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Quando sbagliano, pernacchie e fischi; quando invece fanno bene, tanti applausi. E oggi spero che il battimano si senta in tutta Parma, insieme alla felicità che molti di noi hanno provato leggendo l'ultimo comunicato stampa di CIAC (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale), che ci informa di questo: «Il Consiglio comunale di Parma ha approvato la mozione CC-2026-64 che propone l'introduzione dello ius soli e della cittadinanza civica nello Statuto comunale».
CIAC aggiunge che si tratta di un «segnale politico forte» a favore di una società più inclusiva, e io non potrei essere più d'accordo.
Lo Ius Soli, per chi non lo sapesse (dal latino ius soli, «diritto del suolo»), è il principio giuridico in base al quale la cittadinanza di un Paese si acquisisce per il fatto di esservi nati, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Questo provvedimento rappresenta, a mio avviso, un'importante risposta politica alla crescente tensione sociale. Avere la cittadinanza, infatti, non significa soltanto possedere uno status civitatis, al quale l'ordinamento giuridico ricollega la pienezza dei diritti civili e politici, ma comporta anche una diversa consapevolezza e una maggiore responsabilità nel vivere il proprio quotidiano. Non è soltanto un documento amministrativo: è il riconoscimento formale di un'appartenenza che, nei fatti, esiste già.
Secondo l'associazione, il voto dell'assemblea cittadina assume un significato particolare nel contesto delle attuali politiche migratorie europee. CIAC critica infatti il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e alcune scelte istituzionali che, a suo avviso, tendono a rappresentare i migranti prevalentemente come un problema di sicurezza. Io aggiungerei inoltre che non sono soltanto i quadri normativi a contribuire a questa visione: anche la comunicazione politica di alcune forze ha finito per trasformare gli immigrati nel capro espiatorio di ogni problema, sia sul piano della sicurezza sia su quello economico. È davvero preoccupante la crescente adesione ai cosiddetti piani di «remigrazione» (che, in sostanza, significano deportazione), a cui stiamo assistendo in diverse parti d'Europa e soprattutto in Italia.

La storia recente dovrebbe insegnarci dove può condurre la disumanizzazione di intere categorie di persone; quella più antica, invece, dovrebbe metterci in guardia dall'ascesa degli “uomini forti” e dei tiranni. Basterebbe rileggere le riflessioni di Platone sulla tirannide per comprenderlo. Negli Stati Uniti, dov'è emerso dal buio dell'isola Epstein il tiranno Trump, le politiche migratorie più aggressive hanno prodotto situazioni fortemente drammatiche, con famiglie separate, persone detenute per lunghi periodi e numerosi casi di morte avvenuti durante la custodia o in seguito alle operazioni delle autorità nei quartieri. Quando una persona smette di essere percepita come un individuo portatore di diritti e viene ridotta a un problema da rimuovere, il rischio di derive autoritarie e di violazioni della dignità umana aumenta inevitabilmente. Oltre a contraddire principi fondamentali di democrazia, uguaglianza e rispetto della persona, tali proposte rischierebbero inoltre di produrre conseguenze economiche gravissime. Interi settori produttivi, dall'agricoltura all'assistenza alla persona, dalla logistica all'industria, dipendono infatti in misura significativa dal lavoro di cittadini stranieri. Pensare di privarsene significherebbe creare un enorme vuoto occupazionale e contributivo, con pesanti ripercussioni sulla crescita economica, sulla disponibilità di forza lavoro e sulla sostenibilità del sistema previdenziale. La risposta del comune a questi scenari è forte e pura.
Nel comunicato stampa, l'associazione richiama inoltre i dati raccolti relativi alla popolazione minorile parmense, sottolineando che oltre il 22% dei minori residenti ha origini straniere. Si tratta di ragazze e ragazzi che frequentano le scuole della città e condividono il percorso di crescita con i loro coetanei italiani, ma che, secondo CIAC, continuano a essere penalizzati dall'attuale normativa nazionale sulla cittadinanza.
L'approvazione della mozione si inserisce anche nel percorso che porterà alla manifestazione pubblica organizzata da CIAC insieme ad altre realtà del territorio in occasione della Giornata mondiale del rifugiato e della rifugiata. L'appuntamento è fissato per sabato 20 giugno alle 17.30 presso la stazione di Parma, da dove partirà un corteo che attraverserà il centro cittadino e vedrà la partecipazione di numerose persone migranti.
«Mentre i governi europei firmano accordi di esternalizzazione, alzano muri e legittimano la detenzione delle persone ai confini, la nostra città dimostra che un'alternativa è possibile e riconosce che i figli dei migranti sono parte integrante della comunità», afferma l'associazione in una nota.
Per CIAC, la mobilitazione del 20 giugno rappresenterà anche un'occasione per chiedere al Parlamento una riforma della legge sulla cittadinanza, ritenuta non più adeguata alla realtà sociale del Paese.
La mozione approvata dal Consiglio comunale non cambierà da sola la legge nazionale, ma ha il merito di riportare al centro una domanda: quanti ragazzi e ragazze devono ancora essere considerati «stranieri» prima che il Paese riconosca ciò che sono già nella realtà quotidiana? Parma ha scelto di dare una risposta. Sarebbe auspicabile che anche il Parlamento trovasse il coraggio di farlo.
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