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La fiera di Parma EOS 2026, tra esportazioni di armi, profitti miliardari e teatri di guerra
La fiera di Parma EOS 2026, tra esportazioni di armi, profitti miliardari e teatri di guerra

La fiera di Parma EOS 2026, tra esportazioni di armi, profitti miliardari e teatri di guerra

autore
Alessandro MainolfiAlessandro Mainolfi
pubblicazione
16/01/2026
categoria
Politica e cronacaPolitica e cronaca
tempo di lettura

5

tag
guerraguerraarmiarmi

A Parma va in scena ciò che molti considerano uno scempio della morale. Dal 28 al 30 marzo 2026, le Fiere di Parma ospiteranno l’EOS Show (European Outdoor Show) — un evento che, nel nome dell'immancabile richiamo all'Europa, celebra una delle invenzioni più controverse dell'umanità: le armi. Sembra quasi un paradosso che accada proprio nella nostra città, eppure l’evento si inserisce perfettamente nel clima di riarmo che sta attraversando il continente. La fiera riunisce oltre 400 aziende e più di 700 marchi globali, con una presenza massiccia di produttori italiani di armi civili, munizioni e componentistica. Tra questi figurano nomi storici che tutti conosciamo come Benelli Armi, Fiocchi Munizioni, Baschieri & Pellagri, Perazzi, Tanfoglio, Caesar Guerini, fino alla celebre Beretta. Ricordo che quest'ultimo gruppo (ma non è il solo) è stato al centro di un'inchiesta di OPAL Brescia e SaferGlobe Finland per aver sfruttato le lacune normative europee (vi piace l'Europa ma ospitate chi non ne rispetta i principi da decenni?). Nel 2011, la controllata finlandese Sako Oy (membro orgoglioso del Beretta Holding Group) ha fornito 205 fucili sniper alle forze speciali del Bahrein poco prima della repressione sanguinosa ai danni dei manifestanti democratici nella capitale Manama. L'esportazione, seppur autorizzata per i fucili (e anche questo non si comprende), ha comunque evitato i controlli militari su 20 tonnellate di munizioni e accessori correlati, portando Amnesty International e altre ONG a citare in giudizio l'azienda e il governo finlandese. Col passare degli anni ulteriori inchieste hanno rivelato come Beretta utilizzi le proprie filiali estere (in Finlandia, Turchia o USA) per aggirare le restrizioni nazionali. Inoltre, tra il 2009 e il 2011, Sako ha triangolato 1100 fucili militari verso la sede di Gardone V.T. per poi riesportarli verso paesi come l'Albania o il Kazakistan, aggirando il rigore delle leggi finlandesi. Come sottolineato dagli analisti di OPAL, l'uso di multinazionali e marchi come Stoeger (Turchia) rende spesso vane le legislazioni italiane, permettendo al gruppo di rifornire regimi accusati di violazioni dei diritti umani. Nonostante il poc'anzi retaggio descritto, i rappresentanti di queste industrie siederanno sorridenti nei loro stand a Parma, beneficiando di un evento presentato come un punto di riferimento per gli appassionati di "outdoor". Ma sorge spontanea una domanda: si può davvero definire "passione" un’attività che ha come fine ultimo l’uccisione di esseri viventi?Naturalmente, la fiera è molto più di un raduno sportivo; è il riflesso di un quadro industriale miliardario. Il settore dell’export italiano di armamenti genera profitti enormi che vanno ben oltre l'uso venatorio, toccando forniture belliche per governi stranieri. Sul tema, il presidente dell'Azione Cattolica Giuseppe Notarstefano ha dichiarato nel 2025: «Chiediamo ai parlamentari di fermarsi in nome della comune umanità che ripudia la guerra, contro il falso realismo che vorrebbe giustificare l'opacità del commercio di armi.» Il governo poi c'entra sempre. I dati ufficiali mostrano che nel 2024 le autorizzazioni all’esportazione di materiali di armamento sono arrivate a quasi 8 miliardi di euro complessivi, includendo esportazioni e intermediazioni militari: ma l'Italia non ripudiava la guerra? Una grande parte di queste autorizzazioni riguarda “materiali”, una categoria molto ampia che include armi e munizioni di vario tipo. Le licenze sono state concesse per circa 90 Paesi diversi. Sono proprio questi ultimi numeri a confermare che l’Italia mantiene un ruolo di rilievo tra i fornitori globali di armamenti, collocandosi stabilmente tra i primi sei paesi esportatori secondo i principali archivi internazionali del settore. Il valore dell’export di armi, da sempre centrale nell'economia dei paesi occidentali, è cresciuto in modo significativo sopratutto in questi ultimi anni, così drammatici e politicamente vuoti, nella gestione dell'aumento dei conflitti e delle nuove tensioni internazionali. Secondo i dati più recenti che tutti abbiamo letto ma che, in questo articolo, è bene ricordare, l’Italia ha autorizzato esportazioni di armamenti verso l’Ucraina per oltre 643 milioni di euro tra il 2022 e il 2024. Le autorizzazioni includono munizioni e materiali classificati come “armamenti”, ma i rapporti ufficiali non specificano quali aziende italiane abbiano firmato i contratti né quali prodotti siano stati consegnati in concreto. E anche qui bisogna ripetersi, lo abbiamo scritto tante volte: la democrazia non è possibile se i cittadini non vengono informati su ogni questione e se non hanno possibilità di scegliere: sappiamo chi ha fornito queste armi? No. Abbiamo potuto votare per l'invio o il riarmo? No. Allora questa non è democrazia! Ché la democrazia era intesa da chi l'ha inventata, cioè gli Ateniesi, come un sistema in cui tutti i cittadini votano per ogni scelta. Comunque, pur non potendo attribuire direttamente esportazioni a singole imprese come Beretta o Fiocchi Munizioni, la tipologia di materiali autorizzati rientra nei settori in cui queste aziende operano, in particolare per quanto riguarda munizioni e armi leggere. 