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Del giusto vivere e del giusto morire
Del giusto vivere e del giusto morire

Del giusto vivere e del giusto morire

autore
Alberto CaprioliAlberto Caprioli
mensile
Mensile di Marzo 2026Mensile di Marzo 2026
pubblicazione
05/03/2026
categoria
Racconti e poesieRacconti e poesie
tempo di lettura

4

Lascia che sia fiorito Signore, il suo sentiero Quando a te la sua anima E al mondo la sua pelle Dovrà riconsegnare Quando verrà al tuo cielo Là dove in pieno giorno Risplendono le stelle

da Preghiera in Gennaio di Fabrizio De André

Un respiro benvenuto nel principio, ancora un passo, uscire ed entrare, come in ogni materia, da una stanza ad un’altra, una semplice complicazione che ti porterà a tenere a mente il fiato, a mantenere dimenticato il momento precedente. Sei nuovo discepolo all’occhio della luce e del fango dal quale rivolgerei preghiere preghiere dell’alto preghiere rivolte in alto preghiere per l’altro che ti corrisponda un pianto. Tieni a mente la ricomposizione la nuova materia più o meno solida più o meno rara più che altro inconsistente che dimora in nome battezzato.

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Ti è stato predetto un tempo e architetture estranee per dileguartici. I tuoi primi dieci sulle dita, gli altri senza guardare, da studiare e apprendere così che nulla si rilassi al sostegno passivo. Sai così enumerare e governare le ombre proiettate sai farti invitare agli appuntamenti con largo anticipo sul luogo dove le lancette si sacrificheranno al tuo testamento.

Sei capace, adesso sei capace di tante azioni, anche di parlare e descrivere, sai tradurre e rubare, sai condannare e disossare, sai uccidere, sai cosa significa, sai morire. Un dono da stimare, una colpa da espiare.

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Quando attraverserà L'ultimo vecchio ponte Ai suicidi dirà Baciandoli alla fronte: "Venite in Paradiso Là dove vado anch'io Perché non c'è l'inferno Nel mondo del buon Dio"

da Preghiera in Gennaio di Fabrizio De André

Eppure hai avuto un’unica regola primordiale, una visione al plurale incisa nella tua lente sensoriale. Non eri padrone bensì servitore del presente, ti è stato chiesto di sentire e accogliere e odorare perché a nessuna fede si chinava la tua terra. Servivi a custodire i disarmi, le rese incondizionate, eri un’altra astuzia del mondo che ha fame di sacrifici, che cicatrizza i propri sogni nelle gravidanze affinché le bestie possano partorire astri camminanti. Eri nella cronaca del giorno sommerso Eri il mattino di una patria diffusa di rami e linee e contatti E non avevi perimetri, no, o leggi contenitive, ricamavi i polsi di chi muore avendo bevuto le tue labbra dal seno dei vivi.

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Sei qui oggi ad una nuova distanza, nuovamente distante dal seme, ammaliato dal frutto, così attento a dimostrare a rapire a scavalcare corpi e agguantare e mordere. Hai superato la prova intermedia, sai abbandonare.

Signori benpensanti Spero non vi dispiaccia Se in cielo, in mezzo ai Santi

Dio fra le sue braccia Soffocherà il singhiozzo Di quelle labbra smorte Che all'odio e all'ignoranza Preferirono la morte

da Preghiera in Gennaio di Fabrizio De André

Crederai nel privilegio di un risparmio tra le unghie degli altari perché avrai imparato a temerli, a onorarli e invidiarli sarai oscuro al sentire Povera creaturina conta fino a dieci, fallo senza un dito, fallo senza la cornea, fallo senza vita. Così da bravo, un’altra volta, così poca pietà ha questa pozzanghera di te, indirizzale contro le flotte della tua tristezza, che inaridiscano i baluardi, i tuoi graffi, che puniscano la polvere.

Ho licenziato Dio Gettato via un amore Per costruirmi il vuoto Nell'anima e nel cuore Le parole che dico Non han più forma né accento Si trasformano i suoni In un sordo lamento

da Cantico dei drogati di Fabrizio de André

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Hai pianto e tutto ha pianto. Hai rovesciato la coppa e perso la potestà genitoriale sulla debolezza. Bestemmi il padre, la madre Vuoi subito svelato il trucco, lo brami, ti invaghisci della forza perché è economica, è in offerta la rabbia e il bastone in regalo. Hai spezzato la culla e con il legno hai incendiato la casa. Vedovo della parola, hai fecondato il suono con il sermone dei vicini, dei ministri del culto, e oggi è loro il tuo verbo, i tuoi confini, è loro la tua promessa e il tuo destino. Cammini e respiri con brividi ausiliari. E ti chiedi come si fa, mi chiedi come possiamo Dimmelo, bisbiglialo È troppo dura (pregate per noi) È difficile, sai, avere una pelle feribile Una carne masticabile (pregate per noi) Ottenere indulgenza dal veleno Carezze dall’assenza (pregate per noi) Accesso al sistema sanitario del trauma (pregate per noi) Permesso di soggiorno nella fragilità (pregate per noi) E più respiro (pregate) Più respiro di quanto ne volessi! Mamma Come farò a dirti che ho paura Mentre partorisco tumori Mentre muoio, mamma Come farò a dirti dove ho nascosto i denti da latte? Mentre muoio, vita Chi darà l’acqua al cane? Pregate per noi

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Pregate per noi, alberi

Perché abbiamo eluso

la consacrazione alla vulnerabilità

Perdonateci insetti e cortecce

per il tradimento della fantasia

per le terre invase e i soprusi chimici

Abbiamo avuto paura delle leggi del bosco

rinforzando gli avamposti nel dubbio

Con ostinazione governativa

abbiamo messo al bando le contee delle primule

intorpidito gli alveari della memoria.

E dio, dio di misericordia

dimmi che è vero

che il tuo bel paradiso l’hai fatto soprattutto

per chi non ha sorriso

E che ci sia assenza di dolore

ti prego

dimmi che almeno lì ci sarà assenza di dolore

per noi

dimmelo, promettilo, pregate per noi.

Non abbandonateci, avevamo paura

ne avremo ancora.

Non dimenticateci.

Abbiamo tentato, ci siamo vergognati del rifiuto.

Non lasciateci soli.

Vi prego.

Ho pianto e tutto ha pianto.

Ho sofferto e tutto ha dovuto soffrire.

Sono morto ma ho temuto di essere il primo

Non ho voluto essere il primo

Ti ho chiesto di farlo per primo

Ti ho implorato di morire prima

Di mostrarmi come si facesse.

Pietà.

Pregate per noi.

Perdonateci.

Eppure

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Sai, questa vita mi confonde Coi suoi baci e le sue onde Sbatte forte su di me Vita che ogni giorno mi divori Mi seduci e mi abbandoni Nelle stanze di un hotel Tra le cose non fatte per poi non doversi pentire Le promesse lasciate sfuggire soltanto a metà Mentre pensi che questo non vivere sia già morire

Chiudi gli occhi lasciando un sospiro alla notte che va Ah che vita meravigliosa Questa vita dolorosa Seducente, miracolosa Vita che mi spingi in mezzo al mare Mi fai piangere e ballare Come un pazzo insieme a te

E non vorrei mai lasciarti finire No, non vorrei mai lasciarti finire Ah che vita meravigliosa Ah che vita meravigliosa

Ah che vita meravigliosa Ah che vita meravigliosa

da Che vita meravigliosa di Diodato

Autore

Alberto CaprioliAlberto Caprioli

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