
Devo ammetterlo. Avevo delle aspettative senz'altro molto basse, fino a qualche mese fa, di come potessero svolgersi questi Mondiali di Calcio appena da poco conclusi.
Il motivo principale non è senz'altro perché l'Italia non c'è. Già questo è difficile cercare di non notarlo per chi in Italia ama davvero il calcio, essendo che ad ogni modo, nonostante sia il terzo Mondiale consecutivo in cui gli azzurri non si sono qualificati, rimane comunque una delle prime 10 nazionali al mondo che hanno fatto la vera storia meravigliosa di questa competizione. E mi fermo qui, perché basta provocare nostalgia su un mondo calcistico azzurro che non c'è più come prima, e che deve assolutamente ricostruirsi e riprendere i pezzi della propria vena artistica. E di giovani ce ne sono a bizzeffe da far crescere, se veramente le istituzioni della FGCI li vogliono vedere.

Ma ecco, ritornando alla vera domanda di prima che mi sono posta, il motivo principale non è quanto qui appena esposto. Il motivo per cui non ero assolutamente convinta che potessimo essere pronti ad affrontare moralmente questo Mondiale, è riferito al contesto geo e socio-politico che il mondo sta conducendo in questo momento. Soprattutto se un certo Presidente Donald Trump, si è permesso ancora una volta di mettere in scena il suo solito "show insulso" nel mondo del calcio come fosse affare suo.

Dopo aver cercato il centro della scena durante i festeggiamenti del Mondiale di Calcio per Club della scorsa estate vinto dal Chelsea, ha voluto “doppietta” sul palco delle premiazioni di nuovo quest'estate. Anche soltanto aver toccato la Coppa del Mondo prima della finale e durante i festeggiamenti è stato imbarazzante e vergognoso. Menomale almeno che non l'ha alzata. Una presenza invadente che gli ha assolutamente fatto ben notare il Capitano spagnolo Rodri per esempio, proprio poco prima di alzare la Coppa al Cielo; e anche solo per questo atteggiamento di personalità, oltre al suo valore immenso in campo, Rodri ha meritato senz'altro il titolo di miglior giocatore di questa competizione.

Un altro motivo che si correla ai contesti di guerra in cui gli Usa sono coinvolti è specialmente se sin dall'inizio si è voluto ostacolare ad esempio una squadra come l'Iran, e chissà perché dico io. II cammino dell'Iran si è fermato ai gironi dopo il pareggio con l'Egitto, ma resta la dignità di chi ha giocato con un macigno sulle spalle, ostacolato dai visti di chi tra Iraniani non hanno potuto entrare su suolo americano appena atterrati, ma ecco per quale motivo esattamente?

Mi dispiace essere molto brusca su queste tematiche, perché non posso fare finta di quanto questo Mondiale sia macchiato dalla vergogna pure di un certo Infantino, Presidente della Fifa, che ha stretto accordi con Trump, mentre quest'ultimo aveva chiesto personalmente la revoca di squalifica al giocatore statunitense Folarin Balogun.

Mi dispiace pure aver sperato in una sconfitta degli Usa tra i padroni di casa contro il Belgio, (discorso che non vale per Canada e Messico entrambe messe all'angolo, non coinvolte nella rappresentanza sportiva dei corrispettivi Capi di Stato quanto il suddetto Trump). Ma in fondo con tutto il rispetto, era meglio che finisse così con quel perentorio 4-1 firmato dal Belgio. Ciò per non creare altri danni a questo mondiale e dimostrare che il campo, fortunatamente, non fa sconti alle pressioni politiche. Che poi i danni della direzione politica di questo Mondiale, non riescono però a scalfire la bellezza che questo sport in questa competizione riesce ancora a regalare nonostante tutto, e che ci fa ricordare che ancora insieme possiamo emozionarci follemente. E va bene, questo Mondiale si è appena concluso ma si è rivelato di una bellezza unica nonostante tutte queste fratture profonde appena citate e non.
Credo che questo Mondiale si possa definire, oltre ad altre caratteristiche particolari, il "Mondiale dei Bomber" come la caratteristica principale. E grazie molto anche a certi fuoriclasse se tutto è diventato così leggero e scorrevole, caricandosi sulle spalle il peso dello spettacolo.

