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Ammetto che non ero pienamente convinto di espormi nuovamente sul Referendum del 22-23 marzo, avendo già dedicato un articolo alla “Schiforma” di Nordio. Ma l’importanza del tema mi impone di fare la mia parte, per fare sapere alle persone le conseguenze nefaste di questa Riforma. Mi sembra inutile dire frasi come: “voto no a questo referendum perché sono di sinistra”, per due motivi: innanzitutto perché non mi ritengo un uomo di Sinistra, ma soprattutto perché qui non c’entrano niente Destra e Sinistra: qui é in gioco la separazione dei poteri nata dalla mente di Montesquieu. Questa Riforma, infatti, secondo gli stessi sostenitori del Si, è solo un antipasto, che vuole aprire la strada alla sottoposizione del PM al potere politico. D’altronde, non esiste Paese al mondo, con carriere separate tra Giudici e PM, che non abbia il PM sottoposto all’esecutivo. Inoltre, oggi giudici e pubblici ministeri sono “sostanzialmente separati”: solo lo 0,2% cambia funzione, a causa delle Leggi Mastella e Castelli. Ma, oggi, l’obiettivo che hanno è lo stesso: l’accertamento della Verità. Perché oggi il PM non è, come dicono molti ignoranti, l’avvocato dell’accusa: se un PM non ha le prove necessarie per rinviare a processo un suo imputato, ha il DOVERE di chiederne o l’assoluzione o il proscioglimento. È questo quello che prevede il nostro ordinamento oggi. La riforma presenta poi aspetti altamente demenziali, ne elenco solo alcuni: Nella formazione dei 3 CSM (perché viene di fatto triplicato l’attuale CSM, con annessi costi e spese ulteriori), la quota di Giudici e PM viene scelta tramite un sorteggio secco, quindi tra tutti i magistrati/ giudici che operano in Italia. Invece, la quota laica, ovvero i politici all’interno del CSM, saranno scelti sorteggiando i nomi da una lista scelta preliminarmente dal parlamento: in pratica, il parlamento potrà cooptare i propri membri all’interno di un ente che dovrebbe essere autonomo dalla politica. Se non volete credere alle mie parole, credete alle parole di Nicola Gratteri: «Questa riforma si propone di realizzare due Csm separati e l’Alta Corte e prevede che il sorteggio per i magistrati sia secco, cioè si sorteggia tra tutti i magistrati. Per i membri laici, però, il Parlamento sceglie tra una serie di candidati e tra questi ne sorteggia 10 per il Csm dei giudici e altri 10 per il Csm dei pubblici ministeri. In pratica, i componenti laici saranno nominati e non sorteggiati». Ma c’è un altro cavallo di battaglia del Fronte del Si: “oggi i giudici sono appiattiti sui PM e, dal momento che questi fanno parte della stessa corporazione, finiscono per darsi ragione a vicenda”. Ovviamente questi signori non sanno di cosa parlano. Oltre agli esempi concreti, sono anche i numeri a dimostrare quanto spesso ci sia difformità tra le decisioni dei PM e quelle dei giudici. Secondo i dati statistici, riportati in un articolo di giustiziainsieme.it, nei tribunali le assoluzioni nel merito sono passate dal 23% nel 2012 e 2013 al 39% nel 2019. Andando a dati più recenti, secondo le cifre fornite dal primo presidente della Cassazione, Pietro Curzio, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022, quasi il 64% dei procedimenti che escono dalle Procure, dopo la fine delle indagini preliminari, viene archiviato: si tratta di quasi 430 mila fascicoli. E ancora: se guardiamo alle sentenze di primo grado definite dal primo luglio 2020 al 30 giugno 2021, nei giudizi ordinari ci sono state il 54,8% di assoluzioni, con l’immediato si scende al 27,2%, con il giudizio direttissimo si risale al 40,4% (percentuali pubblicate dal Sole24ore, citando dati del ministero della Giustizia). Questi dati dimostrano come non ci sia alcun appiattimento del giudice sul Pubblico Ministero, in quanto capita molto spesso che le richieste dei PM vengano respinte dai giudici, anche senza separare le carriere.
Ma parliamo ora della tripartizione del Consiglio Superiore della Magistratura: ci sarà un Csm per i giudici (10 laici + 20 togati), uno per i PM (10 laici + 20 togati) e un’Alta corte disciplinare (6 laici + 9 togati). Di conseguenza, San Carletto ha compiuto il miracolo della moltiplicazione dei posti e dei costi: oggi un consigliere guadagna 240 mila euro all’anno, più rimborsi spese per altre 50 mila euro. Il Csm oggi costa 43 milioni, 5,9 per i consiglieri, 27,8 per il personale, 8,3 per beni e servizi, 2,2 per gli assegni ai laici, 1,2 per indennità seduta, 1,3 per rimborsi delle missioni. Nonché 700 mila euro per l’assicurazione sanitaria. I preziosi addetti all’ufficio studi costano 1,2 milioni. I buoni pasto per tutti ne succhiano 300 mila. Acquisto e manutenzione di attrezzature elettroniche per 860 mila, 3 milioni per aggiornare i pc. Biglietti, hotel, catering per dibattiti da 800 mila euro. Tutto, e dico tutto, triplicato; e siamo oltre i 150 milioni di euro l’anno.
Infine, un punto delicatissimo della nuova disciplina riguarda i ricorsi: mentre ora le decisioni della Sezione disciplinare del Csm possono essere impugnate in Cassazione, contro le sentenze dell’Alta corte si potrà fare appello solo alla stessa Alta corte, che deciderà in secondo grado “senza la partecipazione dei componenti” che si sono espressi in primo. Insomma, un magistrato sospeso o radiato non potrà mai rivolgersi a un giudice indipendente per far riesaminare il suo caso, ma solo a un organo nominato per due quinti dalla politica.
Per tutta questa serie di ragioni, credo che si sia capito che voterò NO a questa riforma, nel caso in cui a qualcuno dovesse interessare il mio modestissimo parere.
Autore
Riccardo Maradini