3
Uno dei leitmotiv più in voga nella società contemporanea riprende la massima thatcheriana “There Is No Alternative”, quella postura nella quale accettiamo, di fatto, la crescita economica come unica via per lo sviluppo della società umana. Quello slogan, utilizzato più volte dalla Premier inglese negli anni ’80 (ma ampiamente ripreso da altri capi di Stato, si pensi al “Es gibt keine Alternative” della CDU, nella Germania di metà anni ’90) non solo sanciva il passaggio dello Stato dal suo ruolo di regolatore a quello di garante degli interessi privati e del mercato, era soprattutto un manifesto programmatico del progetto neoliberista: non sarebbe potuto esistere un modello alternativo alla società neoliberale, quindi alla crescita infinita. Quella tesi si inseriva in una strategia multilivello, a quel punto già decennale, che prevedeva di limitare progressivamente l'intervento pubblico, in favore del libero mercato, promuovendo la concorrenza, la deregolamentazione e la riduzione della spesa pubblica per i servizi sociali. Ma quelle quattro parole ebbero la forza di codificare il messaggio in un imperativo che non lasciava margine, ostruiva immaginazioni altre, assumeva il governo dell’inconscio collettivo.
Oggi, quarant’anni più tardi ci troviamo a fare i conti con le drammatiche ricadute sociali, psichiche e ambientali di quel dogma, scontrandoci ogni giorno con la fatica di evidenziarne contraddizioni che, non solo alimentano il collasso climatico, ma contemporaneamente delegittimano ed erodono le energie di chi si impegna attivamente per il cambiamento. Due obiettivi importanti di cui questi sforzi si fanno portatori sono quello di lavorare per un tessuto di solidarietà che travalichi confini e barriere di ogni sorta; e poi quello di continuare a pensare e mettere in pratica azioni concrete che sovvertano l’ordine delle cose, quando questo si sia fossilizzato su meccanismi estrattivi, oppressivi e diseguali, che perpetuino logiche guerrafondaie, coloniali, speciste.
A Parma come molte in città della Pianura Padana le attività dei movimenti, delle associazioni e altri gruppi “dal basso” sono operativi su un fronte molto ampio di problematiche, vista la gravità di alcune crisi strutturali che gravano su quest’area geografica, come l’inquinamento dell’aria e delle acque, il consumo di suolo, la logistificazione del paesaggio padano all’insegna dei capannoni, il trasporto su gomma, i centri commerciali e la precarietà del lavoro, l’industria della carne, la perdita di biodiversità vegetale e animale, ma anche la poca consapevolezza ecologica propria dei contesti molto urbanizzati, e molte altre. Gli stessi progetti socio-ecologici si prefiggono specularmente una serie eterogenea di azioni per cambiare l’inerzia da un punto di vista eco-culturale. È su queste esperienze che vorrei si soffermasse l’attenzione.
La città è fervente, fertile, continuamente si arricchisce di progettualità innovative, creative e rigenerative. Mi riferisco all3 cittadin3 che investono le proprie energie per disarticolare l’ideologia neoliberale dagli spazi della città, con proposte a loro modo rivoluzionarie. Penso al Bosco Spaggiari e alla sua foresta rivoluzionaria, libera in proprietà privata; e alla Picasso Food Forest – uno dei cardini della progettualità di Parma Sostenibile – per come è riuscita a ricostituire una comunità biologica dinamica dove l’uomo è cooperante non competitore. Poco più a sud, il Centro Studi Movimenti, polo culturale, centro di ricerca e custode del pensiero critico sulla storia cittadina; mentre in centro città, Casa delle Donne, a luglio scorso ha trovato una nuova sede che sarà presidio concreto per la lotta contro la violenza di genere e ogni forma di discriminazione contro le donne e tutte le soggettività LGBTQIPA+. Qualche borgo più in là, CIAC (Centro immigrazione asilo e cooperazione onlus) è un modello di accoglienza e integrazione riconosciuto a livello nazionale. In Oltretorrente Manifattura Urbana, attraverso l’architettura, progetta paesaggi sostenibili in tutto il territorio parmense. Il DES (Distretto di Economia Solidale), organizza ogni anno Solidalia, la Festa dell’economia solidale, alla Fattoria di Vigheffio; mentre Rete e diritti in casa lotta per il diritto alla casa, supportando le famiglie sfrattate e facendo picchetti per impedire gli sfratti.