Pensiamo a Kylian Mbappé, leader assoluto di una Francia cinica ma micidiale. Dopo aver timbrato il cartellino nelle fasi a eliminazione diretta (inclusa la pesantissima trasformazione dal dischetto che ha piegato il Paraguay negli ottavi), il capitano francese si è scatenato anche nella finale 3°/4° posto contro l'Inghilterra: con la sua doppietta ha raggiunto 10 gol complessivi (e 4 assist) in questo torneo, toccando quota 22 gol totali nella storia della Coppa del Mondo superando Messi fermo a 21. Come se non ne avesse già abbastanza dell'edizione vinta nel 2018 in Russia. Considerando che ha ancora altri mondiali da poter giocare, e questo intriga particolarmente.

Pensiamo pure a Erling Haaland. Un ragazzo stupendo, iconico, divertente. Come se non fosse assolutamente il suo primo mondiale. Come se avesse cavalcato questo palcoscenico da molto prima. Un ragazzo con una personalità fuori dal comune. Insomma, è tutto questo e tanto altro. Tutto quel questo ancor prima di un giocatore con una forza della natura titanica che ha guidato una favola chiamata Norvegia alla sua prima partecipazione storica dopo 28 anni dall'ultima volta. Nonostante abbia saltato persino l'ultima partita dei gironi, Haaland è rimasto in alta classifica marcatori con 7 gol totali, firmando una doppietta fantascientifica nei minuti finali degli ottavi per abbattere nientemeno che il Brasile. Un Brasile un po' perso e forse definitivamente non più quello che abbiamo potuto vedere prima e fino al fatale infortunio grave subito da Neymar nei Mondiali 2014.

E che dire di Harry Kane? Il suo ruggito come esultanza dopo ogni gol, ha reso poi difficile esprimersi in una delle sue ultime interviste post-partita. Una voce evidentemente compromessa ma che ha portato ai tifosi inglesi e non, immense soddisfazioni. Che cosa ci si può fare ormai con i "soli" 73 gol segnati in questa stagione 2025/26 tra Club e Nazionale? A dirla tutta, superando Gerd Muller (fermo a 72 nella stagione 1972/1973) e stando solo dietro al record di gol in una singola stagione segnati (82 gol) da Messi nella stagione 2011/12. Ovvio è un piacere per gli occhi vederlo continuare a segnare. È solo giusto, per dire altro, il miglior marcatore della storia dell'Inghilterra con 85 reti. Con i 6 gol messi a segno in questi Mondiali 2026, Kane ha raggiunto quota 14 gol complessivi nella storia del torneo, superando Pelé (12) e agganciando Gerd Müller al quinto posto della classifica marcatori all-time della competizione. Ma al di là delle cifre, ciò che impressiona di Kane è l'uomo e il capitano: dopo la sconfitta patita in semifinale contro l'Argentina, ha mostrato una maturità, un orgoglio e un'umiltà rare nel saper accettare la battuta d'arresto. Senza cercare scuse, ha riconosciuto a testa alta che la sua squadra, pur trovandosi in vantaggio per 1-0, non ha saputo gestire la gara nel modo giusto, abbassandosi troppo e rinunciando a giocare come serviva per conquistarne davvero l'accesso alla finalissima.
Certo, delle volte da meravigliosi momenti di leggerezza però, si passa anche da certi cardiopalmi come la partita tra Argentina ed Egitto negli ottavi. Un match che sembrava lo scenario perfetto per l'ennesimo dramma sportivo, con i nordafricani avanti di due gol e lo spettro di un'eliminazione precoce per i campioni in carica. Eppure, proprio li, è salito in cattedra l'orgoglio: ci ha pensato come sempre il genio infinito di Messi, rimediando a un rigore fallito e col supporto dei suoi: vedesi cosa ha fatto ad esempio un certo Lautaro Martinez in quella partita e ripetendosi poi al fatale colpo di testa in semifinale contro l'Inghilterra, ribaltando il risultato da 1-0 a 1-2.

Di Lionel Messi sinceramente, arrivati a questo punto della storia, credo che sia difficile trovare altre parole per esprimere la sua grandezza per qualsiasi narratore di questo sport. In questo torneo ha illuminato la scena fino alla finale con 8 gol e 4 assist, portando il suo bottino della carriera nei Mondiali a 21 gol e 12 assist, e stabilendo il record tra tanti altri di 34 presenze complessive della competizione. Non ci sono più parole soprattutto perché, arrivato all'atto finale, ci è arrivato senza essere riuscito a costruire più di quanto volesse delle occasioni nitide per i compagni purtroppo. Considerando che alcuni di loro sono apparsi in campo persino più nervosi del solito. Forse la sensazione e il peso che la squadra albiceleste sentiva, era di rendersi conto che quella sarebbe stata l'ultima volta di Messi in nazionale. Questo, se proprio questa è stata la sua ultima partita, stava diventando, minuto dopo minuto durante i minuti in campo, persino più grande e schiacciante della possibilità concreta di vincere il secondo Mondiale di fila.

