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ICE, ICE BABY: la controversia americana
ICE, ICE BABY: la controversia americana

ICE, ICE BABY: la controversia americana

autore
Emma ErcoliniEmma Ercolini
pubblicazione
19/01/2026
categoria
Politica e cronacaPolitica e cronaca
tempo di lettura

3

tag
TrumpTrumpICEICE
Paesi
🇺🇸Stati Uniti

Teatro della politica trumpiana.

Rappresentazione di un movimento di violenza inaudita, che sotto l’ombra del presidente degli Stati Uniti invade le strade di Mill city: questo è l’Immigration and Customs Enforcement, detto ICE.

Il Presidente degli Stati Uniti trasforma la città di Minneapolis in un attacco diretto alle amministrazioni democratiche che la governano. L’indagine di una frode interna a danno del welfare pubblico sarebbe stata la miccia a infiammare le incursioni militari degli agenti dell’ICE inviate da Trump. Tale è stato l’utilizzo dell’indagine, creare un “noi” e un “voi”, un capro espiatorio da combattere e giustificare la persecuzione, con ferocia e violenza, di molti cittadini somali che abitano nella comunità di Minneapolis.

Gli occhi del mondo cadono inevitabilmente sulla città del Minnesota che da settimane cerca di far sentire la propria voce al ritmo di “Ice Out for Good”, il movimento di protesta che si diffonde nelle piazze degli Stati Uniti, nato a nome di Renee Nicole Good, giovane donna di 37 anni uccisa da un agente dell’ICE il 7 gennaio con un colpo di pistola. Continui e sempre più violenti sono gli attacchi dell’agenzia federale a danno della popolazione di Minneapolis con la seconda amministrazione Trump.

La città conosce la presenza dell’ICE per le sue strade, per cui la comunità, per non permettere a questi ultimi di percorrerle, blocca il passaggio con le proprie auto. Proprio in uno di quei momenti Renee, salita sulla sua auto, voleva allontanarsi. Ed è così che è stata colpita da un colpo di arma da fuoco in pieno volto, congelando quell’istante.

Il movimento di protesta in nome di Renee scalpita nelle piazze della città e si diffonde negli Stati Uniti. La sua morte è stata definita come infelice e dovuta, perché, se l’agente non avesse sparato sarebbe stato investito. I video diffusi dai media mostrano una situazione differente rispetto alle dichiarazioni, per cui la donna si sarebbe allontana in macchina senza mostrare volontà di investire, ma di sfuggire. Il colpo di pistola sarebbe stato inferto, infatti, quando la macchina ancora non era in movimento e si preparava a sterzare verso destra, con il fine di evitare l’agente.

Ma cosa è l’ICE? Agenzia federale che nasce nel lontano 2003 successivamente all’attentato alle Torri Gemelle con l’amministrazione Bush. Si trova sotto il Dipartimento della Sicurezza Interna guidata da Kristi Noem. L’ICE si occupa di far rispettare le leggi sull'immigrazione illegale e combatte i reati transnazionali. Ma è ciò a cui stiamo assistendo?

Riportato dal New York Times, il manuale dell’ICE affermerebbe che gli agenti devono agire con fermezza, ma senza violenza e incorrere in azioni “fatali” solo se si pensa che la situazione possa minacciare la propria vita. Del tutto contrarie sono le azioni compiute dagli agenti attraverso le testimonianze video, che trovano voce nel web e nei social media. Gli agenti sul campo operano senza alcuna moralità, con volto coperto perseguendo e deportando persone da ogni luogo, che siano scuole, università, luoghi di culto. L’iter per gli arresti è snellito e ciò a cui si assiste sono piuttosto dei blitz militari.

Jacop Frey, sindaco di Minneapolis, si dice indignato da ciò che sta accadendo sulle sue strade e afferma che l’ICE deve andarsene, che la situazione non è più sostenibile. Sono le parole di un sindaco che si trova a dover combattere un servizio federale chiedendo alle forze di polizia locali, che si attestano essere in minor numero degli agenti dell’ICE, di difendere i concittadini.

Lo stesso governatore del Minnesota Tim Walz esorta Trump a porre fine all’assedio dell’ICE. Il Presidente che avrebbe inviato, ancora, circa 3.000 agenti sul posto. Lo stesso Presidente che imputa due mandati di “cospirazione” per Frey e Walz, poiché si dicono contrari al dispiegamento di queste forze militari nella città.

Mercoledì si è verificato un nuovo episodio di violenza che ha visto un agente ferire alla gamba con un colpo di pistola un venezuelano, in quello che si pensa essere stato un attacco mirato. Immediatamente è accorso chi ha assisto alla scena e non sono mancati scontri con gli agenti. Proprio qui il sindaco ha dichiarato che questi scontri non devono verificarsi perché è così che al caos si aggiunge altro caos: ‹‹…non contrastiamo il caos di Trump con il nostro caos››, queste le sue parole.

Questo caos è ciò che vuole il Presidente degli Stati Uniti dichiarando il possibile utilizzo dell’Insurrection act, legge del 1807, che si pone il fine di anestetizzare l’insurrezione con lo schieramento militare. Quel caos è minaccia nelle parole di Trump che non esiterà a mettere in atto, alimentando un’escalation già in corso.

Durante la conferenza stampa tenuta giovedì la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt si è scontrata con un giornalista presente, accusandolo, secondo le sue stesse parole di essere ‹‹un giornalista di parte con posizioni di sinistra››, a cui a seguire dice ‹‹attivista di sinistra››. Alla domanda critica verso le azioni dell’ICE che il giornalista ha posto, per cui presentava dati dell’anno precedente dalle carcerazioni effettuate dall’ICE all’evento dei primi di gennaio, Leavitt risponde con una domanda. Chiede l’opinione del reporter, annullando il confronto. Questo è ciò che si dice utilizzo di un linguaggio ordinario, ignorare la domanda rispondendo con ulteriori asserzioni a difesa.

Ma è questo ciò di cui si vuole parlare, ancora di “posizioni di sinistra” quando si cerca fatti e argomentazioni solide?

Parliamo di un uso della forza come unica forma di potere, come imposizione del proprio volere.

Parliamo di violenza, la stessa violenza che invade quelle strade e porta con sé un sentimento di odio, contribuendo ad aumentare la distanza da una, già, perduta umanità.

Autore

Emma ErcoliniEmma Ercolini

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