13
Il problema principale dei cambiamenti è la loro invisibilità: un seme più piccolo della mano di un neonato diventerà un’immensa quercia. È per questo che l’essere umano ha capito che è fondamentale fare previsioni e comprendere gli scenari, anche i peggiori. In atto siamo una cosa sola, ma in potenza potremmo essere infinte versioni di noi stessi.
Con questa riflessione ho deciso di raccogliere le riflessioni di politologi e analisti che seguo assiduamente nelle loro ricerche per cercare di creare un quadro chiaro di quali siano le possibilità che quella che consideravamo la democrazia più importante al mondo possa diventare l’esatto opposto. Ho cercato di riassumere tutto in precisi passaggi, in modo da rendere fruibile questo articolo a tutti e, soprattutto, farne comprendere il reale rischio. I tre simboli che vedrete -✅ 🏳️ ❌- descrivono rispettivamente:
- ✅ uno scenario già attuale ad oggi;
- 🏳️ uno scenario attualmente in corso e in fase di evoluzione;
- ❌ una possibilità che si potrebbe attuare date le circostanze prese in analisi, ma di cui ora non si può dire che sia concreta.
Il fatto allarmante non sarà vedere quante ✅ e 🏳️ ci saranno, ma comprendere quanto le croci rosse siano facilmente attualizzabili nello scenario attuale statunitense e anche in breve termine.
I tre scenari teorici sono: lo stato d’emergenza, il golpe burocratico e la guerra civile.
Lo Stato di Emergenza
Negli Stati Uniti, questo processo non richiede l'invenzione di nuove leggi, ma la rispolverata di strumenti del XIX° secolo nati per proteggere l'Unione.
- ✅ Il messaggio di necessità
- 🏳️ L’occupazione
- ❌ La sospensione dell’iter elettorale
- ❌ La sospensione delle garanzie giuridiche
✅ Il messaggio di necessità: la provocazione e l'inquadramento
Il primo passaggio non coinvolge la legge o le istituzioni, ma la comunicazione: per usare poteri straordinari, serve un nemico interno che renda la democrazia insufficiente. Questa è una prassi per i sistemi che si trasformano in autocrazie: il fascismo italiano ha utilizzato gli scioperi, la Germania nazista ha utilizzato i comunisti e i traditori del Secondo Reich; e i comunisti bolscevichi sovietici hanno utilizzato i controrivoluzionari e gli oppositori. Nella realtà statunitense, già nel 2025-26, la retorica presidenziale ha etichettato gli oppositori come vermin (parassiti) o nemici interni. Eventi come le proteste contro le deportazioni di massa vengono inquadrati non come dissenso, ma come collasso dell'ordine pubblico.
🏳️ L’occupazione: l’attivazione dell'Insurrection Act e l'esercito nelle strade
Il passaggio cruciale sarebbe l'invocazione dell'Insurrection Act del 1807. Questa legge è una clausola di uscita dalla democrazia perché permette al Presidente di schierare truppe attive sul suolo americano, bypassando i controlli normativi e legali. Dichiarare che le autorità locali (come ad esempio il sindaco di Chicago o di Minneapolis, o di New York o il governatore della California) non siano in grado o si rifiutino di proteggere i diritti costituzionali o la proprietà federale concederebbe al Presidente poteri straordinari: le truppe federali sostituirebbero la polizia locale e la gestione delle strade passerebbe dalla giustizia civile alla gerarchia militare.
In tal senso è fondamentale -e sarebbe moralmente sbagliato da parte mia non farlo- fare riferimento all’attuale situazione dell’ICE: il suo coinvolgimento in un conflitto diretto con le polizie locali non è più solo una teoria accademica, ma una realtà che abbiamo visto intensificarsi nel corso del 2025 e all'inizio del 2026. Questo scontro rappresenta il cuore della crisi di sovranità tra il Governo Federale e gli Stati del Resistance Bloc -di cui tratterò successivamente-. In un sistema federale, la polizia locale risponde al Sindaco o al Governatore, mentre l'ICE risponde direttamente al Presidente tramite l’Homeland Security. L’uso intenso dell’ICE è conseguenza del primo punto, ovvero la diffusione di un messaggio di crisi dovuta all’instabilità migratoria. Il conflitto tra l’ICE e le forze di sicurezza locali potrebbe essere cruciale per dichiarare uno stato di emergenza, fondamentale per Trump per proseguire al terzo punto.
