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Premessa: io con questo articolo non voglio mettere in dubbio le capacità comunicative, e tantomeno l’onesta della sindaca di Genova Silvia Salis.
Ma sono settimane, se non mesi, che è celebrata dai giornali e dalle Tv come la nuova Santa Teresa d’Avila:
“Conte mangia il Pd? Riformisti allarmati. L’opposizione interna prepara il ticket: sono già pronte Silvia Salis e Picierno” (Giornale, 28.7. 2025).
“Renzi si vede già regista dell’operazione Salis” (Giornale, 25.3.2026).
“È fresca, spavalda, competitiva, bella, bionda e brillante e in più. Questa Salis, più passa il tempo, più dimostra di essere tanta roba. La Salis sa tutto. Il suo capolavoro ha bisogno di tempo. A Genova, con Charlotte de Witte ha organizzato quasi un rave, quelli che il governo Meloni ha vietato. Zum zum zum!” (Fabrizio Roncone, Corriere della Sera, 14.4.2026)
“A Marina Berlusconi piace Salis, Renzi trama e Meloni trema: il retroscena sul grande ribaltone al centro” (Marco Antonellis, L’Espresso, 14.4.2026)
“Le foto e i video dell’evento – con Salis che ballava alle spalle di de Witte – sono circolate molto in Italia e all’estero, contribuendo ad alimentare la notorietà della sindaca, che infatti in questi giorni ha superato i 530 mila follower su Instagram, oltre 50 mila in più della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che è in politica da ben prima di Salis.” (Pagella Politica, 17.4.2026)
“Silvia si è accorta che molte cose venivano decise sui campi da padel. A quel punto, digiuna di padel, ha prenotato una lezione con la maestra più brava, e ha battuto il giorno stesso sia me sia Fausto Brizzi, entrambi tennisti” (Franco Amurri, suo collaboratore); “si è sempre spesa nel sociale”; “non va da nessuna parte senza avere letto i dossier” (il suo vice, Alessandro Terrile); “Fa la levataccia per parlare con gli autoferrotranvieri”. (Il Foglio, 20.4.2026)
“Ad accrescere il fascino da vittima di Salis è la sua collocazione in un ambito moderato, nell’area riformista Pd, con sospetta contaminazione renziana e dunque particolarmente appetibile per ambienti di populismo post-grillino. A chiudere il cerchio dell’infamia presunta, il peccato originale: l’essere donna, per di più piacente e per nulla cretina.” (Alessandro Trocino, Corriere della Sera, 21.4.2026)
Poi però, quando si scoprono controversie legate all’operato della Sindaca, l’attenzione spasmodica dei giornali nei confronti della sua persona evapora. Per esempio, quando si scopre che alcuni finanziatori della sua campagna elettorale sono quantomeno controversi: il nome più ingombrante è quello del marchese Giacomo Cattaneo Adorno, grande possidente immobiliare che ha contribuito con dieci mila euro. Condannato a quattro anni durante Tangentopoli, rientra in Italia negli anni Duemila dopo una lunga latitanza in Brasile, grazie all’indulto. Al suo ritorno affronta un crac da 20 milioni di euro con la sua ditta di costruzioni Gepco e, con un’altra società, contestazioni di evasione fiscale ed esterovestizione. Nella lista donatori rientra anche il marchese Roberto Clavarino (1.000 euro), fratello di Carlo, aristocratico che con la sua Fondazione Friends of Genoa è stato un pilastro a sostegno degli eventi del predecessore Marco Bucci. Ma non finisce qui: una delle prime nomine di Salis è stata la presidenza di Palazzo Ducale, affidata a Sara Armella, tributarista e manager targata Pd, che di recente ha fatto parlar di sé per aver affidato la comunicazione a Jessica Nicolini, storica portavoce di Giovanni Toti. Armella figura tra i donatori di Salis, con 3.000 euro, e non è l’unica in quella lista ad aver subito ottenuto un incarico. Marco Arato (1.000 euro), ha avuto una consulenza da Amt, società di trasporto urbano genovese; il manager Chicco Franchini (2.500 euro), è appena entrato nel Cda della stessa Amt. Nell’elenco c’è infine Andrea Pericu, avvocato e figlio di Beppe Pericu, storico sindaco genovese dei Ds, che qualcuno indica come vero king maker della candidatura della sindaca. La sorella Silvia Pericu, architetta, è stata nominata assessora all’Ambiente nella nuova giunta.
Oppure, quando la Sindaca ha riservato Palazzo Ducale a Genova per festeggiare il Ventennale di “Notte Prima degli Esami”, pellicola diretta da Fausto Brizzi, compagno di Salis. Voci ben informate, però, giurano che la sindaca, impegnata com’è, non c’entri nulla con gli impegni presi del compagno. E noi naturalmente prendiamo atto di questo.
L’ultima controversia, che ha fatto storcere il naso a molti, è stata la nomina della nuova guida del Mu.MA – Istituzione Musei del mare e delle migrazioni, la struttura museale più importante di Genova. Lo storico direttore e fondatore, Pierangelo Campodonico, andrà in pensione dopo oltre quarant’anni di carriera. Avrebbe potuto essere prorogato, ma il Comune ha preferito lanciare un bando interno che sta facendo discutere. L’opposizione è convinta infatti che la casella abbia già una figura designata. Il nome che circola da giorni è quello di Elena Putti, ex consigliera di municipio fuoriuscita dal Pd, dipendente comunale e conservatrice dei musei civici. Ad accendere le polemiche sono però due aspetti: Putti è stata compagna di classe di Salis e il marito, l’imprenditore portuale Federico Martinoli, è stato tra i finanziatori elettorali della sindaca (2.500 euro). A lanciare un attacco pubblico negli ultimi giorni è stata la storica dell’arte Anna Orlando, consigliera della lista d’opposizione Vince Genova: “Chi avrebbe mai immaginato che l’assessore alla Cultura cercasse come nuovo dirigente del Muma qualcuno a cui non si richiede nulla di specifico sul mare, la storia della marineria, della migrazione o affini, ossia sui contenuti scientifici del museo più visitato della città? Nel bando per sostituire l’ottimo Campodonico, questi requisiti non compaiono. Alla domanda che ho fatto io credo di saper rispondere. Potrei vincere un’altra scommessa”.
Ma ora Silvia Salis non ha tempo per occuparsi a tempo pieno di queste inezie, dal momento che è già lanciata verso la politica nazionale: “Se saltassero le primarie e mi chiamassero i leader? Ci rifletterei” (Silvia Salis, Stampa, 26.3). “Di fronte a una richiesta unificante non posso dire ‘non la prenderei nemmeno in considerazione’, sarebbe una bugia. Non penso di poter sfuggire a questa attenzione nazionale, mi lusinga.” (Bloomberg, 10.4.2026)
Poche ore dopo, lo stesso 10 aprile, giusto il tempo di far incazzare l’intero centrosinistra, ecco la retromarcia: “Sono la sindaca di Genova e sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni. Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato”.
Peccato che avesse detto la stessa cosa il giorno di Santo Stefano, prima di contraddirsi:” Sarò sindaca di Genova fino al 2030”.
Detto questo, credo ai lettori verrà spontanea una domanda: a parte Ilaria e Silvia, quante Salis esistono al mondo?
© Punto e Virgola
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