Facevo finta di dormire per sognare. E sognavo la bellezza delle stelle in forma umana. Mia madre mi diceva: «Sei solo un sognatore. Sogni, sogni… sogni stupidaggini».
Quelle che una madre, nella tipica inclinazione all’educazione volontarista, chiamava stupidaggini — per timore che potessero scollegare i piedi del proprio figlio dalla realtà — diventarono invece un mondo. Un mondo che finì per vestire il mondo intero.
Valentino Garavani era quel figlio: il sognatore innamorato della bellezza e della vita che scorre nel rosso, quella luce incarnata che riveste la donna con la lunghezza d’onda più estesa nello spettro del visibile.
Il senso della bellezza, per Valentino, nacque proprio dal visibile, dal rapimento estetico e sensuale del bello e del raro. Un incanto visivo che non possiede, ma obbliga; che non trattiene, ma chiama. Chiama alla responsabilità dello sguardo che si apre sulla vita come una conchiglia restituita dal mare.
Col tempo, la visione estetica incontra l’etica e si evolve in riflessione. L'iniziale “rapimento” dell’esteriore — il colpo d’occhio, il dettaglio, la perfezione formale — diventa mezzo, non fine. La bellezza autentica, sembra dirci l’opera matura di Valentino, è qualcosa di profondamente interno.
Il sogno che la bellezza potesse custodire la profondità della femminilità rende il suo lavoro un gesto quasi morale: vestire significa prendersi cura. L’abito non domina il corpo, lo accompagna; non impone, ma rivela. In questo senso, la sua estetica si avvicina a una concezione classica della bellezza, come equilibrio tra forma e verità, tra eleganza e stile.
Indossare l’idealismo di Valentino significa avviare una guarigione dalla ferita patriarcale. La donna è pensata come ab solutus: sciolta, autonoma, libera. Una donna che non ha bisogno di mascolinizzarsi per conquistare potere o parità.
Per questo, oltre a essere l’ultimo coraggioso neoclassicista della storia della moda, Valentino appare come il Novalis della seta: portatore di un idealismo magico in cui l’Io può trasformare il mondo attraverso la forza del pensiero e della volontà.
«Nessuno cresce se non è sognato», scriveva Danilo Dolci. E quando non c’è nessuno che ci sogna da fuori, dobbiamo essere noi gli autori della nostra profezia.
Valentino Garavani è questo: una vita come trionfo della volontà, la volontà di continuare a essere — dopo il sogno, o dopo il diluvio.
Autore
Mariavittoria Dotti

