4
Il curriculum di Andrea Murari, candidato del centrosinistra alle elezioni comunali di Mantova del 2026, evidenzia un profilo politico-amministrativo solido e radicato nel territorio.
Nato a Mantova il 17 giugno 1983, Murari è in possesso di una laurea magistrale e ha sviluppato nel tempo una competenza specifica nei settori della pianificazione territoriale e delle politiche ambientali. La sua attività professionale, avviata almeno dal 2011, si è infatti intrecciata con un impegno pubblico crescente, soprattutto su temi legati all’urbanistica, alla sostenibilità e alla gestione del territorio.
Il suo percorso politico inizia con il ruolo di consigliere comunale, incarico ricoperto tra il 2010 e il 2015. Successivamente ha assunto anche responsabilità di partito, diventando segretario cittadino del Partito Democratico a Mantova, consolidando così il proprio radicamento nella vita politica locale.
Dal 2020 è assessore nel Comune di Mantova, nella giunta guidata dal sindaco uscente Mattia Palazzi. Nel corso degli anni ha gestito deleghe rilevanti, tra cui ambiente, pianificazione territoriale, rigenerazione urbana, politiche energetiche, edilizia privata e valorizzazione dei laghi. Complessivamente, la sua esperienza come assessore si estende per circa un decennio, includendo anche precedenti mandati amministrativi.
La candidatura a sindaco nel 2026 si inserisce quindi in un percorso di continuità amministrativa, sostenuto da una coalizione ampia di centrosinistra. Il suo profilo si caratterizza per l’esperienza maturata nella gestione della macchina comunale e per una specializzazione nei temi ambientali e urbanistici, considerati centrali per lo sviluppo futuro della città.
Quali sono i temi chiave della campagna e quali sono gli elementi di continuità con le amministrazioni precedenti?
Quello che rimane è sicuramente lo stile con cui abbiamo governato in questi dieci anni e a cui ho contribuito personalmente facendo parte della giunta. Credo sia stata sotto gli occhi di tutti la capacità di cambiare il volto di una città che negli anni precedenti si era fermata. L’idea è di continuare a farlo mettendo al centro tutti i cittadini, mantenendo aperto il dialogo con i quartieri e le associazioni di categoria, per individuare i problemi e le possibili soluzioni. Per quanto riguarda i temi al primo posto c’è quello che riguarda i giovani. Il lavoro che abbiamo fatto, e che vogliamo continuare a fare, è quello di rendere la città sempre più attrattiva per i giovani e per le giovani famiglie. Per fare questo c’è la necessita di garantire nuovi posti di lavoro, ma questo non basta. Il tema della casa è centrale per fare si che nuovi lavoratori si trasformino in nuovi residenti. Tramite un lavoro di recupero edilizio abbiamo recentemente messo a disposizione 80 alloggi a giovani famiglie in età da lavoro. I dati suggeriscono che questa è la direzione giusta: dopo trent’anni Mantova è tornata sopra i 50mila abitanti. Un piano per la casa comunale è decisivo, mettendo insieme intervento pubblico e partnership con le imprese. Altro tema importante sono i servizi per la famiglia. Siamo il primo capoluogo di provincia ad ever reso gli asili comunali gratuiti per tutti, insieme ai servizi di doposcuola e di campo estivo. Il terzo elemento è la qualità della vita al quale si aggiunge quello dei collegamenti su cui dobbiamo sicuramente migliorare. C’è la necessità di implementare collegamenti ferroviari rapidi con i poli economici e universitari vicini come Milano, Verona, Bologna e Modena. Per quanto riguarda la viabilità interna il nostro obiettivo è chiudere l’anello tangenziale partendo dal completamento dell’asse a sud e che si colleghi fino all’autostrada.
Come mai non siete riusciti ad allargare la coalizione, penso al Movimento 5 Stelle, a quel famoso campo largo di cui molto si parla?
Non è che non siamo riusciti, la nostra è stata una scelta consapevole. Abbiamo deciso di confermare quella che è stata una coalizione che ha dimostrato capacità di fare e di stare insieme, cosa che non ha precedenti nella politica recente mantovana. Abbiamo quindi ritenuto doveroso ripresentarci ai cittadini con la stessa squadra.
In questa campagna si è parlato molto di sicurezza, principalmente tramite due approcci. Il primo è quello più repressivo che vede un rafforzamento della presenza della polizia locale; il secondo è quello della prevenzione che passa dal rendere la città più viva e quindi meno incline al degrado. Quale è il suo approccio al tema della sicurezza?