❌ La sospensione dell’iter elettorale: le elezioni di Midterm
Chiariamo subito che, nonostante i poteri d'emergenza, il Presidente non ha l'autorità legale per sospendere o rinviare le elezioni federali. L’Articolo I della Costituzione stabilisce che è il Congresso a fissare la data delle elezioni. Una modifica richiederebbe un atto legislativo approvato da entrambe le camere (difficile se il Congresso è diviso o ostile). Tuttavia alcuni studiosi e politologi fanno notare che non è necessario sospendere le elezioni formalmente per sospenderle de facto: l'Insurrection Act potrebbe essere applicato nelle aree elettorali ostili. Se il Presidente dichiara lo stato di insurrezione in città chiave (es. Philadelphia, Detroit, Atlanta) proprio nei giorni del voto, l'esercito potrebbe imporre il coprifuoco o bloccare l'accesso ai seggi per motivi di sicurezza.
Un secondo scenario, che è anche più probabile rispetto al primo e descrive il vero rischio per le Midterm 2026, non è la sospensione del voto, ma il rifiuto di certificare i risultati: a seguito dello Schedule F che ha rimosso assetti tecnici delle istituzioni statunitensi per sostituirli con funzionari lealisti all’amministrazione -norma che affronteremo più nel dettaglio successivamente-, l’obiettivo più realistico e attualizzabile è invocare il broglio elettorale dinanzi ad eventuali elezioni che rimuoverebbero a Trump la maggioranza al Congresso e, di conseguenza, la possibilità di ottenere fondi economici per le proprie politiche. Questo porterebbe ad una crisi costituzionale dove il vincitore non può insediarsi.
❌ La sospensione delle garanzie giuridiche: la sospensione dell'Habeas Corpus
Giunti a questo punto, l’autoritarismo si sarebbe espresso dal punto di vista militare ed elettorale. L’ultimo aspetto da controllare sarebbe quello giuridico: questo è il passaggio che rappresenterebbe il punto di non ritorno. La Costituzione permette la sospensione del mandato di Habeas Corpus (il diritto di non essere detenuti senza processo) solo in casi di ribellione o invasione. Se le proteste del Resistance Bloc vengono classificate come ribellione, l'amministrazione potrebbe autorizzare detenzioni amministrative a tempo indeterminato per i leader delle proteste, giornalisti o politici d'opposizione. In questo modo si creerebbe uno Stato d’eccezione finalizzato a difendere la democrazia americana sospendendo i principi di democrazia.
Il golpe burocratico
Seppur la parola golpe rimandi ad un’idea militare di sovversione, in questo caso non c’è bisogno di carri armati in Pennsylvania Avenue, né di sospensioni formali della Costituzione. Quello a cui stiamo assistendo dodici mesi dopo l’insediamento della seconda amministrazione Trump viene definito da alcuni politologi come un golpe burocratico: lo smantellamento chirurgico dei contrappesi istituzionali attraverso l’arma più sottile di tutte, ovvero la legge. Mentre i titoli dei giornali si concentrano sulle proteste di piazza, un’enorme trasformazione sta avvenendo negli uffici federali, dove la separazione dei poteri viene sostituita da una gerarchia di lealtà assoluta. I passaggi sono semplici e alcuni già effettuati:
- ✅ eliminare le sezioni istituzionali non gradite;
- ✅ trasformare la neutralità giuridica in uno strumento di persecuzione;
- 🏳️ concentrare il potere esecutivo e legislativo in un’unica figura o organo;
- 🏳️ la cattura dell’informazione;
- ❌ la manipolazione delle elezioni;
- ❌ il soffocamento della società civile e delle università;
- ❌ lo Stato d’eccezione permanente
✅ Eliminare le sezioni istituzionali non gradite: lo "Schedule F"
Il primo atto simbolico e pratico è stata la reintroduzione dello Schedule F: l'ordine esecutivo ha riclassificato circa 50.000 funzionari di carriera (esperti di clima, salute pubblica, intelligence e giustizia) trasformandoli in dipendenti at-will, ovvero licenziabili senza giusta causa. Il ragionamento è che l’amministrazione Trump sostiene che il "Deep State" abbia sabotato il primo mandato, ma nella realtà dei fatti, come evidenziato da Everett Kelley (Presidente dell'American Federation of Government Employees), l'effetto è la fine della competenza tecnica neutrale. Al suo posto viene posta una squadra di fedelissimi pronti a eseguire ordini che i tecnici precedenti avrebbero bollato come illegali.
