Ancora lui, Jannik Sinner. Per il secondo anno di fila riempie l’Italia di orgoglio e si presenta in finale nel torneo più importante di tutti: Wimbledon. Affronterà Zverev, secondo al mondo, reduce dalla grande vittoria al Roland Garros contro Cobolli. Come una rivincita per l’Italia rappresentata da Sinner, si proverà a fare la storia. In tutte le finali giocate contro il tedesco, ha sempre avuto la meglio l’altoatesino. La finale più prestigiosa è di certo quella a Melbourne nel 2025, un Australian Open vinto in tre set. A maggio, nel Master 1000 di Madrid, ha battuto il tedesco in appena 57 minuti. Zverev arriverà sicuramente carico e pieno di voglia di fare. Prima finale a Wimbledon per lui, al termine di un cammino fin qui con poche sbavature. Dopo aver battuto Fritz 3-0, ha fatto il tris pure con la wild card britannica Arthur Fery, arrivato in semifinale da numero 114 al mondo. Jannik ha faticato nel primo turno, poi ha ottenuto solo vittorie nette, come la semifinale con Djokovic. Un 3-0 esemplare: non c’è stato nulla da fare per il serbo, che è crollato davanti al più forte. Una partita perfetta, come quella dell’anno scorso, o forse ancora meglio. Questa volta Sinner non ha lasciato spazio a Nole, che è stato costretto a forzare le giocate e a cercare spiragli impossibili. A tratti il serbo è sembrato stanco, anche se nasconde sempre dei grandi colpi dentro il cilindro. Non ha potuto nulla, ma non si è arreso; ha continuato a giocare, cambiando da un set all’altro impostazione, movimenti e intensità. Ha perso lucidità per la fatica fatta, ma l’avversario era sempre lì a martellare, a insistere per trovare il punto, senza pietà. Sinner ha alzato il livello del gioco e ha preso il vantaggio, conquistando quel break che Joker non ha trovato mai. Nel sesto game del secondo set, uno scambio mozzafiato da 28 colpi ha fatto alzare in piedi tutto lo stadio: una difesa disperata di Nole si è infranta contro l'ennesimo tracciante di dritto dell'azzurro, che ha sigillato il break decisivo. Perché l’italiano, quando batte, è una sentenza e rischia pochissimo: va sotto di 30, poi rimonta e vince. Tutti i set sono andati così, 6-4. Quando invece riceve: controlla, capisce, attacca e gestisce. È una condanna per l'avversario e, nonostante Djokovic si sia salvato in tante situazioni difficili – in cui si è trovato alle corde, a un passo da un game perso – reagire non è bastato. Niente ha potuto contro Jannik, che ha sradicato ogni speranza dal campo verde e si è preso il posto che gli spetta in finale. Ha rispettato l’avversario, fronteggiandolo con le dovute cautele, ma lo ha battuto e ora torna a giocarsi il trono, non più con Alcaraz, ma con il tedesco Zverev. Sarà una partita molto attesa. Un match che bloccherà un paese intero davanti alla TV, con il fiato sospeso, a spingere quel ragazzo con i capelli rossi verso l'ennesima impresa. Il tedesco cercherà la spallata della vita per ribaltare i favori del pronostico, ma Sinner ha già dimostrato di avere la freddezza dei campioni e le chiavi per scardinare il tennis del tedesco. Su quel prato verde, che ha già consacrato i più grandi di sempre, non ci sarà spazio per i rimpianti: c'è solo una pagina di storia ancora bianca, che merita di essere scritta. il countdown è iniziato, la volpe è pronta a cacciare e l'appuntamento con la gloria è lì che l’aspetta.
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