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L’estate è calda, lo è sempre stata. Quella volta, però, stava un po’ esagerando. Paco Lieti lo sentiva perfettamente sulla sua pelle, più che il cado dell’estate, percepiva bene il sudore che stava scendendo lungo la sua schiena.
Che caldo.
Olimpia cercava di lenire l’afa soffocante sventolando il ventaglio sul suo viso. Gliel’aveva detto a Paco, suo marito, di far installare dei condizionatori in casa come tutti gli altri condomini. Ma no! Solo per l’installazione ci sarebbe voluta una mano dal cielo! Non solo bisognava contare l’acquisto del climatizzatore e il motore, per non parlare poi della manodopera, dei lavori e sicuramente in un appartamento vecchio e piccolo come il loro quanti condizionatori potrebbero entrare? Forse uno! Bisognava anche menzionare l’energia che avrebbero consumato. Non sia mai! Meglio sopportare il caldo piuttosto che cercare di ritrattare col marito.
Fa troppo caldo!
La loro figlia Veronica stava anche morendo d’invidia. Non solo non aveva modi per rinfrescarsi a casa sua, ma tutti i suoi amici erano già in vacanza in tutti e sette i mari, colonizzando nuove spiagge; mentre lei stava soffrendo l’afa estiva rinchiusa in casa. Chi volò verso le Maldive, chi fece un salto in Guadalupe, chi addirittura si rinfrescò sotto la neve islandese. Ovviamente i prezzi dei voli, dei trasporti, degli alloggi, baracche e burattini a quanto ammontavano? E quanto sono aumentati nell’ultimo anno? Perché tutti ci avvisano sempre quando sta per scoppiare una nuova guerra e nessuno ci dice quanto paghiamo per andare oggi in vacanza? Non è giusto.
Troppo caldo!
«Ho deciso!» tuonò Paco, mentre ettolitri di sudore sgorgavano dalla sua fronte «Domani andiamo al mare!». Che splendida notizia per la famiglia Lieti.
L’alba risplendeva bene sul giallo canarino della Panda dei Lieti, diretti verso la spiaggia. Paco diceva di conoscere una spiaggia bellissima, un po’ distante da dove abitavano, ma era immensa, nonostante tutte le persone che ci andavano ai tempi, non si riempiva mai, c’era spazio per tutte le famiglie. Una spiaggia libera, ovviamente, quindi i Lieti, attrezzati e armati con sedie, ombrellone e scorte infinite di cibo, acqua e birra, s’imbarcarono verso la libera spiaggia della loro estate. Dove andavano tutte quelle macchine? Anche loro verso la spiaggia? Riempirono lentamente la carreggiata fino a imbottigliare tutte le macchine in entrambi i sensi. I conducenti delle auto si guardavano tra gli specchietti per capire dove stavano andando, se tutti loro erano bloccati. I Lieti però avevano raggiunto la lunga spiaggia, dovevano solo trovare il posto che Paco ricordava con tanta nostalgia, esisteva ancora? Olimpia vedeva sì la spiaggia, ma c’erano file ordinate e precise di sdrai e ombrelloni, tante case di cemento che bloccavano gli accessi alla riva. Troppi lidi, mai possibile che non c’era nessuna spiaggia libera?
«Niente parcheggio?» chiese Olimpia a suo marito. «Non ancora» rispose lui «Ma farò un giro anche dall’altro senso, non ci metterò molto».
Ci mise un’oretta buona a fare il giro, in più non trovò neanche parcheggio. La mattina venne spesa quasi tutta in macchina, tra il viaggio e la ricerca del parcheggio. Era da poco passato mezzogiorno e ancora non erano scesi dal veicolo. Decisero infine di scegliere uno dei tanti lidi sulla costa, quello che sembrava più simpatico, e di parcheggiare nel loro parcheggio. Quanto costava? Tariffa giornaliera di 30 euro oppure pagare 2 euro all’ora. Paco perse i pochi capelli che gli rimasero nel vedere i prezzi. Tanto abbiamo già perso mezza giornata in macchina, si disse, è inutile pagare una giornata intera. Da mezzogiorno e mezza fino alle cinque e mezza, vengono spesi i primi 12 euro. Magari avevano scelto bene, non si dovevano portare sottobraccio tutta l’attrezzatura da montare, ma solo le borse e gli asciugamani. Poteva decisamente andare peggio. Quanto costava un ombrellone? Dipende, ma da che cosa? Dalla vicinanza al mare e il numero di sdraio e sedili? Per tre persone, pensò Paco, possono bastare due sdraio e una sedia, no? A lui non piace tanto stare sotto al sole, preferisce fare lunghe nuotate a mare o passeggiate sul bagnasciuga; magari a moglie e figlia avrebbe fatto piacere stendersi un po’ sotto al sole. Un ombrellone vicino al mare, prima fila, due sdraio e una sedia costavano 60 euro. Magari un po’ più lontano dal mare? 50 euro. Allora facciamo solo una sdraio e una sedia. 45 euro. In tutto, solo per entrare, arrivarono già a 57 euro. Ma non poteva andare peggio di così, vero?
