1
Lascia, lascia che i poeti piangano esauriscano la notte,
rinserrino una bava di vento,
che si sveglino alle tre e bevano gazzosa,
che mordano il suolo,
che si incendino fino alle ossa con il fuoco la fiamma che sussulta tra i ciliegi.
Lascia, lascia che gli innamorati si avvinghino si rigirino nel letto vuoto,
che dimentichino la tazza nel lavello spendano i loro soldi chissà dove,
che piangano al supermercato e dicano, sottovoce, con la bocca piena:
se penso all'amore, non so come amare.
Che lo dicano ancora,
che non smettano mai di dirlo.
Lascia, lascia che il Sole esploda allo zenit che stravolto si nasconda tra i poggi,
che si adagi su un cane addormentato,
che gonfi le albicocche,
che abbronzi le fanciulle,
che non sappia niente di noi.
Lascia, lascia che il tuo libro preferito imbiondisca le pagine in pace,
che lo ritrovi sporco di caffé,
che il tempo te lo faccia dimenticare,
che lo trovi un giorno per caso,
e non ricordi di averlo avuto,
che qualcuno lo chiuda a metà e non lo riapra più.
Lascia, lascia che i pargoli vadano a scuola con lo zaino aperto, le scarpe slacciate, la merenda già mangiata, ignari della fiamma tra i ciliegi, ignari della quercia dorata.
Lascia che crescano,
che diventino noi,
che non diventino nulla,
che dimentichino tutto questo.
Lascia, lascia che il mondo sia il mondo,
che faccia schifo e sia bellissimo,
che non si scusi di niente.
Lascia, lascia che i poeti piangano,
che si addormentino sul divano,
e nel sonno continuino:
Ancora e ancora e ancora.
© Punto e Virgola




