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“Cosa fai dopo scuola?”, chiede un bambino delle elementari a Roma al suo amichetto.
“Vado a Magicland, vuoi unirti?”, risponde di tutto punto l’amico. “Wow, un nuovo parco divertimenti? Chissà quante giostre bellissime ci saranno”, inizia a fantasticare il nostro studente elementare, che spera di poter fare un giro sulla ruota panoramica.
“Un parco divertimenti? Giostre? Ma sei matto. No no. Ora ti spiego io cos’è: hai presente il parco a Valmontone, quello dove si fanno i picnic?”, incalza l’amico, che si chiama Giorgio Mitra. “Si, certo che so dove è. Che bello. Mettono lì il Bruco Mela?”, risponde sempre più incuriosito lo studente, tale Marco Innocente. Marco, che come ogni bimbo avrebbe fatto, aveva già iniziato a fantasticare sulle giostre, si era perso il fatto che Giorgio gli aveva detto che Magicland non era un parco giochi. "Insisti ancora col bruco mela? Quella è roba da perdenti. A Magicland non peschi le paperelle dallo stagno. A Magicland ci si diverte davvero, anzi. Si impara divertendosi”. Matteo era un pò confuso. Ci si diverte e si impara anche… caspita. Però non è un parco divertimenti, e non è nemmeno la scuola. “Oh no - sobbalza Marco - non sarà mica uno di quei doposcuola noiosissimi dove ti fanno fare i lavoretti col sale”.
Giorgio Mitra tace. Guarda Matteo con la supponenza di chi si sente grande. Di chi vuole essere adulto, di chi è forte, di chi è capo.
I due si fissano. Uno spera nelle giostre e di poter evitare i lavoretti. L’altro, Giorgio Mitra, sta per deludere l’amico. Se ne è reso conto, e se ne compiace. Conosciamo tutti quella sensazione, quel piacere di apparire saggi, di stupire.
Giorgio incalza, con tono minaccioso: “Basta, mi hai stancato. Fottiti tu, il bruco mela e i lavoretti. Sei proprio un bambino, non saresti mai un bravo soldato”.
“Fottiti? Un soldato?”, ma che ha mangiato di strano Giorgio stamattina a colazione, riflette Matteo. "Perché sei cattivo con me?”, gli chiede allora.
“Non sono cattivo - risponde l’amico - Sei tu che non capisci. A Magicland ti insegnano il combattimento militare. Ci sono quelli dell’esercito, con l’uniforme e il fucile. Loro ti fanno vedere come si arrestano i cattivi, quelli veri. Te l’avevo detto, ti diverti e impari anche”.
“Ma che schifo! - dice disgustato Matteo - Io voglio andare sui dischi volanti, mica essere Rambo”.
Si sente una voce che chiama. E’ la mamma di Matteo, che lo invita a salire in macchina, per tornare a casa.
I due amici non si salutano. Giorgio è soddisfatto: lui è quello grande, l’uomo. A lui piacciono le armi, non gli fanno paura.
Matteo è triste e confuso. Sale in macchina, la mamma gli dà un bacio in fronte.
“Forse Giorgio scherzava”, pensa tra sè e sè.
Matteo torna a casa, fa i compiti, arriva la sera. Torna a casa suo fratello maggiore.
Matteo non resiste. Sta ancora pensando al suo discorso con Giorgio. “Cosa è Magicland?”, chiede al fratello.
Cosa è Magicland? Me lo chiedo anche io. Un abominio, mi rispondo.
Magicland, un nome un programma. Appena ne ho sentito parlare, anche io, come Matteo, ho pensato al nuovo Gardaland. Ero fuori strada.
Magicland è una "dimostrazione dinamica e interattiva di metodi di combattimento militare con il coinvolgimento del pubblico". Uno spettacolo "consigliato per tutti i livelli scolastici".
Sembra una barzelletta, è realtà.
In una locandina apparsa sui social due giorni fa e poi immediatamente scomparsa, viene spiegato il progetto. Nel parco divertimenti di Valmontone, paese a pochi chilometri da Roma, un’area sarà devoluta per 45 minuti al "campo di addestramento dell’esercito”.
Sulla locandina,c'è la foto di uomini in tuta mimetica mentre irrompono in un edificio, armati di fucili, con la scritta arcobaleno: “School days – A MagicLand giocando s’impara!”. A sollevare il caso è stato il quotidiano La Repubblica. Dopo le polemiche, la locandina è stata eliminata da tutti i profili del parco divertimenti. Nel programma dell’iniziativa “School Days” dedicata alle scolaresche, prevista il 13 e il 14 maggio, sono elencate attività per studentesse e studenti di istituti primari e secondari di primo grado che coinvolgono le forze dell’ordine. La settima attività di queste giornate è il “Metodo di combattimento militare” ed è curata dalla Scuola di Fanteria dell’esercito. Nello specifico, si tratta di una “dimostrazione dinamica e interattiva ispirata al metodo di combattimento militare adottato in contesti urbani”. Ma certo, come Trump. Lui ha già l’ICE, ora tocca a noi da brave ochette far vedere che come lui addestriamo al combattimento urbano. Ci manca solo lo slogan “Re-migrazione” e siamo proprio come gli americani. Oh, certo, americani brava gente. Lo diceva anche Gaber. Ma cosa ci azzeccano le scuole? Gli organizzatori di Magicland sono stati chiari: “Gli studenti assisteranno a una simulazione realistica di ingresso in un centro abitato con individuazione, immobilizzazione e trasporto di un elemento ostile. L’attività include una parte pratica con coinvolgimento del pubblico e approfondimenti sul ruolo dell’Esercito in operazioni di sicurezza e tutela collettiva”. In che forma saranno coinvolti i giovanissimi spettatori, non è noto L’amministratore delegato di MagicLand, Guido Zucchi, a Repubblica ha dichiarato che “il post è stato pubblicato a quattro mani con un referente che ci è stato indicato direttamente dall’Esercito” per una questione di licenze. I social sono in delirio e la gente grida allo scandalo. Dall’alto, silenzio. Quel silenzio che motiva e stimola chi, come Giorgio Mitra, delle armi non ha paura. Di chi è affascinato dalla violenza, di chi ritiene la forza l’unica via. Caro Matteo Innocente, io sono con te. Continua a sognare il bruco mela.
E voi, che siete in alto, vergognatevi. La democrazia, l’Italia e gli italiani non dovrebbero essere con voi. Voi che volete che un bambino di 6 anni, ripeto, 6 anni, assista alla dimostrazione su come si immobilizza un elemento ostile. Ostile poi, su quali basi? Ostile perché è immigrato, forse? Vergogna. Rimettiamo anche taglio e cucito alle scuole elementari per le ragazze, dato che educazione militare è già in programma. Vergogna.
Autore
Alberto Ferrari