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Credevo che sentirsi libero testimoniasse una riluttanza ad essere legati, ad un nome, ad una casa, ad una genetica, ad una formula relazionale. Sbagliavo.
Credevo che confinandomi oltre il confine stabilito dalle altrui ragioni e bestemmie, avrei sconfitto gli assalitori del sempre presente, del sempre in ascolto, che avrei partecipato alle mie sole doti in qualità di soggetto pensante e attivo. Sbagliavo.
Non ti sto raccontando una storia ma piuttosto un naufragio, i pezzi galleggiano, finalmente leggibili”
(Ocean Vuong, Brevemente risplendiamo sulla terra)
Non sono mai stato propriamente libero se non quando cominciai una consapevolezza all’autoconservazione
Salvi ciò che reputi salvabile, meglio, ciò che non può passare inosservato davanti ai tuoi sistemi di coscienza, questo lo so, l’ho saputo a mie spese, scrissi “sono la biografia di un’ombra” sulla pelle di fogli vuoti, l’inchiostro è più tenue delle confidenze a cuore distrutto che troppo spesso prevaricano gli altrui spazi, facendo ammalare la terra dell’abbondanza.
Sento nuovamente forte la corruzione, la macchia contagiosa che ha lasciato l'ingresso libero ai ladri del senso.
Sento premere questa profezia in una cicatrice che imita le rovine.
La mia casa ha posto ogni postura sopra macerie sporche di cera calda
si sciolgono i tessuti dell'ombra privando la luce di un confessionale.
Non esiste vuoto più denso di quello sparso in quest'aria,
un vuoto mercante che vende la disgrazia a rate appetibili,
scontistiche su tristezze mute,
i sindacati non arrivano dove la quiete è apparente.
Ed io mi addobbo per le feste di chi piange senza occhi, mi disfo e mi vesto su misura della costante disfatta.
C'era sempre qualcosa di più importante
Qualcuno di più importante
Qualcosa di più sincero
Era in precedenza l'incubo di qualcuno che non aveva potuto dirlo e così una lunga fila di priorità urgenti che non davano mai l'idea di terminare.
Così quando è arrivato il mio turno, avevo grattato via talmente forte la mia disperazione che in ospedale mi hanno domandato se avessi un nome.
Non testimonio una sconfitta ma un'attesa
una forzata attesa che mi ha concesso un contatto costante con le spalle di chi mi precedeva.
Ho imparato a fare lo stesso
ho imparato a dare ordine di essere visto e ascoltato
non avevo un nome ma avevo una richiesta per le tue attenzioni, quindi una lunga storia.
L'amore mischiato con il risentimento diventa prigionia
e un prigioniero che conosce solo l’estinzione, a che altro può aspirare?
dal mio testo “Sulla corruzione”
Capisci allora che quando parli di libertà e ti slanci
verso un piccolo campo di appartenenza un po' più in là rispetto alle tue ferite gravitazionali
sei già nella clessidra di un altro movimento che ti precede traducendoti da almeno qualche dinastia di lacrima.
Parlo
nel mentre la vita dell’uomo ricorre al tradimento come
il sangue che viene volutamente esposto alle fiere della mente così ho un corpo
così ho realmente un corpo
non solo perché mi è detto
non solo perché è composto
così ho un corpo
e se piango ho una coscienza
questo lo sapevi lo dicevi spesso
ma anche tu avevi emorragie prive di materia dove confluire quindi gravi tuoni sul corpo
Ammutinavi le tue ore dure contro lo spazio che ti dedicavo
perché la voce era mancata ad entrambi ma le tue grida avevano subito più lune
Ti scrivo da lontano, ti dico le parole sopravvissute, in questo mi sento libero, rivendico la mia natura schiacciata e ti chiedo il permesso di respirare.
Sei severa, mi stai ancora ascoltando?
Ti ho vista prendere sassolini per una spiaggia sabbiosa
Dicevi la sabbia ha bisogno di fratelli ma anche di sentimenti di inferiorità che ci fosse un parco grande e uno piccolo che tutto fosse in ordine per il carnevale postumo che ci fosse tanta gravidanza nell’aria molti elicotteri giocattolo e taglietti da forbice strappata
Dicevi sai che sei proprio carino ma lo dicevi di notte quando l’unico riflesso in volto era una luce in ombra e ci percorreva la sostanza del sonno
Mi dicevi guarda come sei bello ed eri sulle mie cosce come un animale ferito che beve prima di morire
Sei andata via per fare qualcosa e so che non saresti tornata
Stai morendo senza di me
Una bellissima idea che non ho fortunatamente avuto ieri
Mi domando cosa ci sia di sbagliato nel dire qualcosa che non saprai qualcosa che non vedrai qualcosa e basta mentre muoio senza di te
Per me nella morte non c’è il silenzio dicevi perché il silenzio non esiste nemmeno in mare e tu il mare lo conoscevi come un segreto
Io sostenevo che il silenzio ci sarà per la nostra faccia per le nostre bocche saremo pieni di silenzio e ristoro per i randagi del piano inferiore per le teste mute e tessitrici di trame viola saremo silenzio e non avremo più voce non avremo più il permesso di sbattere le porte dicevo e questo non è male le porte sbattute mi hanno sempre sporcato di paura.
Saremo anche noi vuoti probabilmente ma vuoti perché svuotati vuoti perché leccati via dal nostro guscio da un desiderio brillante sepolto nella nostra afflizione capisci moriamo solamente perché abbiamo vissuto lentamente crepiamo perché profondamente respiriamo.
È un trucco e nessuno ci applaudirà.
dal mio diario
Questo è invece per te che leggi, per te che ascolti, per te che probabilmente non mi capisci ma potenzialmente mi senti.
Ci sono luoghi in cui ti sei preservato
confezioni di vuoto che hanno premuto abbastanza forte da derivare in un ustione
dopotutto siamo cicatrici di un bosco che brucia, lo sai.
Non so in quali condizioni riposi questa tua virgola scivolata oltre il crollo
non so quale ritmo conti per prescriversi un respiro
non so
non so
ma tu sì
tu sai cosa sanguina ancora
il perché
tu sì
sai cosa è realmente libero perché alla parola Libertà si è aggrappato ha bevuto
ha evitato di soffocare con quella parola in bocca ha elemosinato per te altra sabbia altra distinzione.
Tu sai affinché io non sappia mai le coordinate dei tuoi denti.
Servivi a custodire i disarmi, le rese incondizionate, eri un’altra astuzia del mondo che ha fame di sacrifici, che cicatrizza i propri sogni nelle gravidanze affinché le bestie possano partorire astri camminanti.
Ti scrivo da quest’unica disperazione comune
noi alleati del taglio
siamo un dizionario dell’abbandono.
Fai fede a questo
renditi fiducia
e se mai dovessi perdere l’orientamento
ripercorri i sentieri della polvere
© Punto e Virgola