Nel numero di febbraio di Punto e Virgola abbiamo intervistato Peter Gomez. Co-fondatore de Il Fatto Quotidiano e direttore de ilfattoquotidiano.it. Dopo la scuola di giornalismo inizia a lavorare al quotidiano l’Arena, di Verona. Trasferitosi a Milano nel 1986 inizia a lavorare al Giornale di Montanelli, per poi passare a La Voce. Dal 1996 è all’Espresso, dove lavora come inviato occupandosi dei più importanti casi di corruzione politica, giudiziaria e di mafia. Come scritto nella sua biografia che si trova sul Fatto è nato a New York nel 1963, tifa per l’Inter e, se fosse stato abbastanza bravo, avrebbe voluto fare il giocatore di basket; e prima o poi proverà a pubblicare un romanzo. Giornalista e autore che da decenni rappresenta una delle voci più rigorose e riconoscibili del panorama informativo italiano. Ne è nato un dialogo intenso, articolato e senza scorciatoie, capace di tenere insieme passione letteraria, memoria professionale e analisi critica del presente.
L’intervista si apre con una riflessione sulla scrittura e sulla letteratura, intese non come ornamento del mestiere giornalistico, ma come fondamento etico e linguistico del raccontare la realtà. Gomez ripercorre l’origine del suo rapporto con la parola, il desiderio – mai abbandonato – di scrivere un romanzo e l’importanza, soprattutto per i giovani giornalisti, di formarsi anche attraverso la grande narrativa.
Ampio spazio è dedicato alla figura di Indro Montanelli, maestro decisivo nella sua formazione. Gomez ne restituisce un ritratto umano e professionale, soffermandosi sul valore dell’indipendenza e sulla responsabilità individuale del giornalista, condensata in una celebre frase che ancora oggi orienta il suo lavoro.
Il confronto si sposta poi su Silvio Berlusconi, simbolo di un sistema di potere che Gomez ha analizzato e criticato a lungo, pur senza averlo mai intervistato direttamente. A partire dall’esperienza televisiva de Le Confessioni, il direttore riflette sul senso delle domande scomode, sui limiti dell’intervista e sui personaggi – della politica e dello spettacolo – che più lo hanno messo in difficoltà.
Non manca uno sguardo lucido e disincantato sull’Italia di ieri e di oggi: da Mani Pulite alle trasformazioni del sistema politico, fino al tema sempre attuale delle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni. L’attualità più recente emerge infine nel giudizio sul governo Meloni e sullo stato di salute del giornalismo politico, interrogandosi sulla capacità dei media di porre domande realmente incisive al potere.
A chiudere, come da tradizione, il consiglio di tre libri, che diventano ulteriori indizi per comprendere il percorso culturale e umano di un giornalista che ha fatto della coerenza e del rigore il proprio tratto distintivo.
Autore
Antonio Mainolfi
Alessandro Mainolfi
Massimiliano Rossetti
Riccardo Maradini
Samuele Vegna
