cinema, video e comunicazione incontrano persone, competenze e progettualità differenti.
Ma raccontarla soltanto attraverso ciò che ospita ne restituirebbe un’immagine parziale. A tenere insieme le sue diverse dimensioni c’è un concetto: quello della cura. Cura dello spazio, perché un luogo non diventa vivo semplicemente aprendo una porta: ha bisogno di essere abitato e reso accogliente. Cura delle relazioni, mettendo in contatto esperienze e sensibilità differenti. Da Officina passano professionisti, associazioni, artisti, studenti e giovani. C’è chi arriva con un progetto definito, chi con qualcosa ancora da immaginare, chi cerca un luogo in cui lavorare e chi vuole avvicinarsi a linguaggi che ancora non conosce. È nell’incontro tra queste traiettorie che uno spazio diventa qualcosa di più di un contenitore.
L’audiovisivo è al centro di questo processo, non soltanto come insieme di tecniche e strumenti. Cinema, fotografia, video e narrazione sono linguaggi attraverso cui esprimersi, raccontare e osservare ciò che ci circonda. Viviamo immersi nelle immagini: conoscerne i linguaggi significa riconoscere punti di vista e rappresentazioni, chiedersi chi racconta una storia, cosa sceglie di mostrare e cosa resta fuori dall’inquadratura. Educare all’audiovisivo significa, allora, anche educare allo sguardo.
La cura, però, non si ferma alle mura di Officina. Significa anche guardare fuori, costruire relazioni con il territorio e lasciare che ciò che accade intorno possa entrare nello spazio. Officina non ha quindi una forma definitiva. Cambia insieme alle persone che la abitano, ai progetti che accoglie e al contesto con cui entra in relazione. Ed è forse proprio questa capacità di trasformarsi, mantenendo al centro persone, relazioni e linguaggi, a definirla meglio di qualsiasi elenco di attività.
© Punto e Virgola