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Lingue mai stucche
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autore
Riccardo MaradiniRiccardo Maradini
pubblicazione
27/12/2025
categoria
Politica e cronacaPolitica e cronaca
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3

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Tra poco avremo l’opportunità di ascoltare il messaggio di fine anno del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Più che per il discorso, senza nulla togliere a Mattarella, non vediamo l’ora di leggere le “lingue felpate” dei giornaloni commentare, nei giorni successivi, il suddetto discorso. Nell’attesa ripercorriamo i migliori peana del 2025 rivolti al Colle.

Già prima del discorso dello scorso anno, Michele Masneri si superò: “Miracolo sul Colle. Globetrotter, impassibile, inappuntabile. Contro nemici veri e immaginari, a 83 anni Sergio Mattarella rimane saldo al timone del Quirinale, e sorride pure. Ci sono le t-shirt stile Metallica… Ogni giorno Mattarella si sveglia e sa che deve correre più veloce di qualcuno che gli chiede di non firmare una legge” (Michele Masneri, Foglio, 28.12).

Poi Mattarella parlò, e i giornali si illuminarono d’immenso. Il Corriere ne rimase talmente elettrizzato da segnalare in prima pagina la “scossa di Mattarella”; invece Repubblica ha preferito puntare sulla “scossa di Mattarella”, mentre la Stampa ha optato per “la scossa di Mattarella”. Il mondo è bello perché è vario. Il Domani era incontenibile: “A sinistra tutti pazzi per l’Agenda Mattarella” (Domani, 3.1). Infatti, la gente non pensava ad altro dopo le feste.

Poi, per fortuna, grazie ad un abile lavoro del Governo Meloni, l’Iran libera Cecilia Sala. E i giornali, per l’occasione, non trovano niente di meglio che riciclare il discorso di Capodanno: Carlo Verdelli sul Corriere della Sera: “Tra i risultati, certamente non voluti, di queste ore di gloria della premier c’è anche l’aver definitivamente archiviato un appello al Paese che meritava ben altra eco”. Quello di Mattarella, “il discorso della speranza”, “uno dei più intensi e profetici dei suoi dieci messaggi di auguri alla Nazione”, frutto di un “pacato ma denso quarto d’ora”. Anche Massimo Giannini, sul Venerdì di Repubblica, cede al languore quirinalizio: “Ho fatto bene a fidarmi. È stato giusto rinunciare all’espatrio in Svizzera per restare e ascoltare il messaggio di fine d’anno del Capo dello Stato. Il Picconatore Gentile Sergio Mattarella, almeno lui, mi ha dato valide ragioni per scommettere su un 2025 migliore”.

Tra fine gennaio e inizio febbraio abbiamo un ritorno prodigioso delle lingue, per celebrare i suoi 10 anni al Quirinale: “Mattarella, il presidente che ha addomesticato i barbari dell’antipolitica” (Alessandro de Angelis, Stampa, 29.1). “Mattarella, la spinta gentile del Colle” (Antonio Polito, Corriere della sera, 30.1). “10 anni, un record di permanenza. L’idea di uno Stato-comunità e la sintonia con gli italiani” (Marzio Breda, Corriere della sera, 30.1). “10 anni di Mattarella. La consacrazione come statista pop” (Messaggero, 31.1). “Mattarella fa dieci anni, Meloni rovina la festa” (Massimo Giannini, Repubblica.it, 31.1). “Il segreto di Mattarella: garante timido e discreto, piace anche a chi non vota” (Stampa, 31.1). “La pazienza di Mattarella” (Marcello Sorgi, Stampa, 2.2). “I nuovi eroi di Mattarella” (Repubblica, 2.2).

Ma ci stavamo dimenticando uno dei superpoteri del Presidente; San Francesco ammansiva il lupo di Gubbio e San Sergio difende l’Europa dai populismi e dai sovranismi di ogni genere: “Mattarella unico argine alla sete di potere di Musk e Putin” (Dubbio, 7.2). “Mattarella fa muro contro il tycoon Musk. Pressing per l’intesa sui satelliti” (Stampa, 10.3). “Il Colle: ‘No all’incontro con Musk. Tocca al governo, non a Mattarella’” (Stampa, 11.3). “Mattarella scuote l’Europa” (Messaggero, 25.3). “Dazi, il bazooka di Mattarella” (Giornale, 25.3).

Ma è abile anche di tirare per i capelli l’intero Continente: “Europa, la scossa del Colle”, “Quel richiamo all’orgoglio dei nostri valori” (Corriere della sera, 7.9). “Mattarella sprona l’Europa”, “Quel monito del presidente” (Repubblica, 7.9). “Lo scudo di Mattarella”, “Quello scatto di dignità” (Stampa, 7.9). “Il videomessaggio di Mattarella è uno sprone e, in parte, un’arringa in difesa dell’Europa” (Messaggero, 7.9).

Ma scopriamo, da Marco Follini, che Mattarella è anche etereo, santo come il Papa: “Il potere di Sergio Mattarella è, per così dire, metafisico” (Marco Follini, Stampa, 17.4).

Ma il Pallone d’Oro della Lingua Felpata lo vince, a mio gusto soggettivo, Fabrizio Roncone: “Così regolarmente alziamo lo sguardo verso il Quirinale. Ormai, una specie di tic. E lassù? Che dice, che pensa il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella? Formidabile custode della nostra Costituzione… ha vigilato su questo Paese e sulle sue tremende debolezze… È stato abilissimo a trovare soluzioni alle crisi… Autorevole, rigoroso, giusto… era, e resta, la nostra unica certezza. Purissima fortuna, averlo lassù, al Quirinale” (Fabrizio Roncone, Sette-Corriere della sera, 7.3)

Nella Divina Commedia Dante colloca gli adulatori nella II Bolgia dell'VIII Cerchio, fraudolenti in quanto ingannarono i potenti con le loro lusinghe per fini personali. Compaiono nella seconda parte del Canto XVIII dell'Inferno e sono completamente immersi nello sterco, di cui la Bolgia è ripiena in modo simile a una latrina o a un canale di scolo, intenti tra l'altro a colpirsi con le loro mani. Tra di essi Dante colloca il lucchese Alessio Interminelli, morto forse dopo il 1295:

E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco,

vidi un col capo sì di merda lordo,

che non parea s’era laico o cherco.                     

Quei mi sgridò: «Perché se’ tu sì gordo

di riguardar più me che li altri brutti?».

E io a lui: «Perché, se ben ricordo,         

già t’ho veduto coi capelli asciutti,

e se’ Alessio Interminei da Lucca:

però t’adocchio più che li altri tutti».                             

Ed elli allor, battendosi la zucca:

«Qua giù m’hanno sommerso le lusinghe

ond’io non ebbi mai la lingua stucca».

Pensate se Dante leggesse i giornali oggi, quanto si divertirebbe!

Autore

Riccardo MaradiniRiccardo Maradini

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