✅ Trasformare la neutralità giuridica in uno strumento di persecuzione: il Dipartimento di Giustizia come Spada di Damocle
Il Presidente non si limita a supervisionare l'esecutivo, ma lo incarna: nel corso del 2025, abbiamo assistito a pressioni dirette sul DOJ per avviare indagini contro ex collaboratori diventati critici e avversari politici. Non è più "il popolo contro X", ma "il Presidente contro X". Questo è lo schema classico delle democrazie illiberali: non si aboliscono i tribunali, si riempiono di giudici e procuratori lealisti finché la legge non diventa un’opinione dell’esecutivo.
🏳️ Concentrare il potere esecutivo e legislativo in un’unica figura o organo: la Guerra al Portafoglio
Forse il passaggio più audace è la sfida all'Impoundment Control Act del 1974: Trump ha dichiarato apertamente di voler ripristinare il potere presidenziale di "congelare" i fondi stanziati dal Congresso. Semplificando il sistema statunitense, il potere principale che permette al Congresso di contrapporsi al Presidente è che l’organo ha il potere di stanziare o meno fondi: il Congresso è il portafoglio della Casa Bianca. Se il Congresso approva fondi per, ad esempio, la transizione ecologica o aiuti all'Ucraina, il Presidente punta ad un’autonomia tale che gli permetta semplicemente di non spenderli. La logica è chiara: se il Presidente controlla i soldi, il Congresso diventa un organo consultivo, privo di reale potere decisionale.
Nella realtà dei fatti, se Trump riuscisse a mettere mano a questa regolamentazione, questo punto può essere considerato come compiuto.
🏳️ La cattura dell'informazione: i big contro i giornali
In un golpe burocratico, non si chiudono le testate giornalistiche con i sigilli, ma si rende "impossibile" o "pericoloso" fare giornalismo d'inchiesta. Il funzionamento può evolversi in vari modi: da una parte si possono instaurare legami con le big-tech (e tutti stiamo pensando a quella foto di Musk, Zuckenberg e Bezos alla cerimonia di Trump); dall’altra si può decomporre il sistema dell’informazione. Quest’ultimo a sua volta si può tradurre nella decostruzione dell’immagine del giornalista, come spesso Trump ha fatto trovandosi davanti a domande non gradite, oppure tramite l’asfissia: l'obiettivo non è il silenzio assoluto, ma la creazione di un ecosistema dove la verità è frammentata e i media indipendenti sono costretti a difendersi in tribunale invece di informare.
Un’eventuale revisione delle leggi sulla diffamazione per rendere più facile citare in giudizio i giornalisti, e questa è una promessa storica di Trump. In tal caso, anche questo punto può essere considerato svolto.
❌ I passaggi successivi: la manipolazione delle elezioni; il soffocamento della società civile e delle università; e lo Stato d’eccezione permanente
La manipolazione delle elezioni non si traduce in un annullamento, ma nel cambiamento delle regole, per vincerle sempre: se si procedesse su questa strada, il concetto di elezioni truccate -a cui abbiamo assistito dopo la vittoria di Biden- si evolverebbe in elezioni protette: in questo modo si includerebbe il potere di "non certificare" i risultati in contee ostili o l'introduzione di restrizioni burocratiche al voto che colpiscono selettivamente l'elettorato dell'opposizione.
Le università e le organizzazioni non governative a quel punto rimarrebbero le ultime linee di difesa del pensiero critico. Per combatterle, l’amministrazione attuerebbe regolamentazioni per tagliare i fondi o revocare lo status di esenzione fiscale alle associazioni che finanziano l'opposizione o la difesa dei diritti civili. Le università possono essere colpite attraverso la minaccia di revoca dei fondi federali se non allineano i programmi di studio (es. rimozione di studi di genere o teoria critica della razza). A tal proposito, la strategia di Viktor Orbán in Ungheria è stata esemplare quando ha costretto la Central European University a lasciare il Paese a causa di ostacoli burocratici insormontabili.
A questo punto l’ultimo passaggio sarebbe costituire e normalizzare un'emergenza permanente per giustificare poteri straordinari. A tale scopo si potrebbero utilizzare crisi -reali o percepite a questo punto non farebbe la differenza- per invocare poteri d'emergenza che non vengono più revocati. Questo permette di governare bypassando del tutto il potere legislativo. Gli autocrati hanno bisogno di una crisi (che può essere in termini migratori, economici o politici) che procuri un "evento shock" (come l'incendio del Reichstag) per compiere il salto finale: nel contesto americano, l'uso improprio del National Emergencies Act potrebbe servire a questo scopo.
