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Ho scritto questo breve testo in dedica ad una persona cara, un gioco, è da provare, da provare e vedere dove scompare e riappare la fantasia nostra. Provateci prima di far l’amore, durante, dopo. “Facciamo che…”
Facciamo che le nostre nozze siano umide di promesse e che le forme del materasso derivino in messe di sabbia
Facciamo che i sogni sognino e che nel sogno dei sogni esistano architetture di speranza
Facciamo che la pelle sia un’altalena Che la luce sia una mamma distratta Che le tue dita siano tappeti senza regia
Facciamo che le cronache delle stanze non vengano assistite da lancette scalze ma da suoni in misericordia di melodia Provaci lalala tintin spatapum Canta di te, suona noi
Facciamo che facciamo parte di un perpetuo orgasmo cosmico sì sì facciamo che il mondo sia sintomo del piacere e e che una stella derivi dal sogno sbriciolato di una candela blu
Facciamo che dai Comuni polvere nei quali pedalano i nostri nomi emerga sempre un odore di terra e che i traffici commerciali del grano vengano sorretti dal ministero delle cicale
Facciamo che siamo reti Facciamo che siamo rese Facciamo che siamo serre anche per gli stagni
Facciamo che le foglie ci invitino regolarmente alle prime delle loro cadute Che un suono mi eviti, al fine di donarsi alla cura di un battesimo Che una macchia abbellisca Che un calcolo risultati errato, alla fine Che un semaforo scioperi Facciamo che una cabina telefonica contatti il sindacato dei ricordi per devolvere la propria nostalgia in beneficenza Facciamo che una guerra diserti, nascondendosi nel nido di un dubbio Che una banca del sangue chieda il permesso di soggiorno ad un sogno Facciamo che un trafficante d’armi si dimetta e che adesso, proprio adesso, in questo periodo abitabile, esprimibile, egli scriva libri per bambini senza patria
Facciamo che Dio è una bambina di gioia che taglia margherite solo per trasformarle in corone da donare alla corte degli alberi Facciamo che giochiamo a questo gioco e che in questo gioco esista una tana, una per liberarci tutti e che, le coordinate di questo respiro, le conosca solo il silenzio della debolezza
Autore
Alberto Caprioli