2
Si dice che il muschio cresce sul lato nord degli alberi, io così sono ritornato a casa da piccolo. Io avevo paura del bosco, ma mio nonno ci teneva che lo esplorassi per bene sicché mi ci potessi orientare. Quando ci entrai per la prima volta, nonno mi accompagnò tenendomi per mano, non voleva che mi spaventassi e, soprattutto, non voleva che accadesse proprio quello che accadde. Ci inoltrammo così tanto nella foresta che quasi sembrava buio, i rami alti degli alberi oscuravano i raggi del sole, non vedevo molto bene dove camminavo, quindi mi stringevo più forte alla mano di mio nonno. A un certo punto trovammo una cosa che rimase per sempre impressa nella mia memoria: in un piccolo incavo nel terreno trovammo delle ossa, tante ossa. Non sapevo a che tipo di animale appartenessero, ma ricordo bene come quel teschio, sporco di terra e ricoperto di muschio, mi guardava dalle sue orbite senz’occhi. Era come se mi stesse scrutando, pronto a rialzarsi dalla sua tomba per attaccarmi. Più lo guardavo, più avevo paura che potesse mordermi; quindi sfuggii alla presa di mio nonno e scappai. Passarono un paio d’ore prima di riuscire a tornare a casa dai miei genitori, poi mi ricordai: il muschio. In realtà non sapevo come orientarmi, non mi ricordai del muschio per questo, ma perché io e mio nonno passammo davanti a degli alberi che avevano un lato del loro tronco pieno di quella specie di peluria verde. Mi ricordai allora da dove eravamo passati per lì e feci lentamente la via a ritroso, riuscendo a tornare a casa. In un certo senso il muschio mi aiutò a ritrovare la strada. Non volevo più ritornare nel bosco, avevo paura di ritrovare quello scheletro, ma mio nonno mi disse: «Non devi aver paura del bosco, delle ossa o del muschio che le ricopre, è la natura. Anche noi facciamo parte della natura. Sai un giorno io tornerò nel bosco e non ne uscirò più, perché tornerò a essere una cosa sola con la natura». Non capivo che cosa volesse dire all’epoca, ma una cosa era certa: non sarei più andato nel bosco per nessuna ragione al mondo. Passarono anni che arrivò il giorno in cui tornai a camminare in quello stesso sentiero, però senza perdermi. Gli anni sono passati, la vita ha continuato ad andare avanti. Ho avuto un figlio, una pulce che non stava mai ferma e chiedeva di qualsiasi cosa. Perché il cielo è blu? Perché la luna mi segue dalla macchina? Perché l’erba è verde? Tutte domande che i bambini piccoli fanno, finché non fece la domanda che ho sperato non facesse: che cosa c’è nel bosco? Alberi, animali, funghi, muschio, tutto ciò che la natura ha da mostrarci. Poi mi chiese di entrarci, era così entusiasta come non lo ero mai stato io alla sua piccola età. Non ero molto entusiasta, ma ha insistito così tanto che non potevo sottrarmi alla sua curiosità. Entrammo nel bosco, percorremmo lo stesso sentiero che facemmo io e mio nonno, come se nessun altro avesse fatto quella strada, solo noi. Mio figlio guardava intorno con uno stupore che non gli apparteneva, era così felice, lo vedevo dai suoi occhi, e la sua bocca traboccava di parole. Quanto sono alti questi alberi! I fiori sono così belli! Queste macchie verdi sono così buffe! Gli spiegai che non erano macchie, era muschio, cresceva attaccato agli alberi e alle rocce dove c’è tanta umidità e poco sole, che inizia a crescere su una precisa direzione così che ci permette di orientare. Mi persi nelle mie risposte e alle sue domande, non mi resi conto che arrivammo dove più temevo: la fossa delle ossa. Il tempo e la natura non sono stati clementi su di loro, le ossa erano poche, la buca che prima era solo terreno, poi si riempì di erba, muschio e piccoli fiori. Anche le poche ossa rimaste non sono state esenti da questo cambiamento, il loro bianco fu sostituito in parte da un verde e qualche ciuffo di petali blu e rosa. Era uno spettacolo molto più gradevole, non faceva più paura, né a me e né a mio figlio. Anzi, lui rimase estremamente affascinato da quella visione, mi chiese che cosa fosse. Gli spiegai che quando un animale muore nel bosco perde tutto ciò che ha: peli, pelle, il sangue e gli organi, poi il bosco fa come per riprenderselo, perché gli animali e le piante, come noi persone, facciamo parte della natura e un giorno ci ritorneremo. Quell’animale adesso fa di nuovo parte del bosco e della natura. Lui mi ascoltò con così tanto entusiasmo che mi disse: «Un giorno anch’io farò parte della natura, su di me cresceranno tanti fiori! E le api prenderanno tutto il polline per farci tanto miele!» Quasi risi al suo entusiasmo. Per non spegnere il suo sorriso gli dissi che anche mio nonno tornò alla natura quando ero ragazzo, e che una volta qui si trasformò in un albero pieno di muschio. Da quel giorno feci molte più gite nel bosco, anche senza mio figlio, lo esplorai bene proprio come voleva mio nonno, quasi come se fosse casa mia, conoscevo i percorsi a memoria. Ma arrivò anche il momento in cui ci entrai per l’ultima volta. Anche nella mia vecchiaia ho continuato ad andare nel bosco, quasi mi fidavo dei suoi sentieri, non avevo paura di cadere o di rimanere incastrato in qualche buca. Mi sentivo al sicuro lì come non lo ero mai stato tra le mura di casa. Solo che quel giorno avvertii una strana stanchezza, i miei passi erano molto più incerti, non erano sicuri di riuscire a sostenere il mio corpo nonostante l’appoggio del bastone. Mi avvicinai a un albero muschioso, mi sedetti alle sue radici e ammirai l’ambiente intorno a me. Il terreno verde su cui sedevo era stranamente comodo, i suoi piccoli ciuffi d’erba solleticavano piacevolmente le mie mani. La luce filtrava in piccoli barlumi tra le foglie degli alberi, la rendevano più sopportabile da ammirare. Gli alberi davanti a me sembravano le colonne di un tempio più antico dell’uomo, un luogo che ha visto tutti nascere, crescere e morire, che continuerà a farlo fino alla fine. Il muschio del tronco accarezza dolcemente la mia testa, la fa riposare, come un cuscino. Mi sono lasciato cullare dalle premure della natura, una muta ninna nanna che mi ha fatto lentamente scivolare in questo sonno verde. Quando mio figlio mi troverà, sarò già diventato un piccolo germoglio che attenderà di diventare un albero, il cui muschio gli indicherà la via di casa semmai si perderà.
© Punto e Virgola