In ultimo è doveroso lasciare una nota di merito a Ronaldo, che seppur coi suoi soli 3 gol, non possiamo certo dire che ha fatto un signor mondiale. Ma, una nota di considerazione va anche a lui, perché seppur si sia visto più fragile in campo, abbiamo visto l'ultima volta forse con la maglia della Nazionale, il più grande atleta che forse il calcio ha potuto vedere e godersi. Il non accontentarsi mai, ha superato di gran lunga il suo successo.
Dopo un tabellone di fase finale al cardiopalmo, che ha visto sfide sensazionali, siamo arrivati all'atto conclusivo con la finalissima di tra Spagna ed Argentina dello scorso 19 luglio 2026. Una finale tiratissima, andata ai tempi supplementari sullo 0-0 dopo un finale regolamentare nervosissimo per l'appunto con l'espulsione di Enzo Fernández e i gesti del tutto antisportivi e incontrollati di Paredes subito dopo il fischio finale. A decidere tutto al minuto ‘106 è stato il gol siglato da Ferran Torres da subentrato, che ha consegnato alla Spagna il suo secondo titolo mondiale battendo la resistenza albiceleste per 1-0. Una finale molto simile quella del 2014, persa sempre dall'Argentina, con il gol di Mario Götze. Da subentrato ai supplementari, aveva siglato l’1-0 portando i tedeschi sul tetto del mondo. Alle furie rosse piace vincere con il risultato ai supplementari con il risultato di 1-0. Successe anche nel 2010, al primo trionfo mondiale della loro storia, con il gol di Andrés Iniesta ai danni dell’Olanda al minuto 115’.


Questo Mondiale dunque si è evinto da attimi di dolcezza ad attimi di pura scarica di adrenalina. Questo mix di emozioni ha restituito dignità a un'edizione che rischiava di passare alla storia solo per le sue storture. Ma se anche questo Mondiale è stato quello dei grandi marcatori, alla fine ha vinto la squadra più "squadra" di tutte: la Spagna, il gruppo più equilibrato tra tutti i reparti subendo solo un gol, non avendo avuto certamente un eccelso bomber ma una. Se Rodri poi ha vinto il titolo di miglior giocatore della competizione, è anche per questo motivo: in un'architettura tattica vincente in cui la Spagna ha mostrato così tanto spirito collettivo e pochissimo individualismo, era davvero difficile dare un premio singolo a qualcuno più che a un altro.

A volte si lascia il segno anche da leader silenzioso, ed è assolutamente giusto che abbia vinto lui; anche se, a dirla tutta, lo si sarebbe potuto dare anche a un certo Lamine Yamal, non solo per il talento, ma per l'immenso valore geopolitico, sociale e di rappresentanza sportiva che ha saputo portare prima di questo palcoscenico globale, lasciando una preghiera prima di festeggiare, sventolando la bandiera palestinese prima di sorridere.

Sorridendo così, per la Coppa più significativa che un giocatore di calcio possa arrivare a conquistare a soli 19 anni e 6 giorni. Precisando, ora sta dietro solo a un certo Bergomi (nell'82 a 18 anni e 200 giorni) e primo ancora Pelè (nel '58 a 17 anni e 248 giorni), come il solo terzo giocatore più veloce della storia a conquistare tale Coppa. Oltre contando che diventa il più giovane di sempre a vincere sia Europei, sia Mondiale.

La sensazione finale è che la parte pulita del calcio sembra che abbia finalmente vinto la sua battaglia contro i palazzi del potere. Perché alla fine, per fortuna, la coppa si vince ancora segnando un gol in più dell'avversario sul campo, e non con un decreto presidenziale o una stretta di mano a Zurigo con Infantino.

E però, un ultimo grande però. Nonostante oggi, nonostante finalizzato l'esito, ritengo che non siamo sufficientemente pronti per dire che tra noi diversi popoli del mondo abbiamo trovato la pace (distante certamente anni luce). Ma di certo, in questa edizione, la vera vena del calcio e del gol, con certi giocatori più di altri, hanno risposto presente, scegliendo di riscrivere la storia e regalare gioia ai tifosi del mondo, pure quelli attualmente più feriti e più emarginati al mondo come i palestinesi e la loro bandiera.

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