La Seconda Guerra Civile Americana
Lo scenario più diffuso tra le ipotesi degli studiosi è di una Guerra Civile Fredda (o a bassa intensità): la realtà negli Stati Uniti del 2026 si discosterebbe totalmente ai campi di battaglia di Gettysburg o a quello che abbiamo visto nel capolavoro cinematografico di Civil War. Questa assomiglierebbe più ad un collasso sistemico dove lo Stato punta le armi contro sé stesso.
- 🏳️ Il crollo della fiducia verso le istituzioni;
- 🏳️ La divisione militare;
- ❌ La balcanizzazione del conflitto;
- ❌ La radicalizzazione;
- ❌ La sospensione dei servizi essenziali;
🏳️ Il crollo della fiducia verso le istituzioni: la transizione in Anocrazia;
Il primo passaggio non è un atto violento, ma un declassamento istituzionale. L'anocrazia è lo stato di terra di mezzo tra democrazia e autocrazia. Le istituzioni (Corti, Congressi locali) esistono ancora, ma perdono gradualmente la capacità di mediare i conflitti. I cittadini smettono di vedere il voto come uno strumento di cambiamento e iniziano a vedere l'avversario come un pericolo esistenziale.
🏳️ La divisione militare: la frammentazione della forza pubblica
Una guerra civile moderna inizia quando i diversi rami della forza pubblica smettono di rispondere a un'unica catena di comando. A Gennaio, abbiamo visto il governatore del Minnesota Tim Walz schierare la Guardia Nazionale statale non contro manifestanti, ma per arginare le azioni dell'ICE federale. Questo crea uno scenario senza precedenti di occupazione armata federale contro resistenza armata locale, dove non è più chiaro chi detenga il monopolio della forza legittima. Questa frammentazione si gioca su due leggi che definiscono chi può usare le armi sul suolo americano: da una parte vi è il divieto dell'uso dell'esercito federale per compiti di polizia interna e gli Stati come il Minnesota usano questa legge per dichiarare illegali le operazioni paramilitari dell'ICE nelle loro città; ma dall’altro vi è il già citato Insurrection Act con cui Trump può federalizzare la Guardia Nazionale di Walz, togliendogli il comando e mettendola sotto il Pentagono.
Il passaggio critico, che porterebbe ad un punto di non ritorno si può riassumere in una domanda: cosa succederebbe se i comandanti della Guardia Nazionale rifiutassero l'ordine di federalizzazione, rimanendo leali al Governatore? La risposta più probabile è la militarizzazione della crisi interna.
❌ La balcanizzazione del conflitto: la divisione degli USA
Il conflitto militarizzato si estenderebbe alla geografia e alla politica istituzionale: il Paese si spaccherebbe tra centri urbani (liberali) e zone rurali (conservatrici). Gli Stati del Resistance Bloc (California, Washington, New York) smetterebbero di riconoscere la validità delle sentenze della Corte Suprema o degli ordini esecutivi di Trump. Sarebbe una versione moderna della Crisi della Nullificazione del 1832, dove la Carolina del Sud dichiarò nulle le leggi federali sui dazi. Oggi, la nullificazione riguarderebbe i diritti civili, l'immigrazione e lo stato di diritto.
❌ La radicalizzazione: l’insorgenza di fazioni identitarie
In un sistema che scivola verso l'autocrazia, i gruppi paramilitari (come i resti degli Oath Keepers, Proud Boys o altre formazioni che hanno partecipato all’occupazione di Capitol Hill) smetterebbero di essere frange isolate e diventerebbero forze ausiliarie informali. Lo Stato non potrebbe legalmente arrestare tutti i dissidenti, quindi chiuderebbe un occhio o incoraggerebbe tacitamente gruppi privati a proteggere la proprietà o monitorare i seggi. Questo è ciò che accadde in Italia e in Germania durante le prime fasi della diffusione del fascismo, dove se un funzionario veniva minacciato o un oppositore aggredito da una milizia, lo Stato poteva negare la responsabilità pur beneficiando del clima di terrore che silenzia l'opposizione. Ian Bremmer osserva che il conflitto negli USA si è spostato dall'ideologia (idee diverse su tasse o sanità) all'identità (chi siamo "noi" contro chi sono "loro"). In uno scenario di autoritarismo identitario, le milizie si formerebbero per difendere il proprio quartiere o la propria cultura da minacce percepite (immigrati, attivisti LGBTQ+, minoranze religiose da una parte; ICE, repubblicani e conservatori dall’altra)
Ad oggi, con il Dipartimento di Giustizia impegnato a perseguitare i nemici interni, le comunità che si sentono colpite iniziano a formare le proprie milizie di difesa (come i gruppi di autodifesa urbana nei blocchi del Resistance Bloc). Il risultato è una nazione dove la sicurezza viene gradualmente garantita dall'appartenenza a una fazione, piuttosto che dalla legge.
