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Siamo a Ontario. Non la provincia del Canada ma una città californiana nella Contea di San Bernardino, a circa 60 chilometri da Los Angeles. C’è odore di bruciato nell’aria e una imponente colonna di fumo svetta su un magazzino in cui erano stipate confezioni di prodotti cartacei per un valore stimato di 500 milioni di dollari. L’edificio da solo ne valeva più o meno 150 milioni.
L’uso dell’imperfetto è d’obbligo. Infatti, dalla mattina del 7 aprile, di quel magazzino e di quegli oggetti non è rimasta che cenere. Un video circola online: un ragazzo – presumibilmente il 29enne Chamel Abdulkarim, ora sotto accusa – che appicca le fiamme con un accendino mentre dichiara che tutto questo poteva essere evitato se solamente «ci aveste pagato abbastanza per vivere». Abdulkarim si è dichiarato innocente ma, qualora giudicato colpevole, potrebbe dover scontare da un minimo di cinque anni di reclusione fino all’ergastolo.
Questo rogo, che sia stato o meno innescato da Abdulkarim, è un sabotaggio industriale; su questo non credo ci sia da discutere. Si è trattato di un atto scellerato, le cui conseguenze sarebbero potute sfuggire di mano e avrebbero potuto causare danni a persone, automobili, case private, ospizi, parchi ed edifici pubblici della zona. Le sostanze tossiche dei fumi dell’incendio avranno sicuramente un impatto sullo stato di salute delle persone che abitano o lavorano nell’area, contribuendo anche ad un peggioramento della qualità dell’aria. Oltre a ciò, gli altri impiegati che operavano in questo magazzino si trovano attualmente costretti a cercare una nuova occupazione.
Nonostante tutto questo, però, credo che eventi simili ci impongano di fermarci a riflettere, perché qualche problema di fondo ci deve essere. D’altronde, in un sistema che funziona come dovrebbe, non ci sarebbe bisogno di “vendicarsi” della compagnia che ci assume perché si è pagati troppo poco. Vediamo, dunque, qualche dato. Stando a quanto sono riuscito a trovare online, lo stipendio medio per un operatore di magazzini presso la NFI Industries – la compagnia per cui lavorava Abdulkarim – dovrebbe aggirarsi tra i 2.800 e i 2.900 dollari mensili. D’altro canto, facendo una media delle informazioni riportate su diversi siti, l’affitto medio a Ontario potrebbe attestarsi a circa 2.290 dollari (sebbene non sia chiaro se il ragazzo abitasse a Ontario o altrove, la situazione affitti nel resto della zona non è troppo differente). I numeri qui riportati potrebbero non essere precisi – si tratta di stime e medie d’altronde – tuttavia, ci aiutano a renderci conto della situazione. Bisogna ricordare, infatti, che da un lato gli stipendi vengono tassati e che dall’altro, oltre all’affitto “crudo”, vanno pagate anche le utenze e, naturalmente, i bisogni primari.
Il senatore statunitense Bernie Sanders alcuni mesi fa, durante un’intervista, ricordava che circa il 60% dei lavoratori americani vivesse «paycheck to paycheck» (”di salario in salario”). Appare evidente che in tali condizioni non si lavora per vivere ma si vive per lavorare e ciò non è né sostenibile né tantomeno giusto. In questi contesti professionali, i dipendenti somigliano più a una risorsa da spremere fino all’ultimo che ad esseri umani con diritti, ambizioni, sogni e dignità.
Personalmente, credo che azioni come quella che stiamo discutendo siano pericolose e che – qualora si scelga di portarle a compimento – si dovrebbe riflettere molto bene sulle conseguenze che avranno sulle vite delle altre persone e, perché no, anche su quelle ambientali. Tuttavia, non mi sento di condannarle in toto, né a prescindere: il sabotaggio industriale, d’altro canto, è una strategia a cui più volte hanno fatto ricorso i lavoratori sfruttati tra Ottocento e Novecento; quelle stesse persone cui noi oggi siamo grate e grati per aver lottato contro l’avidità dei padroni e la cui tenacia ha permesso che i loro (e quindi i nostri) diritti fossero riconosciuti. Quello che non si può mai accettare è la violenza indiscriminata verso persone innocenti, mentre i danni alle proprietà industriali possono anche essere comprensibili ma vanno analizzati caso per caso.
Dobbiamo anche ammettere che avvenimenti come il rogo di Ontario non si possano trattare come dei fulmini a ciel sereno. Quando le persone attraversano pessime situazioni economiche, finiscono per covare e accumulare rancore, delusione, rabbia e risentimento per anni, potendo anche arrivare (in casi che fanno eccezione, s’intende) a commettere azioni violente (contro persone o cose) oppure pericolose in generale (come il suicidio). Non dobbiamo vergognarci a dire di chi sia la colpa, perché un colpevole c’è eccome: un sistema economico – il capitalismo – nel quale la ricchezza di pochi è fondata sullo sfruttamento e sulla povertà della maggioranza; un sistema economico dove il padrone pagherà i propri dipendenti il minimo indispensabile perché non si rivoltino contro di lui; un sistema in cui è molto diffuso essere insoddisfatti.
Se le corporations continueranno a non valorizzare la manodopera e il tempo impiegato dai lavoratori per portare a termine le loro mansioni, continuando a stringere sui salari, sommando a tutto ciò anche una vita che costa sempre di più, allora azioni di violenza – o sarebbe meglio dire “vendetta” – estrema saranno sempre più frequenti e diffuse. Purtroppo, credo che il sistema, anziché rendere il lavoro più giusto, preferirà inasprire le pene per chi compie azioni come quella di Ontario, che fungano da deterrente.
Per concludere, la Storia ci insegna che gli esseri umani, quando sentono di non avere più nulla da perdere, sono capaci di compiere azioni di estrema violenza. Credo che ciò sia largamente evitabile migliorando la qualità del lavoro, la soddisfazione che si trae da esso e, naturalmente, aumentando i salari. Se proprio dobbiamo continuare a tenere in vita il capitalismo, che almeno ci venga concessa una vita dignitosa.
© Punto e Virgola
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