Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha chiesto al suo ufficio legale di verificare se la polizia cittadina possa arrestare Benjamin Netanyahu durante l’Assemblea Generale dell’ONU. Un gesto che, anche se quasi impossibile da realizzare, ha avuto un effetto immediato: ha incrinato l’immagine di intoccabilità che circonda il primo ministro israeliano.
In Occidente, solo il presidente spagnolo Pedro Sánchez aveva mostrato una posizione altrettanto netta nel richiamare il rispetto delle istituzioni internazionali. L’iniziativa di Mamdani rompe così un silenzio che dura da anni. Non altri Capi di Governo, non altri che io ricordi. Possono essere soggettivi i vari orientamenti politici, non si discute, ma le chiare e nette posizioni, sono nette e di posizioni nette non “vanno molto a ruba” di questi tempi su quanto sta accadendo ancora a Gaza e nel mondo in generale.
Lo Stile e i Valori dell’Iniziativa
Usare la parola “arresto” o “criminale di guerra” nei confronti di un certo dittatore Netanyahu, Mamdani è certamente più esposto e il linguaggio diplomatico si mostra per ciò che è sul piano giuridico: un uomo su cui pende un mandato della Corte Penale Internazionale per accuse molto gravi.
La politica internazionale tende spesso a muoversi dentro schemi rigidi, dove il potere sembra immobile e non discutibile. Mamdani rompe questo schema. Riporta la discussione ai fatti e mette in luce quella che è l’arroganza di chi si sente al di sopra di ogni regola.
È quasi certo che la polizia di New York non potrà intervenire: le immunità garantite dall’ONU proteggono i capi di governo in visita ufficiale. Ma il punto non è questo. Il punto è che Mamdani ha scelto di prendere posizione, di non restare fermo come fanno molti governi nazionali. Ha chiesto ai giuristi di verificare i limiti della legge, e questo, da solo, è un messaggio politico chiaro.
Il linguaggio usufruito dal Sindaco Mamdani, si distingue per essere assolutamente tecnico, responsabile e nobile. Attraverso questo approccio rigoroso, il suo discorso non si limita a una provocazione politica, ma accende un barlume di speranza a quello che dovrebbe essere il rispetto delle disposizioni dei valori fondanti del Diritto Internazionale, rimettendo al centro il rispetto della giustizia universale e della dignità umana.
Capire prima di giudicare
La vicenda ha mostrato anche un altro aspetto: molti cittadini, anche in Italia, hanno reagito senza sapere come funziona davvero il Diritto Internazionale. È normale: sono temi complessi, lontani dalla vita quotidiana. Ma proprio per questo è utile educare la società ad informarsi su alcuni punti fondamentali:
- un sindaco non può arrestare un capo di Stato;
- gli Stati Uniti non riconoscono la Corte Penale Internazionale;
- solo le autorità federali di un Paese che aderisce alla CPI possono eseguire un mandato;
- un leader in visita ufficiale ha immunità diplomatica.
Non si tratta di difendere o criticare Mamdani. Si tratta di capire chi ha davvero il potere di fare cosa, prima di trarre conclusioni affrettate. Si tratta anche di non sfigurare uno dei pochi interventi netti che di solito si sa non piace forse per scomodità intelettuale.
La frase finale del discorso di Mamdani
A chiudere il suo intervento, Mamdani ha pronunciato parole che spiegano il senso profondo della sua iniziativa, al di là dei limiti legali:
“Anche se da soli non possiamo porre fine al genocidio, possiamo decidere se il nostro silenzio diventerà un'altra arma, e possiamo esaminare ogni strumento a nostra disposizione per difendere l'umanità e la dignità di tutte le persone.”
Quello che può esserci di più bisogno, non è il sentimento verso l’identità della nazione in cui si è nati. Certamente è importante, ma molto limitata come visione politica in un mondo attuale sempre di più globalizzato. Poi, non tutti si sentono a casa nel paese in cui si è nati, e non tutti ora possono sentire di avere una propria casa. Necessario è saper trovare al contempo un sentimento d’appartenenza internazionale, perchè lo si voglia o meno, le parole di Mamdami, che lo si voglia ritenere o meno “un povero comunista”, sono sacrosante.
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