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Ancora una volta è necessario togliere la maschera a un regime corrotto che da anni governa attraverso la violenza, la menzogna e la repressione. Rasht, città splendida e verde del nord dell'Iran, non era soltanto un centro urbano: era un simbolo di vita. Il suo storico mercato, uno dei più vivi e importanti del Paese, rappresentava un luogo di lavoro, incontro, cultura e identità. Oggi quel mercato non esiste più. Non è stato distrutto da un incidente né da uno scontro casuale. È stato incendiato deliberatamente. Le fiamme non sono state un errore, ma uno strumento. L'obiettivo era chiaro: seminare terrore, provocare vittime e poi usare il sangue degli innocenti come arma di propaganda, attribuendo la responsabilità ai manifestanti. Ma la verità è un'altra, e merita di essere raccontata. Testimonianze dirette raccontano che uomini e donne sono riusciti a uscire vivi dall'incendio, avvolti dal fumo e dal fuoco, con le mani alzate, implorando di essere risparmiati. Non rappresentavano una minaccia. Erano sopravvissuti. E stato proprio in quel momento, davanti alle fiamme ancora accese, che le forze di repressione hanno aperto il fuoco contro di loro. Quello che è accaduto a Rasht non può essere definito mantenimento dell'ordine pubblico. Non è sicurezza. Non è legge. È crudeltà sistematica. È violenza esercitata contro civili indifesi. È un crimine che si inserisce in una lunga scia di abusi, esecuzioni e menzogne. Il silenzio internazionale rende questi crimini ancora più gravi. Perché quando il mondo non guarda, la repressione si sente legittimata a colpire ancora. Rasht non è un caso isolato. È il riflesso di un sistema che teme la verità più di ogni altra cosa. Ed è proprio per questo che raccontarla è un dovere.
Autore
Elmira Ashtari