Nel sistemare le proprie cose ai piedi dell’ombrellone, andare a cambiarsi e mettersi i costumi, ai Lieti iniziò a venire un certo languorino. Se lo sarebbero fatti più tardi il bagno, avevano troppa fame per aspettare. Olimpia era una bravissima cuoca, aveva preparato di tutto e di più per soddisfare il loro appetito per la giornata al mare, ma non hanno avuto neanche il tempo di aprire i primi contenitori di pasta che una voce li fermò. «Signori è severamente vietato consumare cibo proveniente dall’esterno» disse uno dei bagnini. Ma i bagnini non dovrebbero guardare i bagnanti piuttosto che gli asciutti sotto l’ombrellone? «E cosa dovremmo mangiare? Abbiamo portato tutto da casa, non l’abbiamo comprato chissà dove!» chiese Olimpia un po’ stizzita. «Abbiamo nel nostro bar una vasta selezione di piatti freddi e caldi per la consumazione, quindi vi prego di buttare il cibo che vi siete portato con voi». Madre e figlia si scambiarono un’occhiata complice, Veronica chiese al padre di prendere il pranzo mentre loro avrebbero posato i contenitori in macchina. Paco si alzò un po’ controvoglia, ma andò comunque a fare la fila per comprare da mangiare. C’erano talmente tante persone a prendere il cibo che finirono tutti i piatti freddi, quindi cosa rimasero? I piatti caldi: gnocchi alla sorrentina e penne all’arrabbiata. Tre porzioni di gnocchi? 30 euro. Almeno Paco aveva fame. Tornò sotto l’ombrellone e aspettò per un po’ moglie e figlia, che ancora non erano tornate. Aspettò per ancora pochi minuti, ma mangiò la sua porzione di gnocchi, che fine avevano fatto quelle due? Le vide tornare proprio quando finì di mangiare, alla fine si erano rinchiuse in auto con l’aria condizionata a mangiarsi un po’ della pasta che si erano portati da casa, era un peccato buttarla. E chi doveva mangiare il resto degli gnocchi? Almeno Paco aveva ancora fame. Tutti avevano mangiato alla fine, chi una cosa chi l’altra, però nessuno poteva farsi il bagno, bisognava aspettare almeno un paio d’ore. Olimpia e Veronica si appropriarono già della sdraio e della sedia, a Paco non rimase altro che farsi una delle sue solite passeggiate sul bagnasciuga, magari avrebbe smaltito prima le tre porzioni di gnocchi mangiate. Camminando tra la sabbia e le onde, Paco notò come, nonostante i vari stabilimenti che vedeva nel suo cammino, gli ombrelloni avevano tutti gli stessi colori dei precedenti, come anche le sdraio e le sedie; i bagnini quasi indossavano la stessa uniforme; anche gli stessi bagnanti sembravano tutti uguali. Chissà se gli gnocchi negli altri lidi costavano meno. Paco continuò a camminare senza meta, tanto non ci voleva molto per tornare indietro, sarebbe bastato fare dietro front, ma era passato molto tempo e il sole iniziava a battere forte sulla sua testa. Si era messo la crema solare?Era un miraggio quello che vedeva davanti a sé o esisteva davvero? Una spiaggia libera! Niente lidi, niente ombrelloni, niente gnocchi! Una spiaggia vergine e libera! A Paco sembrava di sognare. Iniziò a correre per le piccole dune sabbiose, ci si rotolò, si buttò a mare per l’euforia nonostante il peso degli gnocchi sullo stomaco, si asciugò sotto il sole cocente fino a diventare rosso. Potesse condividere questa contentezza con la sua famiglia, ma dovette ricredersi subito. Mentre era steso sulla sabbia libera, venne interrotto da ronzii di motori e rumori meccanici.
«Lei cosa ci fa qui? Dobbiamo lavorare qui!» alzò la voce il Signor. Geometra - Avvocato - Proprietario in giacca e cravatta a quaranta gradi all’ombra, tutto sudato e tutto rosso in viso. Non stava meglio senza almeno la giacca? «Questa è una spiaggia libera, io posso fare quello che voglio!» ribatté Paco, sentendosi il re della costa. «Ma quale libera! Qui ci dobbiamo costruire un lido, abbiamo tutto pronto e lei si deve solo togliere di mezzo!» «Un altro lido!» esclamò Paco «Io ne ho abbastanza di tutti questi lidi! Io volevo solo una normale giornata al mare con la mia famiglia e mi sono ritrovato senza più un euro per colpa di quei ladri e criminali!» «Ma come si permette a chiamare così la mia famiglia!» «Come la sua famiglia?» si ridimensionò Paco «E tutti quei lidi qui dietro?» «Sono della mia famiglia! Di mio padre, di mia madre, di mio fratello…». E più tornava indietro coi metri, più ripercorreva l’albero genealogico degli stabilimenti balneari. Paco non fu querelato, ma lui e la sua famiglia furono cacciati dal lido, quello dove si erano fermati e da tutti gli altri adiacenti alla famiglia del Signor. Geometra - Avvocato - Proprietario.
Quindi: bagni fatti, zero; soldi spesi, 87 euro; bruciature, fuori e dentro. La famiglia Lieti tornò in macchina con a bocca e pelle asciutta, in silenzio, interrotto solo dalla voce di Veronica. «Sentite» chiese dai sedili dietro «Secondo voi la piscina è ancora aperta?».
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