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La scorsa notte mi sono svegliato tutto sudato, col cuore pieno di angoscia. Avevo fatto un sogno assurdo, anche se, a pensarci bene, forse tanto assurdo non era.
In sogno mi apparve un uomo. Era caduto, per sua sfortuna, in un pozzo. Non riusciva a risalire e cominciava a sentirsi perduto. Presto, però, si accorse che, sotto di lui, c’era un altro pozzo.
«Chi c’è laggiù?» chiese.
«Sono un altro uomo, proprio come te. Anch’io ero lassù. Cercavo di salire e sono caduto in quest’altro pozzo» rispose una voce dal basso.
«Non ci sono appigli? Qualcosa che possa aiutarti a risalire?» domandò l’uomo più in alto.
«No, qui non c’è niente. Solo un altro pozzo, con dentro un altro uomo che chiede aiuto come me. Dice che, sotto di lui, ce n’è un altro ancora. Ma dimmi: lassù, da te, non c’è una corda?»
L’uomo guardò attorno per qualche secondo e poi rispose:
«No, non c’è nessuna corda qui.»
In realtà, la corda c’era.
Se l’avesse gettata, e se ognuno avesse fatto lo stesso, lentamente tutti sarebbero risaliti. Una volta raggiunto il pozzo più in alto, con la forza del loro numero, qualcuno sarebbe arrivato all’aperto e avrebbe potuto salvare anche gli altri.
Ma l’uomo esitò. Pensò che, così facendo, tutti sarebbero stati liberi come lui. Avrebbe perso il privilegio di essere il più vicino alla libertà.
E decise di tacere.
Smise di guardare il cielo, che gli ricordava la sua prigionia, e cominciò a guardare in basso. L’invidia degli altri uomini lo faceva sentire potente, diverso, privilegiato.
In verità, ogni pozzo aveva una corda.
Eppure, pur sperando di salire al livello superiore, nessuno voleva che i più disperati arrivassero al proprio. Così tutti preferivano restare prigionieri, purché ci fosse qualcuno più in basso di loro.
Che sogno assurdo.
Forse avevo mangiato pesante quella sera.
Autore
Riccardo Maradini