Il calcio infrasettimanale significa solo una cosa: Champions League. E questa settimana ne è valsa veramente la pena. Le goleade del martedì delle scatenate Atletico e Bayern e il mercoledì sera stellare, hanno regalato due serate di grande spettacolo. Vorrei soffermarmi sui match di ieri, da Madrid a Parigi, dove i padroni di casa si sono imposti, conquistando un importante vantaggio in vista del ritorno fuori casa. Le grandi partite, però, iniziano prima del campo, del tifo e dello spettacolo. La tensione cresce nelle ore precedenti, tra pronostici e aspettative che aumentano l’atmosfera. E il tutto si inizia a pregustare dalle conferenze pre-partita. E lì che i giornalisti si sbizzarriscono, tra polemiche e provocazioni, mettendo alla prova i giocatori, chiamati a rappresentare la squadra, scacciando ogni tipo di dubbio e paura. A volte viene posta una domanda destinata a restare nella memoria. Alla vigilia di Real Madrid-Manchester City, in conferenza era presente il capitano dei Blancos, Federico Valverde, insieme all’allenatore. Tra le domande che sono state rivolte al giocatore ce n’era una che, col senno di poi, sembra quasi profetica: “Ti senti di non essere più un protagonista della tua squadra?”. Ieri sera ha risposto in campo. L’uruguajo è un tuttofare, ricopre tutti i ruoli del campo, difende, gestisce e attacca, proprio per questo, qualche anno fa, Carlo Ancelotti lo riteneva il giocatore più completo al mondo. In una squadra di fenomeni, però, si fa sempre fatica a emergere. Soprattutto se non sei sotto i riflettori per i goal o per le polemiche, come capita ad alcuni suoi compagni, sempre chiacchierati, come Mbappe e Vinicius Jr. Chi lavora per la squadra, a testa bassa, rischia spesso di passare inosservato, o come in questo caso viene dato un po’ troppo per scontato, come nulla di speciale. Eppure l’apporto del centrocampista uruguaiano alla squadra è fondamentale: è uno di quei professionisti che servirebbero in qualunque club , sia per qualità calcistiche sia per serietà e leadership. Non aveva bisogno di dimostrare nulla sul campo. Ma ieri lo ha fatto comunque, rispondendo con un imperativo alla domanda del giornalista e a tutte le critiche. 3-0 del Real contro un City invisibile e il protagonista di questa partita porta solo una firma: Federico Valverde. Tripletta fenomenale, di prestigio. Sul primo goal salta il portiere e deposita a rete con freddezza. Sul secondo sfrutta una palla geniale di Vini Jr, facendosi trovare pronto in area e finalizzando con precisione; alla fine, chiude il match, con un sombrero sul mal capitato Guehi e segna come fosse facile, per la terza volta, a un Donnarumma inerme e affranto. Vittoria di classe, di grande livello da parte dei Blancos. Fanno un grande passo in avanti verso i quarti di finale, rimediando alle ultime brutte uscite in Liga, dove si trovano a meno quattro punti dal Barcellona di Hansi Flick. Arbeloa, l’allenatore “di casa”, si fa perdonare per il momento, e sicuramente regala una gioia ai tifosi madridisti che ieri si sono potuti godere il predominio tattico della loro squadra del cuore. Il Manchester City è apparso sottotono, quasi sorpreso dal gioco degli avversari. Il Real ha sfruttato le ripartenze per fare male e la velocità dei suoi giovani talenti. Quando i Citizens sono riusciti a creare qualche occasione, hanno trovato davanti a sé un grande Thibaut Courtois, ancora una volta una vera saracinesca. La Champions è il palcoscenico dei campioni. C’è chi parla, chi provoca e chi risponde. Proprio come succede spesso nel migliore dei Classici spagnoli. Dove le parole accendono la sfida ma è sempre il calcio ad avere l’ultima parola. Se questa partita doveva essere una risposta alle critiche, Federico Valverde l’ha data nel modo migliore possibile: si è portato a casa il pallone. E allora a Madrid si può sognare ancora, perché quando il Bernabéu si accende, certe notti diventano indimenticabili. E da ieri sera nella capitale spagnola si parla solo uruguaiano.
Autore
Massimiliano Rossetti