❌ La sospensione dei servizi essenziali: il punto di rottura
L'ultimo passaggio prima del collasso totale sarebbe l'uso di risorse vitali come arma di guerra tra Stati e Governo Federale, esattamente come Israele è riuscita a fare a Gaza: tagliare l'elettricità o i fondi sanitari (Medicaid) agli Stati ribelli. A loro volta gli Stati risponderebbero sequestrando infrastrutture federali (basi militari, riserve auree, server di dati). Le elezioni (come le Midterm del Novembre 2026) diventerebbero impossibili da gestire in modo unitario, portando alla nascita di due amministrazioni parallele che rivendicano entrambe la legittimità.
Il "Resistance Bloc": La Nuova Linea del Fronte
Spiegati i tre scenari principali e ipotetici, ora passiamo al Resistence Bloc. Se il potere centrale si sta consolidando a Washington, la periferia sta reagendo con una forza senza precedenti. È nato quello che gli analisti chiamano il Resistance Bloc, una coalizione guidata da California, New York e Washington State, che opera come un vero e proprio governo in esilio all'interno dei confini nazionali. Come riportato dal The Guardian all'inizio del 2026, stati come la California hanno già blindato i diritti civili e l'accesso all'aborto nelle loro Costituzioni statali, creando un guscio legale per proteggere i cittadini dalle direttive federali. Il Procuratore Generale della California, Rob Bonta, ha preparato una batteria di ricorsi pronti a scattare per ogni ordine esecutivo che mini le leggi locali. Nel corso del 2025 la Guardia Nazionale inviata da Washington a Los Angeles per condurre raid migratori si è scontrata con la polizia locale istruita a non collaborare. Questo scenario di interposizione, in cui lo Stato si frappone tra il cittadino e il potere federale, evoca spettri della crisi della nullificazione del XIX° secolo. Inoltre l'amministrazione Trump ha iniziato a utilizzare il ricatto dei fondi, minacciando di tagliare miliardi in finanziamenti Medicaid se stati come New York non forniranno i dati sulle interruzioni di gravidanza. In risposta, il Resistance Bloc sta esplorando forme di autonomia finanziaria, trattenendo tasse federali per compensare i tagli, un atto che rasenta la secessione economica. La tensione tra il centro e la periferia non è più solo una disputa politica, ma una crisi di sovranità. L'analisi di Ian Bremmer -sì, lo cito davvero in ogni articolo- dell’Eurasia Group classifica gli Stati Uniti come il rischio globale numero uno. Secondo Bremmer, non siamo di fronte a una rivolta armata vecchio stile, ma a una rivoluzione istituzionale in cui le guardie della democrazia diventano i singoli Stati, che alzano ponti levatoi legali per isolarsi dal governo centrale.
Tuttavia è giusto sottolineare che nel 2026 il clima di tensione si esprime in estremismi da entrambi i lati: il concetto di protesta non si esprime più in marce pacifiche, ma di una disobbedienza civile strutturata: città intere e amministrazioni statali stanno attivamente boicottando le leggi federali, creando una nazione con due sistemi legali paralleli e incompatibili e alimentando esponenzialmente il clima d’odio interno.
Il 2026 si configura come l’anno del test finale americano: se la Corte Suprema convaliderà l'uso dei poteri d'emergenza per schiacciare la resistenza degli Stati, il modello federale americano potrebbe collassare definitivamente in favore di una presidenza imperiale. Se, al contrario, gli Stati riusciranno a resistere, gli Stati Uniti rimarranno in uno stato di stallo permanente: una democrazia funzionante solo a macchie, dove i tuoi diritti dipendono dal confine di Stato che attraversi.
Autore
Daniele Mainolfi