Il mio approccio è molto chiaro: servono tutti e due. Da un lato serve lavorare in profondità sulla prevenzione laddove si tratti di marginalità economica o sociale. Questi casi non richiedono l’intervento delle forze dell’ordine, bensì di specialisti, di servizi sociali, di percorsi e di spazi specifici. D’altro canto rimane assolutamente necessario potenziare il presidio della città da parte delle forze dell’ordine. Sebbene questo sia principalmente competenza dello Stato, il comune può contribuire con la polizia locale. Le nostre proposte sono quelle di ampliamento del servizio di polizia locale 24 ore su 24, introduzione degli street tutor, dotazione di cani antidroga e il decentramento di una stazione di polizia nel quartiere di Lunetta. Non esiste sicurezza con uno solo di questi aspetti: la dimensione sociale di prevenzione e quella dell’intervento tempestivo delle forze dell’ordine devono andare di pari passo.
Durante la vostra campagna avete fatto un percorso nei quartieri con l’obiettivo di “costruire il programma insieme”. Quali sono stati i risultati? In particolare, per i quartieri più periferici come Lunetta, i quali abitanti rischiano di sentirsi coinvolti durante le campagne elettorali e abbandonati in seguito, quali sono le vostre proposte?
Il giro che abbiamo fatto nei quartieri è stato un successo strepitoso dal punto di vista della partecipazione dei cittadini. Questo è avvenuto perché noi, a differenza degli altri, nei quartieri non siamo andati solo in campagna elettorale ma ci andiamo da più di undici anni. Lo stile citato prima è anche questo: un’amministrazione più in strada che in ufficio, se così si può dire, volta al dialogo costante con la cittadinanza. A Lunetta in particolare sono stato spessissimo, ed è uno dei quartieri dove sono state spese più risorse in assoluto negli ultimi anni. Penso al progetto di street art, al nuovo centro sociale Artoni, al Creative Lab, più in generale al lavoro fatto per il recupero di spazi urbani degradati. Abbiamo anche implementato un presidio fisso di polizia locale nelle aree che gli abitanti ci hanno segnalato come più critiche. Certamente è un quartiere dove le cose sono migliorate e dove continueremo a lavorare per renderlo sempre più bello e vivibile. Abbiamo creato un programma elettorale per ogni quartiere che andrà ad affiancarsi a quello generale per la città e che consegneremo porta a porta in questi giorni.
Quali sono le vostre proposte per fare si che la città diventi per i giovani non solo centro di uscita sporadica, ma luogo di progetto di vita futura?
Le proposte sono molte. Per i giovani studenti innanzitutto abbiamo l’obiettivo di raggiungere i 5.000 iscritti all’università. Stiamo cercando di ampliare i posti in studentato e di implementare spazi di co-working; abbiamo aperto luoghi anche per il divertimento dei giovani, come Il Boccio. Abbiamo un grande spazio che è da poco rientrato ad essere proprietà del Comune, il Migliaretto, sarebbe bello renderlo un campus dello sport a disposizione dei ragazzi dove potersi ritrovare, stare insieme, studiare e fare sport.
Si è anche parlato molto di grandi opere. L’ampliamento del parcheggio dell’ospedale, i collegamenti ferroviari con Verona e Milano, la tangenziale ovest e il sottopasso di porta Cerese, per citarne alcune. Qual’è la prioritaria?
Per quanto riguarda i collegamenti verso l’esterno credo che l’opera più importante sia il completamento dei collegamenti ferroviari. Per quanto riguarda la viabilità interna sono state avviate opere importanti come il sottopasso di porta Cerese e della stazione, e nel 2027 partirà il cantiere per quello di Gambarara. Erano opere attese da 40-50 anni, noi oltre che parlare le abbiamo fatte. Per quanto riguarda le tangenziali, crediamo che la via più fattibile sia quella della chiusura a sud; c’è già un progetto e le possibilità di finanziamento, fermo restando che le opere sovracomunali vanno realizzate dalla Provincia e dalla Regione Lombardia. Stesso vale per il parcheggio dell’ospedale dove la nostra proposta è un parcheggio multipiano che deve però realizzare la Regione.
Per quanto riguarda il polo di Valdaro, qual’é lo stato dell’arte e quali sono le prospettive per fare si che questo centro diventi integrato con il tessuto cittadino e non una cattedrale nel deserto?
