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Un respiro profondo, una tazzina di caffè e Battisti. Poi inizio a scrivere.
Sognando — e risognandoti — tutto sembrava così reale da non crederci. Quella mattina non volli svegliarmi: volevo continuare a guardarti con occhi diversi. Volevo che rimanessimo abbracciati fino a esaurirci.
Dentro a un bacio il mondo finiva, e noi eravamo i soli a giocare con le nostre vite. Quell'amore che tanto idealizzavo era nostro: dichiarato, consapevole. Mi sentivo meglio, come se fosse l'unica cosa che avessi sempre dovuto trovare, l'ultimo tassello mancante, la soluzione di tutti i miei problemi.
Ma l'amore non cresce sugli alberi, quel momento sarebbe finito: una volta sveglio non mi sarebbe rimasto nulla. Non ho mai avuto così tanto coraggio nella mia vita come quella notte. Lei sembrava così complice come se sapesse tutto. I suoi occhi parlavano, ma nel sogno non c'erano suoni, solo incessanti sguardi. Le sue mani stringevano le mie e mi sentivo al sicuro.
L'unico nemico era il tempo, passava inesorabile con il fiato sul collo del mio inconscio, pronto a lasciarmi — anche se solo per un istante — dentro a una nuova dimensione. Prima del risveglio mi convinsi che sarei rimasto incatenato a una menzogna. Ma la verità è più forte dei sogni, e solo dormendo non potevo accorgermene.
Tutti i giorni apro gli occhi in un limbo e non mi spingo mai oltre. Nel sogno ero libero di amarti, ma era tutto dentro la mia testa. Come se la tempesta esistesse sia fuori che dentro di me, incurante del mio benessere. La tua presenza m’incoraggiava senza un motivo preciso: ma percepivo la tua protezione, nonostante la mia incredulità.
Mi trovavo in una situazione mai provata. Ero fermo, pallido, distratto mentre ti osservavo. Tu eri felice, rosata, attenta a sorridermi. Mi svegliai senza altri ricordi, conservando solo quell'attimo: la sintesi del nostro incontro, il momento più importante. Poi, il vuoto.
Mi chiedo se questo sogno sia un messaggio inconscio, un motivo per venirti a cercare e parlarti. Continuo a non avere certezze. In fondo, questo episodio non può nemmeno illudermi, non alimenta speranze, non brucia tappe, non allevia dolori acuti. Questa sensazione di vuoto certifica quanto sia più forte la paura del coraggio, l’abbandono più dell’amore, la sofferenza più del desiderio.
Non ti cerco perché l’immobilità è normale per chi si limita a sognare. Non verrò a prenderti: dovrò lasciarti andare. E non sapremo nulla l’uno dell’altra. Dovrò trovare la forza di abbattere l’albero. Non cadrà al suolo neanche l’amore, nemmeno il coraggio. Solo la realtà dei fatti.
Dovrei svegliarmi, ma non dai sogni. Sentirmi più forte di tutte le paure e dirti, finalmente, chi sono.
Autore
Massimiliano Rossetti