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Quando ero ragazzino mi avvicinai alla scrittura con un intento semplice e ostinato: creare un mondo che fosse solo mio, intoccabile, incorruttibile, tangibile. All’inizio fu poco più di un esercizio scolastico, un espediente per rimediare ai miei errori grammaticali e ortografici, quasi un dovere. Ma, senza accorgermene, diventò altro: il modo più sincero che avevo per raccontarmi, per conoscermi, per restare. Scrivevo poesie senza comprenderle fino in fondo, riempiendo pagine di parole che mi sembravano importanti solo perché erano mie. Conservavo lettere senza destinatario, consegnavo trattati di pace a mio fratello e annotavo innumerevoli pensieri sparsi. In quelle righe disordinate c’era già qualcosa che cercava forma, anche se io non sapevo ancora dargliela. Col tempo, quella pratica silenziosa si trasformò in un bisogno quotidiano. Scrivere divenne un modo per espormi senza paura, per costruire qualcosa in cui credere, per avvicinarmi a un sapere che potesse sostenere i miei sogni. Era come dare forma al caos, dare un nome alle cose, prima ancora di capirle davvero. Oggi scrivo per non perdermi. Per fermare ciò che scorre troppo in fretta, per dare un peso ai pensieri e una direzione alle emozioni. Scrivo perché, in un certo senso, queste caselle di testo sono l’unico luogo in cui riesco a essere completamente me stesso. La scrittura è diventata casa nel momento in cui ho smesso di usarla solo come strumento e ho iniziato ad abitarla davvero. Con il tempo l’ho resa: un rifugio in cui tornare, un luogo in cui la noia, la sofferenza e i dubbi trovano spazio senza sopraffarmi. È il posto in cui torno quando tutto il resto diventa troppo distante o troppo rumoroso. E’ lo spazio più protetto dove potermi dichiarare, riflettere e abissarmi. Potendolo fare senza giustificazioni, in piena libertà. E forse è proprio qui che sta il suo potere: nelle mani di chi scrive, nella possibilità di creare, distruggere e ricominciare. Ogni volta. Da sé. Quante volte ho scritto di casa, del mio legame con la famiglia, delle tradizioni e di viaggi. La scrittura mi ha fatto credere in ciò che avevo, mi ha aperto gli occhi e mi ha salvato sempre. La verità è che se non avessi iniziato a scrivere, non sarei mai diventato quello che sono oggi. Avrei trovato sicuramente altri metodi per sconfiggere la solitudine, ma quel travolgente bisogno di sfuggire alla realtà, di andare oltre ciò che vedevo, sarebbe comunque rimasto dentro di me. Nutri il bisogno di comunicare qualcosa quando non c’è modo di farlo. Ed è sempre stato difficile chiudermi tra quattro mura per cercare di superare i miei coetanei e il cattivo rapporto che avevo con loro. Non l’avevo scelto per essere felice. E, siccome non c’era una “casa” che mi riparasse dalle intemperie, ho imparato a costruirmela da solo. Ho costruito con le mie forze un rapporto viscerale, di racconti, di stati d’animo, di tensioni e amori. Ancora oggi mi porto stretto al cuore questo legame con la scrittura ed è per questo che continuo a battere le dita sulla tastiera: ogni volta che lo faccio torno in un luogo che riconosco, anche quando fuori tutto cambia. Un meta che non è mai davvero lontana, e che mi appartiene più di qualsiasi altra destinazione. La scrittura è sempre stata alti e bassi. Nei miei momenti peggiori: mi aiutava a rialzarmi. Nei momenti migliori: mi metteva alla prova. E nonostante mi sia messo in dubbio tante volte, alla fine, è stata la cosa che mi ha permesso di capire chi ero mentre cercavo di diventarlo. Non ho ancora capito cosa significa essere amato, l’amore è stato la vittima preferita, il motivo di resa, di abbandono delle forze, della fuga, della disperazione. E comunque di poesie ne ho fatte, parlavo in prosa di un sentimento nascosto, scrissi di amori che resteranno tatuati sulla pelle. Se del mondo persi le speranze ch’ero ragazzo, scrivere divenne casa, e scrissi “casa”, quando imparai a distinguere il bene dal male. Mi accompagna solennemente in questa vita l’arduo bisogno di esprimere chi sono e la consapevolezza che se ho una casa non sarò mai solo.
© Punto e Virgola