Cattedrale nel deserto lo era, non lo è più e non lo sarà più. Undici anni fa non si vendeva un metro quadro di terra e la società pubblica che lo gestiva era fallita. Adesso, dopo dieci anni di lavoro, la situazione è l’opposto: non ci sono più aree vendibili e quindi quello che dobbiamo fare è ampliare l’offerta di spazi, oltre che il completamento di diverse infrastrutture che, come dicevo, sono di competenza della Regione; fra tutti l’innalzamento dei ponti per realizzare la piena navigabilità del porto. Valdaro è stato il grande capolavoro per quanto riguarda lo sviluppo economico in questi anni, che io ho seguito personalmente con la delega alla pianificazione. Siamo passati da un deserto ad un’area in cui la richiesta di insediamento è fortissima tant’è che sono state vendute tutte le aree sia pubbliche che private. Si sono insediete Adidas, che ha assunto quasi mille persone, Affinity Petcare, Fassa Bortolo, Nestlè, Bertani Trasporti. Aziende nazionali e internazionali che stanno investendo e che daranno una spinta economica e occupazionale alla città.
Sull’università, la Provincia non investe più nella Fondazione UniverMantova, sembra che non ci sia comunicazione fra le istituzioni per cercare di rilanciare il progetto?
La comunicazione c’è. Il Comune di Mantova, la Camera di Commercio e Confindustria ci mettono i soldi, la provincia ha deciso da molti anni di non contribuire ritenendo di non avere risorse a sufficienza. Credo che questa cosa debba finire ed è una delle cose che ho detto in modo molto chiaro in campagna elettorale. L’università non è del Comune di Mantova ma è a disposizione di un territorio più vasto e quindi sarebbe importante che la provincia si facesse carico in quota parte di sostenerla.
Lei sarebbe più per rilanciare l’università di Mantova o vedrebbe di buon occhio anche un’unione con alcune università vicine?
Il mio programma affronta il tema dell’università su due percorsi paralleli. Da un lato dobbiamo costruire una progettualità per raggiungere lo status di ateneo il quale non può essere solo di Mantova ma insieme ad un ateneo già esistente. Dobbiamo iniziare a progettare con quelli che sono già qui, Unimore, Università di Brescia e Politecnico di Milano. Questo permetterebbe di avere finanziamenti strutturali e uno status accresciuto come università. Parallelamente, con la guida della Fondazione UniverMantova, che è il contenitore che permette lo svolgimento dei corsi che appartengono agli atenei sopracitati, si deve continuare ad ampliare l’offerta di corsi per aumentare gli studenti e per migliorare l’efficacia nel tenere insieme formazione universitaria e mondo del lavoro. Questo vale sia per l’università che per i corsi post-diploma ITS che funzionano molto bene nel mettere a disposizione del mondo del lavoro persone ben formate. Abbiamo anche proposto di realizzare un campus per aiutare la nascita di start-up e imprese in ambito tecnologico e che aiuti anche in ambito di formazione.
Perché un elettore politico dovrebbe votare voi e non i vostri avversari?
Scegliendo noi sanno che scelgono il buon governo della città. In oltre dieci anni di attività l’amministrazione, sempre compatta e unita, ha lavorato per tutti i cittadini, non solo per una parte, e ha certamente migliorato la città da tutti i punti di vista. In campagna elettorale è molto facile raccontare a parole quello che si vorrebbe fare, nel nostro caso è possibile giudicare le parole ma soprattutto i fatti. Devo dire che in più di dieci hanno abbiamo realizzato più di quanto promesso, quindi chi ci sceglie non fa una scommessa al buio.
Quale sarebbe il suo primo atto da sindaco?
Direi fare la giunta e costruire una grande squadra all’altezza delle grandi sfide che si gioca la città. In una fase di crescita del costo della vita e di piena crisi energetica come quella che stiamo vivendo, credo che la prima cosa da fare sia una grande misura per supportare le persone in difficoltà con il pagamento delle utenze.
Fra i cinque candidati a sindaco non c’è neanche una donna. Questo squilibrio verrà colmato con la scelta delle giunte?
Il tema del gap di genere lo affronteremo dentro la società innanzitutto. Abbiamo già iniziato a farlo con la misura, ad esempio, degli asili nido gratuiti che permette di sgravare le donne dai compiti di cura, campo dove sono ancora oggi molto più impegnate che gli uomini. Liberare l’energia delle donne è anche un motore per la crescita demografica in quanto permette alle aziende un’offerta maggiore di persone occupabili. In generale, è una delle nostre grosse priorità in termini di trasformazione della città.
© Punto e Virgola
Potrebbero interessarti:


Dello stesso autore:






