3
«Il 25 aprile è divisivo».
E meno male! Ancora oggi, 81 anni dopo, ci aiuta a capire chi è dalla parte giusta della Storia e chi no; ci consente di individuare quelli che ci vorrebbero tutte e tutti omologati; ci permette di distinguere nitidamente chi fa uso della libertà d’espressione democratica con il malcelato intento di abolirla.
Sì, il 25 aprile è divisivo: ci divide dai fascisti.
Non transigiamo su questo. Chi sostiene che la Liberazione non debba essere festeggiata non può che essere un fiancheggiatore di quelli da cui i partigiani ci hanno liberate e liberati.
Oggi l’estrema destra fa numeri notevoli in molti paesi dell’Occidente, bombarda e uccide indiscriminatamente, alimenta una retorica fallace, parla alla pancia di un elettorato disperato che attende un miglioramento delle proprie condizioni di vita, propina palesi bugie antiscientifiche e “valori” che valgono solamente quando fa comodo ai sondaggi.
I fascisti moderni non sono tanti ma vogliono farcelo credere e convincerci che la loro sia la sola soluzione giusta a tutti i problemi; ecco perché sono così rumorosi. Questa però non deve essere assolutamente una scusa per sminuire la minaccia che pongono. Antonio Gramsci, infatti, già cent’anni fa cercava di ammonirci di tale pericolo: scriveva che «poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa». È evidente che non possiamo più essere tolleranti con chi sulla tolleranza ci sputa.
Per questa ragione è fondamentale festeggiare il 25 aprile e gioire della caduta di un regime sanguinario e oppressivo. Bisogna scendere in piazza, andare ai cortei, intonare cori, postare una storia, parlarne all’aperitivo; tutto fa brodo. È tempo che questi «miserabili servi dei servi del potere» – come li chiamavano i 99 Posse – si ricordino che la maggioranza siamo noi: lə antifascistə.
L’Italia del nostro tempo – democratica e repubblicana – esiste grazie al coraggio di tutte quelle donne e quegli uomini che presero parte alla Resistenza e soprattutto grazie a coloro che sacrificarono le loro vite: a chi fu fucilatə, torturatə o impiccatə ai lampioni. Festeggiare la Liberazione significa mostrare gratitudine a questi patrioti (quelli veri), nonché vicinanza ai valori che la Resistenza ha rappresentato.
Il 25 aprile è indubbiamente una festa degli italiani ma è anche un’occasione per dimostrare la solidarietà che questi ultimi hanno verso gli altri popoli, specialmente quelli oppressi. Negli ultimi anni, la Liberazione si è trasformata in una celebrazione della libertà che supera i confini e le nazionalità, durante la quale un mare di bandiere straniere colora le strade e le piazze delle nostre città. Ed è una cosa meravigliosa.
È importante che diffidiate da tutti coloro che dicono «Eh ma se sapeste quante ne hanno combinate i partigiani, non festeggereste così tanto…», perché questi individui operano una manipolazione della realtà: cercano, infatti, di svilire l’intero movimento della Resistenza, elevando a norma quelle che furono delle sparute eccezioni. Non ci cascate.
Il 25 aprile è una festa di tuttə: di chi non fatica a dirsi antifascista; di coloro che lottano per la libertà dei popoli, a prescindere dall’ideologia di chi li opprime; di chi chiede un lavoro giusto e onesto; di chi rischia le manganellate ogni volta che scende in piazza; di chi sogna un domani migliore.
Viva l’Italia antifascista. Viva la Resistenza. Viva la Liberazione.
Buon 25 aprile a tuttə.
© Punto e Virgola
Potrebbero interessarti:

Dello stesso autore:

