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Futuri Possibili
Capita spesso, in quelle sere un pò confuse, piene di pensieri ronzanti per la testa, che io e Bianca andiamo a sederci sui gradini davanti alla cattedrale e cerchiamo di mettere un po’ d’ordine alle nostre confusioni. Basta che una delle due prenda l’iniziativa chiamando l’altra e si va.
«Stasera Duomo?»
«Vai, Duomo»
Così è capitato anche in questo gelido sabato sera di gennaio. Salgo in macchina e vado a prendere la mia amica. Ad accompagnarmi c’è il solito Franco126. La lista dei miei brani preferiti propone Futuri Possibili.
“Perfetto” penso con ironia “anche stasera si comincia con un pò di allegria.”
Arrivo da Bianca che mi aspetta sotto casa sorridente con due birre in mano. Appena sale invade la macchina con la sua luminosità. Parliamo del più e del meno, mi racconta della sua giornata, i treni presi e le corse per tornare a casa. Parcheggiamo e ci dirigiamo verso il centro, quasi in silenzio, sappiamo che i discorsi importanti sono riservati a dopo. Nel percorso ci passano accanto famiglie, coetanei, ragazzini, alla ricerca del caldo di qualche locale. Noi controcorrente abbracciamo l’aria invernale e andiamo a sistemarci sulla pietra fredda con le nostre birre, pronte per riscaldarci. Bianca si accende una sigaretta e, dopo qualche tiro, inizia con le confessioni. Il sorriso che le illuminava il viso è ora sfumato.
«Ho paura, una paura folle. Forse è più un’ansia che si è impossessata di me, da dentro, lentamente. Vedo tutti andare, correre decisi verso i loro obiettivi. Io non so a che punto sono e dove voglio arrivare. Mi sento ferma»
«Io non penso che tu sia ferma»
«E invece sì, non dire cazzate solo per rincuorarmi. Lettere non so se mi piace, mi metto davanti ai libri e non riesco a memorizzare. Il solo pensiero che tra qualche mese dovrò ricominciare a dare esami mi fa stare male»
«Stai anche facendo la cameriera, non è facile lavorare e studiare insieme. Penso sia normale avere un pò di difficoltà»
«No non è quello, potrei fare tutte e due le cose insieme senza problemi. Per te è facile, tu sai cosa stai facendo e ti piace, prenderai la laurea e andrai a lavorare in un asilo. Sai di avere un futuro, io invece credo di aver sbagliato tutto»
«Il problema dunque è che non sai cosa fare?»
«Esatto» si ferma, aspira lentamente il fumo della sua sigaretta mentre cerca di afferrare ciò che le affolla la mente, e continua «Anzi, credo sia più complicato di così, è qualcosa di più profondo. Questa cosa mi logora. Quando incontro parenti e conoscenti e mi chiedono cosa faccio, io non so che dire. E’ la realtà, non sto facendo niente, e loro lo percepiscono, mi guardano con sufficienza. Mi fa sentire persa in un mondo in cui tutti camminano avanti, dritti e sicuri di sé»
Prendo la mia birra e la guardo. Le sta costando caro fare questo discorso, Bianca è una di quelle persone che difficilmente si apre quando sta male. Era arrivata al punto in cui aveva sentito il bisogno di concretizzare con le parole quello che le bruciava dentro da tempo, e ora erano uscite di getto, agitate.
«Secondo me nessuno sa bene cosa sta facendo, nemmeno a cinquant’anni»
Bianca mi guarda male, pensa sia il mio solito discorso confortante.
«No, no, dico davvero. Pensaci, soprattutto a quest’età, a vent’anni, stiamo provando, andiamo tutti un pò a tentoni. Anche io, dato che mi pensi così decisa, non lo sono. Sto facendo la cosa giusta? Chi lo sa. Sempre se di giusto o non giusto si può parlare.»
«Ecco la filosofa»
«Credo che in generale le persone siano convinte che la propria vita sia come salire delle scale. Mi spiego meglio: ognuno di noi continua a salire e man mano che sale, ad ogni piano raggiunge uno di quegli obiettivi fondamentali da compiere. Laurea, un lavoro appagante, la relazione perfetta che porterà ad avere dei figli, la pensione e poi infine la morte. Ecco, senza l’aver attraversato uno di questi piani la vita, sempre secondo l’ottica generale della società, è una vita incompleta, vuota. Allora ognuno di noi si cimenta in questa salita perchè è così che si deve fare. Ad alcuni va bene, trovano la loro felicità ad ogni nuovo piano che incontrano nella loro scalata. Altri invece vogliono fermarsi, correre o tornare indietro. Non so se hai capito cosa intendo, sai che a volte sono un pò contorta»
«Si, credo di aver capito cosa vuoi dire»
«Non esiste un manuale delle istruzioni, ogni persona deve vivere come gli va, non come va agli altri. Non tutti siamo fatti per lo studio o per un lungo matrimonio. Ognuno trova la propria felicità a modo suo, nelle proprie cose. E questo non vuol dire che valga meno di un’altra»
«Se analizzo razionalmente, cercando di estraniarmi dalla mia situazione, sono d’accordo con te anche io la penso così. Ma la confusione non si sopisce»
«Certo, lo so. Questo perché viviamo in un mondo chiuso, impostato e che non vuole vedere la vita nella sua interezza, nelle sue mille possibilità. Inoltre abbiamo vent’anni cazzo! Iniziamo a conoscere e a vivere a pieno solo ora. Anche io non vedo un futuro preciso, il motivo è che davanti a me vedo diversi orizzonti. Magari si, finirò l’università e inizierò a fare la maestra, oppure con i soldi che sto guadagnando piano piano con il lavoro viaggerò il mondo o mi trasferirò ad Amsterdam da sola e lì ricomincerò tutto. Sarebbe carino anche aprire un rifugio in montagna, svegliarsi ogni mattina all’alba e vivere nella natura. E’ tutto così vago eppure così bello, possiamo fare talmente tante cose e questo pensiero mi provoca un senso di vertigine piacevole. Non esistono schemi preimpostati»
«Dovremmo liberarcene, veniamo giudicati attraverso quelli dagli altri»
«Purtroppo si tende a fare in questo modo, e anche chi lo fa ingabbia se stesso in questo schema, in un certo senso si limita. Le persone non si definiscono in base al pezzo di carta che riescono ad ottenere e lo stipendio che portano a casa ogni mese. Siamo altro, molto di più»
«Grazie, è bello parlare con te. Mi piace come riesci ad addentrarti nelle sfumature delle cose. Scusami se stasera il mio umore è un pò pesante»
«Non devi scusarti, anche a me piace parlare con te. La tua non è una paura banale, anzi significa che non vuoi arrenderti allo schema, a salire le scale. Poi siamo in Duomo, qui è d’obbligo fare questi discorsi. Vuoi un pò?» Le offro la mia birra, che non ha aiutato tanto a scaldarmi. Gennaio è sempre gennaio.
«Si grazie, te ne rubo un pò»
La prende, se la porta alle labbra ma poi ci ripensa e la alza.
«A noi, ai nostri futuri possibili»
Autore
Viola Mattioli