Parma Città Pubblica promuove un percorso partecipativo attraverso incontri aperti su grandi tematiche; La Paz è una squadra di calcio che combatte il razzismo e le discriminazioni attraverso lo sport. Il Consiglio Locale dei Giovani ha aperto un gruppo di lavoro sulla Piazza del Disarmo Climatico; ISDE (Associazione Italiana Medici per l’Ambiente) si pone come collante fra mondo scientifico, popolazione e amministratori per una diffusione delle conoscenze relative ai problemi della salute legati all’ambiente. Anche ADA, Associazioni Donne Ambientaliste, insieme a Legambiente Parma e WWF Parma sono impegnate nell’educazione ambientale e nella difesa degli ecosistemi. FIAB Parma promuove la mobilità sostenibile e un’urbanistica fatta a misura delle bici. Casa nel Parco – sede di Tracchete Aps – è un luogo dal grande potenziale ecologico, centro giovani, orto sociale e laboratorio artistico giovanile. I Monnezzari sono un noto esempio di impegno civile verso la cura ambientale. Insostenibile e 24fps con il cinema indipendente, gli spettacoli e le mostre portano avanti un discorso culturale sui cambiamenti climatici tra Parma e provincia. UDU Parma è il sindacato studentesco. Tardini Sostenibile e il Comitato No Cargo e le loro battaglie nevralgiche per una città più equa e meno inquinata. Senza dimenticare Arte Migrante, Rapadopa l’Orto Condiviso di Collecchio e il Circolino nel quartiere Montanara.
Certamente molte non le ho menzionate, tuttavia mi interessava tenere il punto, ossia l’incredibile diversità e determinazione trasversale all’intero ecosistema associativo parmigiano. Dove ciascuna esperienza si è fatta luogo e memoria nel proprio quartiere, cioè storia della città. E la geo-politica cittadina ne risente, ci sono nuove influenze e nuovi interessi che spingono dal basso, anch’esse produttrici di spazi nuovi. Cos'è forse tutto ciò? Esiste la possibilità di sentirsi un «noi» come fine e non come mezzo, come scrive Andrea Muni (2025)? Un «noi» sovraesteso? Un senso collettivo che trascenda le tensioni frammentarie individualistiche per farsi Città nuova, quanto sarebbe dirompente? Un nuovo modo di stare insieme che impari autopoieticamente dalle ecologie della resistenza che si sono generate al suo interno?
Questo fronte eterogeneo non è Crescita, poiché non la ritiene mai un obiettivo strategico, le singole esperienze hanno dimostrato che la soggettività quando si fa collettivo può superare l'individualismo e mettere al centro strategie realmente cooperative. Allora forse possiamo rispondere all’imperativo della crescita come comunità che conosce alternative, le ha già al suo interno: è, infatti, essa stessa già alternativa.
Due di queste realtà, Extinction Rebellion Parma – nata per catalizzare l’attenzione politica verso i disastri dell’surriscaldamento globale – e Casa del Popolo Thomas Sankara – attiva in San Leonardo, dove fa scuola d’italiano per stranieri ma è anche punto di socializzazione, uno spazio che si apre e apre altri spazi: produce luoghi – in un’azione congiunta, hanno realizzato un momento aperto all’intera cittadinanza, attivando per l’occasione la rete di associazioni sopracitata. Il 17 febbraio alle 20.30 al Cinema Astra di Parma, verrà proiettato “The Cost of Growth. A chi appartiene l’economia?”, documentario, co-prodotto da Voice Over Foundation, diretto da Thomas Maddens, scritto e interpretato da Anuna De Wever e Lena Hartog. Partendo dalla domanda “Per chi stiamo facendo crescere l’economia?”, le due attiviste – attraverso interviste a numerosi espert3 e attivist3 – indagano i costi umani e ambientali della ricerca spasmodica della crescita economica, collegando lotte locali in Serbia (estrazione del litio), Italia (ex-GKN) e Norvegia (il popolo Sami). Potremmo essere noi, i Sami, i lavoratori dell’ex GKN, le piazze stracolme di Belgrado.
Non è una semplice proiezione. L’iniziativa, che si pone l’obiettivo di sottolineare la convergenza delle lotte, dei saperi e del desiderio di cambiamento, porta a Parma un’altra decisiva urgenza politica: la lotta del Collettivo di fabbrica GKN. I lavoratori dell’ex fabbrica di semiassi per automobili, sono al quarto anno (2021) senza stipendio, nonostante ciò, hanno intrapreso un percorso di ristrutturazione industriale in autonomia, progettando da sé il futuro. Una fabbrica dei lavoratori e delle lavoratrici, socialmente integrata, allineata strutturalmente con il principio della giusta transizione sociale e ambientale. Produrranno pannelli fotovoltaici, batterie e cargo-bike a ridotto impatto ecologico, ma non hanno le forze economiche per autofinanziarsi. Per questo hanno lanciato una campagna di crowdfunding a cui anche il nostro progetto vorrebbe aggiungere un piccolo tassello. Il ricavato della proiezione del 17 febbraio sarà interamente devoluto a loro, legando Parma a quella solidarietà globale che divampa ogni giorno di più.
L’invito che rivolgo a chi sceglierà di partecipare è che le domande, le mobilitazioni popolari, le istanze degli attivisti e delle attiviste, le analisi dei ricercatori e delle ricercatrici, così le nostre emozioni da spettatori stimolate dalla visione del film, siano anche le nostre domande: precipitiamole nel nostro quotidiano, nelle strade che attraversiamo, negli ambienti di lavoro o quelli scolastici, nelle architetture della periferia, nei campi delle nostre campagne. Qual è il costo della crescita per la nostra città? Che spazio produce? Quali rapporti di forza la governano? A Parma esistono alternative?
Autore
Nicola Cavallotti