2 + 2 fa quattro, e questa è una verità matematica. Altro tema è la situazione delle esportazioni italiane verso Israele. Diversi analisti e indagini giornalistiche riferiscono che, nonostante il Governo italiano abbia annunciato la sospensione di nuove licenze di export dopo l’ottobre 2023, le esportazioni di armi, munizioni e componenti sono continuate dalla provincia di Brescia fino almeno a metà 2025, con un valore cumulativo di quasi 1,5 milioni di euro secondo i dati ISTAT. Le consegne, stimate da osservatori indipendenti, comprendevano parti e accessori di armi, anche se non era chiaro se queste fossero destinate alle forze armate o ad altri utenti civili o paramilitari. Questa dinamica rende evidenti i limiti del sistema di controllo italiano: anche quando formalmente nuove autorizzazioni non vengono rilasciate, le licenze precedentemente concesse possono restare operative per molto tempo, consentendo alle aziende di sviluppare esportazioni in teatri di conflitto. La soluzione sarebbe non produrre armi, chiudere gli stabilimenti e investire su altro, ma è un metodo troppo ragionevole per la politica. In merito a ciò, le associazioni Codici e Adusbef hanno sottolineato nell'agosto 2025 che «L'Italia si è dotata di una legge chiara che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra. Non possiamo permettere che questa norma venga elusa nel silenzio delle istituzioni.» Riprendendo il filo del discorso. Le aziende che partecipano all’EOS Show di Parma sono attori riconosciuti nella produzione di armi leggere e munizioni, categorie che costituiscono una porzione consistente dell’export italiano di materiali di armi. Anche se non esistono registrazioni pubbliche ufficiali che colleghino contratti con Paesi in guerra a nomi specifici di queste aziende, le loro linee di prodotto – fucili, pistole e munizioni di piccolo calibro – rientrano esattamente nelle categorie di materiali per cui sono state concesse autorizzazioni all’export. Beretta e Benelli sono marchi italiani storici di armi leggere con reti commerciali diffuse a livello internazionale, spesso esportate attraverso filiali o distributori esteri. Fiocchi Munizioni, parte di un gruppo internazionale, produce munizioni civili e professionali distribuite in oltre 100 Paesi, incluse attività produttive all’estero. Baschieri & Pellagri e altre aziende di munizionamento, pur focalizzate sul mercato civile, contribuiscono alla produzione nazionale di munizioni, che rientra nelle categorie di export autorizzate. La partecipazione di queste imprese a Parma segnala il loro ruolo attivo nel mercato globale delle armi leggere e delle munizioni, che per alcuni Paesi costituisce anche un canale indiretto verso teatri di conflitto. Il fatto che l’Italia mantenga livelli elevati di esportazioni di armamenti ha anche implicazioni economiche dirette. Le aziende coinvolte beneficiano di un mercato estero ampio e in alcuni casi di contratti governativi su larga scala. Il valore totale delle esportazioni autorizzate nel 2024 – quasi 8 miliardi di euro – suggerisce che anche produttori di armi leggere e munizioni godono di condizioni favorevoli di mercato, grazie alla domanda internazionale. Allo stesso tempo, le critiche alla legge italiana che regola l’export (Legge 185/1990) si concentrano sulla trasparenza insufficiente: non essendo obbligatorio pubblicare i dettagli sui singoli destinatari o sulle aziende coinvolte, diventa difficile per osservatori indipendenti verificare in modo puntuale l’effettivo utilizzo dei prodotti esportati soprattutto quando questi raggiungono aree di conflitto o zone altamente instabili. L'analista Giorgio Beretta (Rete Pace Disarmo) ha ammonito nel 2025: «Il rischio è dare l'addio alla trasparenza. Senza informazioni analitiche, la società civile non potrà più denunciare le esportazioni a regimi autoritari.» Ciò vale anche per le imprese presenti a Parma, le cui esportazioni oltre confine non sono soggette a obbligo di pubblicazione nominativa nei report governativi. D'altro canto, Carlo Festucci (Segretario AIAD) difende la riforma della legge nel 2025 sostenendo che: «L'obiettivo della modifica legislativa non è di abbassare il livello di controllo, ma anzi di alzarlo, passando la responsabilità a un comitato di ministri per garantire efficienza a un settore chiave.» La fiera di Parma 2026 è, per l’industria italiana delle armi leggere, un momento di visibilità internazionale. Le aziende presenti rappresentano comparti produttivi che partecipano a un mercato globale in crescita e che è stato oggetto di autorizzazioni governative italiane verso Paesi coinvolti in conflitti armati. Sebbene i dati ufficiali non consentano di attribuire esportazioni specifiche a singole imprese tra quelle espositrici, le categorie di prodotti che esse offrono rientrano nelle stesse categorie di materiali di armamento per cui sono state rilasciate licenze di export verso l’Ucraina e, in misura minore, verso Israele sulla base di licenze pregresse. Allora è evidente che, la partecipazione delle aziende di Parma a un evento così rilevante del settore si svolge in un contesto in cui profitti, export internazionale e conflitti globali si intrecciano, sollevando questioni sia economiche sia di trasparenza normativa nel controllo delle esportazioni di armi italiane. Come ricordato da Papa Francesco nei suoi messaggi del 2025: «È un'assurda contraddizione parlare di pace e, allo stesso tempo, promuovere o consentire il commercio di armi.»

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Alessandro MainolfiAlessandro Mainolfi

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