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L’ordinamento penale italiano presume che un minore fino a 14 anni non sia in grado di prestare un consenso valido ai rapporti sessuali. Quindi il consenso, anche se espresso, non ha rilevanza scriminante. La legge italiana prevede pene da cinque a dieci anni per gli atti sessuali con minori, da sei a dodici per la violenza sessuale aggravata. Nel caso della bambina violentata (e rimasta incinta) dal 29enne che lavorava in un centro di accoglienza per richiedenti asilo, il GUP del Tribunale di Brescia ha deciso di riqualificare il reato contestato inizialmente dalla Procura da violenza sessuale aggravata su minore in atti sessuali con minorenne. La pena più bassa fa discutere sul senso della giustizia applicata in quanto si parla di "atto consensuale".
Ma cosa può aver contribuito alla riqualificazione della pena?
Siccome l'età della vittima al momento della violenza non può essere aumentata e il fatto criminoso sussiste con prove inconfutabili, si potrebbe trattare di una persistenza culturale profonda che ancora influisce sul sistema giudiziario.
Non si può parlare di consenso a 10 anni. E quando lo si fa, anche implicitamente, è un errore tecnico, morale, aberrante: è il riemergere di una logica antica che trasformava la vittima in corresponsabile attraverso il suo stesso corpo. Infatti esiste una tradizione interpretativa che ha trasformato il diritto in una biologia morale del corpo femminile.
Sembra assurdo dirlo oggi, ma nei trattati seicenteschi, tramandati fino al Settecento da autori come Prospero Farinacci, Benedict Carpzov e Matthew Hale, la gravidanza poteva essere considerata un indizio di consenso, al nostro tempo idea completamente superata... ma sembra esserci una continuità sotterranea che ancora suggerisce che senza desiderio né piacere, non può probabilmente esservi concepimento e dunque non può esserci violenza sessuale conclamata.
L’idea che il corpo “dica la verità” più della persona. La tendenza a sessualizzare anche l’infanzia femminile. La difficoltà a pensare la violenza senza una “provocazione” che l'abbia suscitata, non sono anomalie individuali: sono sedimenti storici inflitrati nell'applicazione della giustizia.
Ovviamente oggi nessuno direbbe apertamente: “se è rimasta incinta, allora era consenziente”, ma la matrice mentale può sopravvivere in forme attenuate:
- “non ha opposto resistenza”
- “il rapporto non è stato violento”
- “c’era una relazione”
- “non è chiaro il dissenso dunque è consenso”
Sono tutte varianti moderne dello stesso schema: il consenso non come atto della volontà, ma come assenza di segni di rifiuto, o peggio, come esito del corpo, di un corpo biologicamente già fecondo.
Nel caso di una bambina, questo è ancora più grave: il diritto dovrebbe proteggere proprio dove la volontà non può esistere come consenso. Ed è assurdo pensare come una bambina di 10 anni sia giuridicamente capace di consenso. Non è una valutazione morale, ma strutturale: manca la possibilità stessa di comprendere, scegliere, rifiutare. La Magistratura Italiana sta facendo una cosa molto precisa: sta reintroducendo surrettiziamente un’idea premoderna di consenso, non più fondata sull’età o sulla volontà.
Ovviamente alla Magistratura non mancano i parametri scientifici di riferimento, parametri ampiamente assecondati durante la pandemia del 2020. Sebbene potrebbe sembrare un'antitesi per assurdo e la stessa OMS non sia fonte di diritto normativo vincolante, è stato dichiarato a seguito di studi condotti sullo sviluppo del cervello umano, in particolare le aree responsabili della regolazione emotiva e del controllo degli impulsi, che la sua completa maturazione giunge in media intorno ai 24–25 anni... Questo dettaglio farà sorridere i lettori - a maggior ragione se pensiamo a soggetti che sembrano non raggiungere mai l'agognata maturità emotiva - ma allo stesso tempo implica un controsenso assoluto: la bambina aveva 10 anni e compiere atti sessuali su minori, non è una variante ludica ma resta
una violenza sessuale aggravata dal fatto che la vittima sia cognitivamente incapace di intendere e di volere, ma capace di sognare un mondo ancora incantato e innocente fino a prova contraria.
Autore
Mariavittoria Dotti


