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C'è caldo, pure di notte. Spalanco la finestra, apro la persiana e chiudo gli occhi. Mi sveglio puntualmente per coprirmi, ma non prendo più sonno e allora penso, mi chiedo disperatamente: «E se tutto finisse?».
Se ci fosse solo freddo e non avessi più il bisogno di scoprirmi, di aprire tutto e liberarmi; se non ci fosse più cambiamento, come farei? Come potrei sentirmi?
È da un po' di tempo che vado a caccia di tramonti, che vivo intensamente le giornate che finiscono. È tutto così ricorrente, abitudinario, ma l’apprezzo ogni volta, perché cambia il luogo, cambia il punto di vista, cambiano i colori, le intenzioni, ma rimane fermo il momento.
Io mi eclisso ogni volta che si esaurisce quella felicità e poi ricomincio a vivere. Se non ci fosse più nulla da raccontare e dovessi eliminare tutto, mi sentirei tradito.
Ho deciso di essere il protagonista di questa vita, tanto da non voler perdere tempo; ma mi ritrovo sempre su binari senza numero, accanto a persone che sembrano passare senza restare, e non so mai se voglio salire sullo stesso treno un'altra volta.
La noia mi ha lasciato a piedi.
Stavolta ho deciso di coglierla alla sprovvista e acquistare il biglietto giusto. Era tutto programmato. L'orario era perfetto per entrambi, ci trovavamo nella stessa città, ma ci saremmo trovati ugualmente. Ti avrei desiderata anche altrove, in un luogo più freddo e più solitario, dove mi sarei sentito allo stesso modo al sicuro. Passo dopo passo, le strade si allungavano e i marciapiedi si stringevano; in mezzo a quel pomeriggio affollato, vedevo una sola persona passeggiare al mio fianco. Poi la luce ti inseguiva e io restavo fermo a guardarti, continuando a credere che tutto il resto non avesse nessun tipo di peso, nessun impatto su di noi. In alcuni momenti le parole non servivano, perché gli sguardi facevano quello sporco gioco di comunicare tutto. Il battito accelerava e ti sentivo più vicina. Che fosse un viaggio, una passeggiata, una cena o una discussione, tutto sembrava proiettarci verso qualcosa di molto più grande.
Ma la vita mi ha insegnato a non cadere per poi dovermi rialzare. Cerco un porto dove attraccare e ogni volta mi ritrovo in mare aperto, a inseguire coste che sembrano esistere solo da lontano. Conoscerti è stata una luce improvvisa, qualcosa che ha rimesso in discussione tutto quello che credevo sull’amore e su me stesso.
La prima volta che ti ho vista ho capito che c’era qualcosa di speciale in te. Ho provato a cercarti, ma restavo lontano, trascinato da ciò che mi tratteneva. Poi ho lasciato andare tutto e mi sono fatto portare verso di te dalle correnti. Ho mantenuto sempre il controllo, ma alla fine l’ho perso, nel momento in cui ti ho incontrata.
Ti lascerei andare solo se me lo chiedessi. E se tutto finisse resterei fermo a guardare, senza risposte, senza capire se fosse davvero la fine o solo il modo in cui si impara a perdere qualcuno lentamente, fino a consumarsi. E forse mi resterebbe solo questo: il silenzio con cui le cose si spegnerebbero, lasciando tutto identico fuori ma diverso dentro di me.
Ed è proprio mentre cercavo delle risposte che sul lungomare c'era un cielo di soli pianeti. Sembrava quasi magico e, in effetti, nulla si muoveva. Era tutto fermo e bastava un'istantanea per immortalarci.
La notte era più chiara del giorno, e capii che dovevo tenermela stretta.
© Punto e Virgola
